Educhiamoci ad Educare

La mancanza di educazione civica frutto di scelte sbagliate

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 03 giugno 2016
©

Diversi anni fa in Italia, nelle scuole medie e superiori, vi era l’obbligo di insegnare l’Educazione Civica. L’ora di educazione civica venne introdotta da Aldo Moro nel 1958 e fu soppressa d’improvviso durante l’anno scolastico 1990/91. Non si trattò di una riforma della scuola statale, quanto dell’inizio della penosa pratica dei tagli finanziari al comparto scolastico che, sino ad allora, aveva contato su una percentuale pari al 10,3% del totale della spesa pubblica. Le motivazioni addotte all’epoca a supporto dell’eliminazione dell’ora di Educazione Civica furono veramente incoerenti e prive di significato. Si asserì “semplicemente” che in una società ormai “evoluta” l’insegnamento di ciò che è o dovrebbe essere il comportamento di ogni singolo cittadino nei confronti della nazione che abita, a cominciare dallo studio delle sue istituzioni e la Costituzione, non fossero prioritari. Con un semplice colpo di spugna si cancellò quanto di buono la Politica (quella che vantava ancora la P maiuscola) avesse fatto per promuovere la coscienza civica degli studenti aprendo le porte ad un processo di involuzione che avrebbe condotto quella che ambiva a definirsi una Nazione civile verso la china della più evidente inciviltà.

Alla mancata istruzione della popolazione circa il senso civico, consegue una popolazione poco civica  con un basso senso del dovere e con una scarsa conoscenza delle Istituzioni; incline a disertare le urne e la vita pubblica e politica; predisposta allo scarso rispetto delle regole sociali e civiche che sono alla base della convivenza civile.
È interessante riflettere sul fatto che, contemporaneamente al disfacimento culturale e civico, sia corrisposto, durante gli anni della soppressione dell’educazione civica, il grande sostegno e la grande adesione da parte dello Stato all’ora di Religione; un processo che ha visto le Istituzioni perdere il proprio peso specifico in seno all’educazione civica e sociale dei cittadini, favorendo la commistione fra laicità e religiosità.

I comportamenti di inciviltà diffusa cui assistiamo oggi nella nostra città, e non solo, sono il frutto di questo diritto/dovere negato ai cittadini che, inconsapevoli di un senso civico condiviso, non sono più in grado di avere netto in mente il rispetto delle regole e la necessità di farle rispettare a proprio vantaggio e per il bene di tutta la comunità. È il leitmotiv del cittadino medio e della mediocrità che lo contraddistingue; il comportamento diffuso, frutto delle scelte politiche e culturali operate, di quei cittadini (e mi sforzo di definirli tali) che antepongono la superficialità alla coscienza critica, le urla al rispetto del silenzio, i comportamenti faunistici al rispetto dei luoghi che frequentano. Quegli stessi cittadini medi che, probabilmente, fra qualche anno, una volta cresciuti, celebreranno il trionfo della coerenza sbraitando contro l’imbruttimento della società o le vessazioni del sistema.

Se vogliamo cambiare il trend che si sta determinando, dobbiamo armarci dell’unica arma possibile: la cultura dell’etica civica; per poterlo fare dobbiamo chiedere, pretendere e ottenere la strenua difesa delle istituzioni che dovrebbero, da parte loro, abdicare al lassismo che ormai, da troppo tempo, le contraddistingue circa la necessità di educare la cittadinanza.

Se si riuscisse a insegnare tutto questo fin dalla scuola materna, probabilmente, fra un paio di lustri, questo paese potrebbe iniziare a cambiare in meglio.

Altri articoli
Gli articoli più letti