I veri superpoteri di una macchina perfetta

La Warner Bros lascia Castel del Monte in forma raggiante

Adriana Versi Il Visitatore
Andria - venerdì 29 aprile 2016
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L’emozionante incrocio con il profondo sguardo della bellissima attrice israeliana, aveva messo in secondo piano la destata curiosità nel suo abito di scena, che l’avrebbe proiettata in una dimensione piuttosto medievale, imbevuta di fantascienza, storica anch’essa come il suo personaggio.

Presumibilmente includendo la sua formazione a Supereroina, giacché la presenza di una figura femminile in età scolare aveva calcato la scena, il Maniero Federiciano deve aver rappresentato il luogo in cui il rito d’iniziazione alla vita fantastica, gettò il suo germoglio.

In realtà la presenza di diverse figure femminili è stata avvertita egregiamente, anche nel perimetro tecnico delle scene stesse. Oltre, infatti, al cast già ben noto e apprezzato dal cinema mondiale, una Signora regista, tra una pausa riflessiva e momenti di apparente isolamento, congeniale alla propria concentrazione, improntava la sua efficace serietà. Più stravagante, con l’aria e il fare un po’ d’artista, la Signora scenografa che probabilmente ha provato l’immenso gusto di dirigere trucco e parrucco ad un Ottagono spoglio, ma già interessante per la sua totale integrità. Muri non muri, passaggi ideali, pavimenti senza fughe, ma con impronte al calpestio, rosoni e griglie in perfetto stile, portoni degni dell’ingresso di un gigante, e poi… tutto ciò che, descrivere, significherebbe compromettere la lealtà di chi racconta. Persino l’illustre Fibonacci, forse attratto dall’impercettibile trambusto, ascoltava basito, in segreto, parecchio più in là dalle retrograde quinte, insieme a suppellettili, bookshop e quanto potesse richiamare al secolo ventuno.

Ma quanto ha lasciato sbigottiti e affascinati tutti coloro che per quasi una settimana hanno avuto modo e privilegio di assistere in diretta a tutto ciò che si nasconde dietro ad una delle tante scene che animeranno il film, è stata la perfezione della macchina organizzativa. Ci si è reso conto, oltre il racconto, quanto una produzione cinematografica di quella portata, realmente non possa essere alla portata di tutti.

Dislocazioni strategiche di uno staff paragonabili ad operazioni su complessi campi di battaglia. Squadre di operatori in perfetta sintonia tra loro, ineccepibili, instancabili, ma soprattutto discreti e silenziosi. Cavi, attrezzature, contenitori di metallo, senza dispersione e perfettamente gestiti, come farebbe una sarta meticolosa con il suo ago e filo in una scatola. Una buona parte dei “soldati” era di origine anglosassone, e in un inglese volutamente comprensibile, ribadiva l’importanza della sicurezza sul lavoro. Nel loro Paese il rischio incidenti è prossimo allo zero. Partenze e arrivi, aeroporti, vitto e alloggio affidati ad un gruppo apposito, perfettamente sincronizzato alle esigenze. Una sartoria virtuale, appoggiata all’unico wifi della zona, nella Taverna, umile dimora al cospetto di tanta industria. Ma che ha visto tanta gratitudine sincera da tutti coloro che vi trovavano rifugio e ristoro, accoglienza e cordialità tra una ripresa e l’estenuante realtà. Un servizio catering esterno, come la procedura in quei casi vuole, ha fatto in modo che nei due giorni di scene intense, gli operatori fruissero velocemente di pasti e colazioni. Così come un tir di dimensioni edificabili ha funto da servizi per momentanee necessità.

Una stella al petto avrebbero meritato i bodyguard della Collina. I nostri James Bond, nostri perché del posto, perché efficienti, perché nessuna missione è stata loro impossibile. Hanno protetto il set e oltre, da sguardi indiscreti e da intrusi. Una cintura di sicurezza avvolta tra i loro occhi attenti e gli auricolari attraverso i quali ascoltavano immersi le loro attività.

Ma…tutto questo colossale formicolaio laborioso, questa mirabile compagine strutturata fin negli ultimi particolari, questa immensa opera riuscita senza benché la minima sfumatura, non sarebbe stata tale senza il pregevole contributo della Location Manager it, che ha supportato, da referente sul territorio, la grande produzione hollywoodiana. La tenacia, la disponibilità, e soprattutto l’impegno hanno caratterizzato le numerose e instancabili ore di lavoro sostenuto affinché tutto andasse per il meglio. Sono stati gli ultimi a lasciare il posto. Fino a veder sparire ogni traccia di così tanta presenza. Con l’onere aggiunto, ma solo per proprio stile di vita, di voler tirare a lucido il piazzale del Maniero, più di quanto non fosse stato presentato al loro arrivo.
Impareremo ad amare le nostre “pietre” solo quando ne capiremo l’unicità.
Un vignettista di Corte forse racconterà, nei suoi disegni, tutta l’unicità.

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