Tasse Medievali

Corsi e ricorsi burocratici

Michele Di Corato RIS (patacche e cozze)
Andria - venerdì 19 febbraio 2016
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Dubitiamo che il filosofo e giurista italiano, Giambattista Vico, abbia mai visitato la nostra Città, siamo però certi che il suo pensiero e la sua attitudine democratica possano essere, in tutti i modi possibili, attualizzati alla situazione amministrativa del nostro orticello. Secondo Vico, lo studio del diritto è alla base dello sviluppo economico dei popoli civili, quelli che analizzano i propri errori per non ripeterli, quelli che si leccano le vecchie ferite politiche per conferire alla polis la sicurezza che un Comune del ventunesimo secolo dovrebbe essere in grado di garantire.
Corsi e ricorsi storici, insomma, una sorta di eterno ritorno nietzscheano, la consapevolezza di aver compiuto il proprio nobile itinerario culturale, restando sempre preparati, però, all’inevitabilmente eventualità che la ‘’cosa pubblica’’ riprecipiti nella barbarie medievale, destino segnato e crudele solo per i dissolutori della comunità, portatori insani di individualistici egoismi e divisioni intestine a cui, il più delle volte, non esiste alcun rimedio.

Compresa nella provincia di Bari sino all'11 giugno 2004, oggi Andria ospita il consiglio provinciale della BAT. In osservanza, ovviamente, alle regole statali, anche il Comune di Andria deve sottostare alle imposte deliberate dai vari Governi che si succedono alla guida del Paese. L'imposta IMU, ad esempio, è fissata nel decreto Monti ad un'aliquota ordinaria e un'aliquota ridotta per l'abitazione principale. Viene riconosciuta al Comune di Andria la facoltà di modificare entrambe le aliquote al ribasso o al rialzo. A seguito della abolizione dell'IMU sulla prima casa (se non di lusso), sono soppresse anche le relative agevolazioni, compresa la preesistente detrazione forfettaria per ogni figlio convivente minore di 26 anni, salvo che il Comune disponga specifiche detrazioni per familiari a carico. Un ‘’relevio’’ in tutto e per tutto, il tributo feudale attraverso il quale gli eredi del feudatario potevano conservare il possesso dei beni immobili solo dopo aver pagato una somma (detta appunto relevio) che in un certo senso rinnovava e perpetuava l'investitura feudale del Sovrano. Più che ad una imposta di successione, il relevio è assimilabile ad un canone corrispettivo di concessione, con la sottile ed insignificante differenza che noi cittadini, da tempo ormai, ci siamo affidati al suffragio per abolire il potere dispotico di una monarchia.

Tralasciando la TARI, di cui francamente ci ‘’rifiutiamo’’ di tornare a parlare, ci preme sottolineare l’incoerenza costituzionale della TASI, destinata a finanziare i costi delle mansioni comunali rivolti alla collettività. Si tratta, quindi, di una serie di servizi molto ampia, come per esempio l'illuminazione pubblica, la sicurezza, l'anagrafe, la manutenzione delle strade, servizi socio-assistenziali, servizi cimiteriali, tutela del patrimonio artistico e culturale, tutela degli edifici ed aree comunali, servizio di protezione civile, ecc… come a ricordarci che tutto ciò che è nostro di diritto ha un prezzo, il prezzo di una libertà conquistata nell’arco di secoli impregnati di soprusi ed ignoranza, noi, profughi nella nostra terra, ospiti di case costruite dalle nostre mani.

“Idee uniformi nate appo intieri popoli tra essi loro non conosciuti, debbon avere un motivo comune di vero”.  Giambattista Vico

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