Pillole di Storia

Una Comunità immersa in un periodo di grandi turbolenze e fatica nel vivere, nascoste dietro l’allegra facciata della belle époque

Aldo Tota Appunti di storia
Andria - venerdì 20 maggio 2016
©

Dalle cronache dei periodici regionali dei primi decenni del secolo scorso possiamo trarre e qui riportare piccoli quadretti della Città di Andria, che aprono interessanti squarci d’epoca. Può giovare alle nostre coscienze volgere, di tanto in tanto, lo sguardo sui fatti che ci hanno preceduto: ci aiuta a capire tanti fattori della nostra crescita (si fa per dire) e dell’attualità. Si parla di una Comunità immersa in un periodo di grandi turbolenze e fatica nel vivere, nascoste dietro l’allegra facciata della belle époque. Il Governo dell’epoca prese la tragica decisione dell’intervento in guerra, mentre la popolazione italiana ancora stentava a trovare quegli ideali di progresso, di libertà e di partecipazione popolare per cui il Risorgimento si era affermato. La politica, almeno quella delle maggioranze moderate, era proiettata su illusorie ambizioni imperialistiche e su un liberalismo che  sostanzialmente custodiva (in particolare al Sud) vecchi privilegi e promuoveva solo “molto caute” riforme.

Si legge sull ‘IDEA, periodico settimanale letterario e artistico  locale  di inizio “900, diretto da Gioacchino Poli, nella edizione del 13 giugno 1915, un’ enfatica e retorica apologia della guerra appena iniziata. Si parla di Matteo Renato Imbriani (scomparso nel 1897) e della missione irredentista che caratterizzò gran parte della sua attività politica. Si esalta il giudizio sulla sua correttezza ”Era uno tra i più assidui. Mancare alla Camera equivaleva per lui a sottrarsi ad un sacrosanto dovere, a tradire il mandato di rappresentante della Nazione” e quindi “Fu l’eccesso di lavoro e attività politica che lo abbattette a 84 anni, come un soldato sulla breccia, mentre parlava a Siena”. Non so se possa dirsi altrettanto ai giorni nostri degli attuali parlamentari! L’odio nei confronti dell’impero austriaco (voluto dalla propaganda interventista che utilizzava la storica ostilità risorgimentale) aveva contagiato gran parte della popolazione e portò  anche a episodi di esasperati atteggiamenti. Riferisce Poli nella cronaca intitolata “Non esageriamo” di casi di untori filo-austriaci segnalati in Andria e dintorni. “L’altro giorno fu un malcapitato prete che conduceva a mano un sordomuto, che dovetti accompagnare sotto braccio fino alla stazione……Il solerte e bravo funzionario Barbangelo, Alfredo Gioscia ed altri intervenuti salvarono quel prete dal linciaggio”. ”Poi fu la volta  del povero ingegnere Pombiero (funzionario dell’acquedotto ndr) che tornando da Castel del Monte, nell’uscire dal Caffè Aloisi, venne fatto segno ad insulti e vetuperi come voluta spia”. Infine lo stesso direttore, nel  recarsi a Barletta per vedere gli effetti del bombardamento effettuato dalle navi austriache,  ”mentre prendevo gli appunti del vicolo e della casa danneggiata, quelle donnicciole gridarono all’austriaco……., e ad una certa Damiana di Molfetta, sposata ad un pescivendolo di Barletta, dovetti la liberazione in quel momento. Quella molfettese, nel dialetto a me dolce perché rivela la Patria, si slanciò come una furia sulle compagne e disse –Aia sac ci è cuj, alassatua ….. Ci spanat u core de Gioacchine Poli acchiate Garibaldi e Imbriani-“ 

La Guerra appena iniziata portò i primi duri segnali in Puglia : “Furono dopo Brindisi le città fortunate (Bari e Molfetta ndr ) ad avere il primo saluto dall’aria con le bombe del nostro carissimo ex alleato: l’impero austriaco. Una di queste uccise un bambino che dormiva a Bari sotto il portone del Palazzo Di Tullio. L’altra uccise un uomo nello stabilimento di Massina a Molfetta.” E poi il resto della testata dedicata con toni  di patriottica commozione ai vari partenti illustri per la guerra: i giovani della Colonia Agricola, gli ingegneri dell’Acquedotto Pugliese, i cinque fratelli Pesce (Vittorio, Italo, Ugo, Ercole e Ottone) che “sono partiti oggi per la guerra ed uno è comandante di un dirigibile……. al loro padre Angelo vecchio garibaldino di Bezzecca, il nostro memore e amichevole saluto, mentre egli stesso in uno slancio veramente spartano scrive a Ricciotti Garibaldi per avere l’onore di un posto tra i volontari di Garibaldi”.

Infine, a coronare la bella avventura della guerra, le immancabili signore della èlite cittadina: “Ieri il cav.Giovanni Iannuzzi ha riunito le Signore per il Comitato delle Signore per la nascente sezione femminile della croce rossa di Andria”. Ne fecero parte  Gioscia Ricci Ermelinda (vice presidente), Cafaro Dursi Maria, Marchio Angelina, Iannuzzi Mariolinda, Chiara Del Giudice, Chieppa Uva Vincenza, Squadrilli Margherita e Leonetti Marianna.”

Tutto questo per descrivere la follia della guerra che aveva convinto e illuso  le classi dirigenti,  ed anche i rappresentanti più moderati, preoccupati più di assecondare stupidi quanto inutili sogni imperialistici, che di guardare la realtà delle popolazioni italiane ed in particolare di quelle meridionali; queste ultime ancora strette nella morsa dei vecchi rapporti feudali e/o borbonici, della disoccupazione, dell’arretratezza su tutto il fronte socio-economico. Tale atteggiamento debole e accondiscendente è uno dei tratti che spiega anche il complice  silenzio di gran parte della borghesia (piccola, media e ricca), nell’avanzata del regime fascista colpevole dei disastri che ne seguirono.

Abbiamo in Andria una strada dedicata a Gioacchino Poli, autore e direttore di questa sciropposa e post-romantica visione della guerra e, se la denominazione delle vie ha anche lo scopo di ricordare  personaggi che hanno contribuito al bene della Comunità, di questo omaggio postumo potremmo fare volentieri a meno. Di segno opposto è la intitolazione di una via oltremodo degna a Felice Cavallotti. Questo parlamentare radicale, rappresentante dell’estrema sinistra, è stato uno dei pochi che lucidamente aveva previsto la inutilità del colonialismo, la tragedia della guerra e le tante contraddizioni di un Governo incapace; e che si è opposto coraggiosamente fino all’ultimo giorno, all’intervento italiano nella prima guerra mondiale. 

Altri articoli
Gli articoli più letti