Il tipo “Solo roba di Mammà”

Le diversità psicoculinarie

Addolorata Carretta Dimmi cosa (e come) mangi e ti dirò chi sei
Andria - venerdì 06 maggio 2016
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“Il mammone è spesso di sesso maschile. Non ha ancora staccato il cordone ombelicale, soprattutto quello culinario. Nonostante la veneranda età (parliamo anche di 50-60enni), gli unici pasti che predilige sono quelli della mamma. Guarda con sospetto tutte le torte e i manicaretti preparati da qualunque donna che non sia la sua generatrice: la fidanzata, come la coinquilina o la vicina di casa. Mangiare roba altrui potrebbe attentare alla sua vita.”

In piena festa della mamma, il prossimo 8 Maggio, non potevo non dedicare “due” righe al tipo che la madre rappresenta la donna per eccellenza , e che sin da piccolo lo ha nutrito d’amore e di cibo e continuerà a farlo anche meglio di qualsiasi altro essere femminile.

Cibarsi è il risultato di una serie di fattori soprattutto di natura affettiva e relazionale. Il piacere del cibarsi nasce per il bambino tra le braccia amorevoli di sua madre, inebriato dall’odore del suo corpo, ammaliato dal battito del suo cuore, costituisce il fulcro della realizzazione del legame tra la mamma ed il bambino. Stiamo parlando di attaccamento, cioè una propensione innata a cercare la vicinanza protettiva di un membro della propria specie quando si è vulnerabili ai pericoli ambientali per fatica, dolore, impotenza o malattia.  Come riportato su “Attaccamento e Perdita. L’attaccamento alla madre”, pubblicato nel 1969, John Bowlby - attaccamento madre-bambino.

Ogni adulto conserva lo stile di attaccamento sviluppato nel corso dell'infanzia e iol canale comunicativo del cibo, e della nutrizione non va sottovalutato.

I classici “mammoni” sono figli di mamme molto rassicuranti, protettive e perfette, ed inevitabilmente da adulti saranno portati a trovare il prototipo di donna che più assomigli alla madre. Le mamme che creano figli mammoni sono tendenzialmente dominanti, che spesso anche inconsciamente non consentono ai figli di emanciparsi emotivamente e tendono a troncare sul nascere le tensioni, gli scontri e le lacerazioni tipiche di un processo di separazione genitore-figlio. Lo fanno anche con il cibo, di solito la madre lo ingozza di manicaretti e perde ore ed ore a preparare il piatto preferito del figlio. Il cibo crea inevitabilmente un certo tipo di legame, la mamma utilizza il cibo anche come un tranquillante per il figlio, lei è perennemente preoccupata che il figlio non si nutra come si deve ; ed è per questo , care future fidanzate o mogli dei mammoni , che ve la ritroverete la Domenica sotto casa con la teglia della parmigiana solo come una vera madre mammona sa fare.

La crisi economica tende a rafforzare questo legame di dipendenza dalla mamma o figura genitoriale, considerando che è più complicato sviluppare oggi una indipendenza ed autonomia personale. Ma questo di certo , non giustifica l’eterno paragone con la mamma con cui spesso, nelle migliori cene che abbiamo organizzato noi,  siamo costrette a subire.

Perché allora solo roba di mammà?

Perché la mamma rappresenta il porto sicuro, quello incontaminato, quello da cui tutti facciamo fatica a staccarci. La mamma è il primo modello di vita che seguiamo, è la persona a cui si perdona tutto ( anche quando magari il pasto non è venuto poi cosi tanto gustoso).

Alla mamma non daremmo mai dispiacere o faremmo un torto, pertanto ci verrà difficile dirle : “ no mamma, non ne voglio”. La mamma cerca di esporti sempre più tardi ai pericoli della vita, anche se questo stiloe educativo sicuramente non incentiva l’emancipazione del figlio.

Della mamma ci si fida, e quindi anche del suo cibo. Il figlio proietta su quel pasto il volto, l’amore della mamma che lo ha preparato e farà fatica a scoprire nuovi sapori, nuovi percorsi anche alimentari.

Senza contare che prime delle mamme , tutti noi abbiamo vissuto la stessa logica con le nonne, quindi questi mammoni se tentano di intraprendere una certa autonomia interviene la nonna la cui sola preoccupazione quando lo incontrerà sarà : “ hai mangiato?”.

Sicuramente è discutibile questa modalità di attaccamento e di relazione anche con il cibo. Fortunatamente esiste il lato sano di questo profilo, e non tutte le madri sviluppano questa ossessione per il figlio.

La mamma comprende quando è arrivato il momento di porsi al lato del figlio con un passo indietro, lei è sempre lì accanto e lo stimola all’indipendenza, gli propone modelli anche maschili e più paterni, lo invita ad esplorare nuove fonti e potenzia le risorse del figlio.

Anche per lo stile alimentare equivalgono gli stessi passaggi citati sopra, si comincia dal latte materno che crea il primo vero legame diretto con la madre, per poi passare ad un’altra fase delicata che è lo svezzamento, dal secondo anno di vita il bambino comincia a differenziare la madre dal cibo, passando dal primo rapporto con la madre-nutrimento, che facilita la sua regolazione, ad uno stato di maggiore organizzazione personale e ad una condizione di maggiore autonomia, anche nella scelta di cosa, quando e quanto mangiare, ed è proprio in questi momenti che, in molti casi, iniziano in famiglia le preoccupazioni per il corretto equilibrio alimentare e le battaglie per una “corretta alimentazione”.

Adottare stili alimentari variati e farsi aiutare a preparare la tavola o i cibi, coinvolgere i figli nella scelta di questi , dare regole e limiti chiari e ben definiti potrebbero rendere meno mammone il nostro bambino.

La mamma dovrebbe essere come una trapunta: tenere i figli al caldo, senza soffocarli.

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le mamme.

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