Banche...ultima frontiera

Una storia di ordinario disagio

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 05 febbraio 2016
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Qualche giorno fa un amico mi ha raccontato una vicenda quantomeno singolare che lo ha visto, ahilui, protagonista e, dato che ha lasciato perplesso anche me, ho pensato di condividerla con voi in questo spazio. Questo amico è stato "vittima" di una vicenda dalla quale si denota, a mio avviso, un atteggiamento arrogante, sciatto ed irrispettoso perpetrato da un istituto di credito nei suoi confronti.

Stiamo ai fatti: il mio amico riceve una telefonata dal suo istituto di credito nel corso della quale lo invitano a recarsi in filiale per accomodare una situazione che è stata "scoperta" a seguito dell'emissione di un assegno da parte sua. L'istituto di credito fa presente al cliente di aver emesso, a suo tempo, un carnet assegni collegato non al suo conto corrente, bensì a quello di un'ignara signora; chiedono dunque di recarsi quanto prima presso l'istituto di credito al fine di ritirare il libretto incriminato, annullarlo ed emetterne uno nuovo: questo, si spera, collegato al suo conto corrente. Recatosi in banca, gli viene prospettata la situazione che si è determinata (di una gravità molto evidente) con la leggerezza propria del bimbo cui sfugge di mano la caramella.

Il mio amico si affretta a chiedere se l'assegno emesso qualche giorno prima, relativo ad una scadenza improcrastinabile, sia andato a buon fine: gli vien detto che l'assegno, inizialmente addebitato sul conto dell'ignara signora, è stato prontamente stornato sul suo conto corrente senza arrecare alcun danno. A questo punto il cassiere fa presente che risulta un ulteriore titolo emesso ad agosto anch'esso addebitato sul conto sbagliato e, senza alcuna indecisione o richiesta di autorizzazione, viene propinata la distinta relativa all'operazione di storno della cifra (piuttosto importante considerati i tempi che corrono). A nulla vale la rimostranza di chi, pur avendo tutte le intenzioni di onorare ogni suo debito, fa presente che quella sorta di prelievo forzoso operato su decisione unilaterale della banca in quel momento arreca un disagio economico temporaneo di non poco conto. La risposta sta tutta nell'arroganza dell'uomo dietro il banco che asserisce che è l'unico modo per accomodare la situazione che si è determinata e che, quando si emette un assegno, bisogna avere la copertura per lo stesso. Stante la situazione, il mio amico non può far altro che firmare la distinta di storno e tornarsene mesto a casa.

Sin qui la nuda cronaca, seguono alcune considerazioni. Premesso che l'errore dell'istituto di credito avrebbe potuto arrecare alla persona interessata un danno di immagine qualora il conto dell'ignara signora non avesse avuto copertura e premesso, altresì, che costui è stato messo, inconsapevolmente, in condizione di emettere titoli di credito non collegati al proprio conto corrente (in pratica messo in condizione di commettere una frode), la prima cosa che viene spontanea chiedersi è se non sarebbe stato quanto meno elegante chiedere scusa e, soprattutto, chiedere l'autorizzazione ad effettuare uno storno in quel preciso istante. Viene da chiedersi se, alla paternale circa la gestione responsabile del proprio conto corrente in prossimità dell'emissione di un assegno, non debba corrispondere la reciproca responsabilità (da parte dell'istituto di credito) nell'espletamento delle proprie mansioni professionali e nella relativa assunzione in solido dei danni che si arrecano. Il mio amico avrebbe potuto, lecitamente, non avere sul proprio conto corrente la disponibilità per lo storno di denaro; chi avrebbe rifondato l'ignara signora in quel momento? Tecnicamente non si è trattato del normale incasso di un titolo di credito, bensì di un recupero coatto disposto unilateralmente dalla banca per accomodare un grossolano errore operato dalla banca stessa.

Al di là dei tecnicismi e della situazione determinatasi, quello che fa riflettere maggiormente è una certa arroganza ed indifferenza (oltre che sciatteria) con cui taluni istituti di credito operino anche in presenza di situazioni determinate dalla propria incuria. Che tale arroganza sia in un certo senso autorizzata dal sistema di impunità in cui le banche operano? A noi umili cittadini la vita insegna che gli errori si pagano in prima persona, che i cocci tocca raccoglierli chiedendo scusa per aver sporcato e che, una volta cresciuti, non ci sono più i genitori a reggerti se stai cadendo. Probabilmente questa regola di vita non è applicata a chi, tra salvataggi al limite del consentito in un libero mercato, può permettersi di operare senza assunzione di responsabilità e, perché no, anche con una certa dose e dote di arroganza. Errare è umano si dirà, ma chiedere sommessamente scusa e attivarsi per riparare al danno arrecato è dignitoso, aggiungo io.

I fatti riportati in questo articolo NON sono puramente casuali e NON sono frutto della fantasia di chi scrive.

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