Le diversità psicoculinarie

La personalità Choosy

Addolorata Carretta Dimmi cosa (e come) mangi e ti dirò chi sei
Andria - venerdì 05 febbraio 2016
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«Lo riconosci ad occhi chiusi: ha la puzza sotto al naso e se si tratta di prendere del cibo con le mani (perché costretto) userà solo le punte dei polpastrelli: fosse per lui mangerebbe anche il pane con forchetta e coltello. Odia i semini dei fichi d’india e dell’uva, per non parlare di quelli del melone. Non sopporta lo yogurt con i pezzi, ma solo quello vellutato. La pasta deve essere al dente, e se scotta va buttata. Il choosy è schizzinoso e mangia solo roba biologica ed artigianale che abbiano subito controlli di sicurezza altissimi».
Potrebbe essere il genere di persona che non sembra essere mai andato oltre i gusti dell’infanzia, quando mangiare era un fatto di obbligo e disgusto, insomma questo tipo choosy è proprio un bel tipino peperino.

Il contesto socio-culturale esercita sul bambino una pressione indiretta che ha effetti notevoli sulla formazione dei suoi gusti alimentari. Nell’esperienza che un bambino si costruisce di una cultura alimentare, quello che non gli viene dato conta almeno quanto quello che gli viene dato (e del contesto in cui gli viene dato).

La “diade nutritiva” formata, nei primissimi anni di vita, dalla coppia madre – bambino , oltre ad essere essenziale alla sopravvivenza di quest’ultimo, costituisce il nodo cruciale dell’apprendimento nutritivo, delle associazioni  olfattive e gustative, dell’insorgere dell’appetito, del raggiungimento della sazietà, e della soddisfacente sensazione di appagamento che ne deriva.
Accettare o rifiutare una qualche pietanza, rientra tra i processi che parallelamente contribuiscono all’elaborazione affettiva. Sono i sapori “forti” e contrari, del dolce e dell’amaro, a possedere un netto ed inequivocabile significato per il nostro sistema nervoso. I messaggi sensoriali agirebbero sui nostri processi decisionali soltanto nell’attivare tracce mnemoniche già depositate.
Il piacere nell’alimentarsi si trasmette nei primi due anni attraverso una buona relazione affettiva con la madre. Non valgono le imposizioni ma come viene vissuto in famiglia il momento del pasto che deve essere un momento di convivialità.
C’è una vasta letteratura sulla  “neofobia alimentare”, ovvero la paura di provare cibi nuovi e sconosciuti.  «Una persona che soffre di questa fobia mostra dei tratti della personalità ben precisi – sottolinea la Hormes – e nei casi più gravi può addirittura arrivare a provare un vero e proprio disgusto verso determinati alimenti”.
E allora perché essere così Choosy anche a tavola?
Eh sì, perché  per questa personalità , non c’è una diffidenza solo verso il cibo quando si banchetta, ma esiste anche nella vita ; lui diffida delle persone o cose che non conosce , che non ha potuto studiare bene o sperimentarle prima.
Povero Choosy ! Perché si preclude esperienze nuove, ed è solitamente la classica persona che ci dice “no” a priori, quando ci proponiamo di fargli assaggiare dal nostro piatto  e “contaminarlo” con il nostro gusto.

Ciò che potrebbe spaventare al Sig. Choosy è la novità per un piatto nuovo o diverso. L’accettazione di un qualcosa a tavola che ha un sapore diverso dal solito è impresa ardua.
Infatti potrebbe considerarsi una personalità restia al cambiamento, perché tanto gli spaventa e gli scombussola schemi ben predefiniti a tavola e nella vita.
Se ci andate a cena con lui noterete che dal menù prenderà le solite cose con le solite variazioni che comunicherà al cameriere e che con una certa ansia pressante farà annotare in comanda.
È inutile, non si fida del piatto che lo chef gli proporrà quella sera, lui ordinerà “il solito, grazie”.
Non gradisce la novità , ma il Sig. Choosy è molto attento ai dettagli e ai particolari.
È la classica persona che è puntigliosa su tutto, anche solo per un pelo fuoriposto ( che mai ovviamente si augura di trovare nel piatto), che deve sventrare quasi tutta l’anguria per togliere tutti i semi, nessuno escluso.

La qualità, per la personalità Choosy, è un valore cui non può fare a meno, a differenza della persona perennemente affamata, non ingurgita senza senso e senza assaporare il cibo. Lo schizzinoso ne fa un’accurata selezione di ciò che ha deciso di mangiare, prediligendo tutto (o quasi) di natura biologica visto che va tanto di moda negli ultimi anni e gli dà quel tocco di saccenza in più.
Per queste persone schizzinose, esiste un simpatico modo di dire : “sono con la puzza sotto al naso” ,la loro puzza è diventata uno status symbol , perché ormai anche la scelta del cibo è un fattore che ancora di più oggi, già ci presenta e rappresenta.

Non mi resta che concludere questa interessante e significativa personalità con la parodia di una citazione altrettanto significativa di Steve Jobs , che adatto alla tematica alimentare : “ Stay hungry, stay Choosy.”
Essere “choosy”, alle volte, paga. Nonostante questo, in Italia, i giovani, per ora, sono 'choosy', ma anche abbastanza 'hungry'.

Bibliografia:

http://www.ifood.it
Li Vigni I. e Rossi P. A.: “il Simbolismo del Cibo”, su “Anthropos & Iatria”, pag. 104-108, XIII, 2, Aprile- Giugno 2009
Masson J. M.: “Chi c’è nel tuo piatto? Tutta la verità su quello che mangi”, Cairo, Milano 2009
Cafebabel, rivista primo web-magazine partecipativo realizzato per la generazione di giovani europei senza frontiere , citazione di Valeria Nicoletti

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