Le diversità psicoculinarie

Il tipo “ one shot lunch”

Addolorata Carretta Dimmi cosa (e come) mangi e ti dirò chi sei
Andria - venerdì 08 aprile 2016
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“Mangia solo una volta al giorno, è iperattivo e cibarsi è un’attività accessoria, una perdita di tempo. Perché sedersi a tavola per almeno tre volte al giorno? Generalmente questo cliché culinario è manager, ha riunioni una dopo l’altra, conference call a tutte le ore e le più produttive (per lui) sono quelle fissate proprio all’ora di pranzo mentre i dipendenti tirano giù i santi tra i borborigmi dello stomaco e lui si trastulla tra report, budget, business plan ed investimenti.”

È risaputo che le persone che mangiano in fretta accumulano più grasso e scorie rispetto a chi consuma i pasti più lentamente. Coloro che mangiano frettolosamente, magari stando in piedi davanti al bancone di un bar o in ufficio di fronte al monitor del computer concentrati sul lavoro da sbrigare, sono più a rischio di prendere peso rispetto a chi mangia lentamente e stando comodamente seduto a tavola. Mangiare in fretta, inoltre, comporta la perdita di percezione di sazietà con conseguente predisposizione ad assumere maggiori quantitativi di cibo. 

E se fosse la fretta a farti ingrassare?
Vivendo sempre di corsa perderai la percezione del tuo corpo e dei tuoi reali bisogni, e allora mangi voracemente, una voracità difficile da contenere.
Si comincia già la giornata di fretta, rincorrendo le ore, i minuti, treno, metro, il capo che attende in ufficio e  a metà mattinata le energie già scarseggiano, e allora che pensi di fare? Bevi un caffè super zuccherato per ricaricarti: ecco il tuo primo errore. Lo stress fa impennare il cortisolo, l’ormone che sollecita l’insulina e ti fa venire voglia di zucchero.
Nel frattempo sono già le ore 13, ma la pausa pranzo è breve, devi recuperare il lavoro arretrato e quindi o salti il pasto oppure ti fiondi su un trancio di pizza e budino senza assaporarne nemmeno il gusto. Ma la fame verrà di nuovo a trovarti tra un po’ e vai con altri snack zuccherati fino a sera che concluderai con sacchetto di patatine e qualche biscotto. Tutti questi spuntini hanno provocato uno sbalzo della glicemia che ti fa accumulare grasso.

Questa è un po’ la giornata tipo del nostro Signore che va di fretta.

Questo tipo di fame potrebbe avere origine da diversi fattori che non sono sempre strettamente correlati allo stile di vita impegnato nella giornata.
C’è chi parla di fame ansiosa, di fame nervosa, di mangiare per occupare i tempi vuoti ingurgitando tante calorie inutili.
La fame ansiosa nasce se non mangi in modo equilibrato ai pasti principali o fai una colazione scarsa e povera di nutrienti e alle volte chiediti se ai pasti hai mangiato abbastanza.
Sistema nervoso e apparato digerente sono in stretta connessione tra di loro, ed esiste un preciso meccanismo biochimico che regola il senso di fame e di sazietà: si tratta di una sorta di “sensore” collocato nell’ipotalamo, la parte più antica del cervello, che regola il peso, la temperatura corporea, il freddo, la sete e soprattutto la fame, e ha bisogno come minimo di 20 minuti prima di attivarsi e dare alla persona il segnale di “stop cibo”. È chiaro che, se in questo lasso temporale ingurgiti compulsivamente di tutto, oltre a non saziarti introdurrai nello stomaco una mole esagerata di cibo che affaticherà la digestione facendo dilatare il punto vita e rallentando tutte le funzioni metaboliche.

Sospetti di mangiare troppo rapidamente? Fai così: metti un orologio nella zona in cui di solito consumi i tuoi pasti e inizia a mangiare al tuo solito ritmo. Se dopo 20 minuti non ti senti ancora sazio, vuol dire che effettivamente stai mangiando troppo in fretta.

Un suggerimento pratico a chi è un tipo one shot lunch è portare sempre con se un kit smorza fame magari con verdura o frutta fresca e una manciata di frutta secca.
Altra chicca: cucina ricercato. Almeno una volta alla settimana datti a una cucina più ricercata: cerca ricette nuove di piatti particolari e gustosi e mettiti ai fornelli. Nei gesti ritroverai una dimensione più naturale e nei tempi di cottura riacquisirai la percezione di un tempo che scorre in modo più sano.
Potremmo parlare, in questo articolo, di un vero e proprio appetito da stress perché i messaggi che mandiamo al nostro cervello con l’assunzione non del tutto consapevole di cibo sono quelli che poi rispecchiano la nostra routine quotidiana iperstimolata.

Abbiamo bisogno, forse, di fermarci, rallentare, meditare. Sono verbi che se solo pronunciati,  già foneticamente calmano, rilassano. Abbiamo messo in secondo piano l’importanza di fermarsi a tavola, della convivialità, di quanto anche la semplice presenza degli altri funge da contenimento per l’assunzione del cibo. Non è un caso che i fenomeni di bing eating, di abbuffate incontrollate avvengano principalmente quando siamo soli, quasi a creare una intimità con il cibo e non voler essere giudicati da occhi indiscreti.
Concludo con un vecchio detto "la fretta fa fare i figli ciechi, e aggiungerei, anche con i chili di troppo".

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