Sotto i proclami niente

Non c’è niente di nuovo in questo Patto per il Sud

Andria - venerdì 03 giugno 2016
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In questi giorni abbiano assistito alla ennesima schermaglia tra Regione e Stato a proposito dei cosiddetto “Patto per il Sud”,  secondo il quale la Puglia dovrebbe ricevere circa 2 miliardi di euro di risorse dallo Stato per investimenti. Emiliano ha resistito a lungo nel non voler firmare, richiedendo a gran voce almeno 6 miliardi. Il governo risponde con la firma di altri Patti, Campania, Sicilia, Bari, ma non la Puglia, come se la questione riguardasse Renzi ed Emiliano e non quasi 5 milioni di persone pugliesi.

Annunci, proclami, alte grida di dolore, ma poi si scopre che, tanto per cambiare, sotto il vestito niente.
Vediamo perché:

- Non c’è niente di nuovo in questo Patto per il Sud. Prima si chiamavano fondi FIO, poi fondi CIPE, poi fondo aree sottosviluppate, poi fondi FAS, poi cofinanziamento, adesso Patto per il Sud. Ma sono sempre quelli dell’ex intervento nel Mezzogiorno. Solo che le risorse sono andate scemando di anno in anno, visto che lo stato ha utilizzato questo fondo come un Bancomat da cui prelevare anche per interventi sul Nord, o per cassa integrazione, o per i fini più disparati. Questo è il master plan per il Sud, una disputa nominalistica che non ha cambiato niente, se non assottigliandole, nelle politiche per il Sud e non ha cambiato la natura dei politici del Sud, abituati a piangere e non a governare.

Alcuni giorni fa Renzi ha annunciato la firma di un decreto di 500 milioni per le periferie, come una verità rivoluzionaria. Peccato che i fondi facevano parte della legge di stabilità 2016 e il decreto è stato firmato con 5 mesi di ritardo.  Se poi vogliamo dedicarci alle energie rinnovabili il ritardo è di oltre 2 anni densi di annunci dei ministri, e per i Programmi Nazionali dei fondi comunitari viaggiamo sui 3 anni. E in questi anni abbiamo riempito fiumi di lacrime sulla flessibilità per gli investimento, non spendendo quelli che abbiamo in cassa.

- Il Governatore pugliese ha rifiutato a lungo di firmare il patto per il Sud, richiedendo cifre inesistenti, salvo alla fine inviare un elenco di progetti da finanziare per un totale esattamente di 2 miliardi, con una lettera del capo di gabinetto, come se questo elenco non meritasse una discussione in Giunta e una trasparenza pubblica.  Se poi guardiamo la lista capiamo perchè. Si tratta di una miriade di progetti e progettini, dentro cui è facile rintracciare una mappa partitica ma non una visione della Puglia ed una strategica. Passiamo dal rifinanziamento delle Ferrovie Sud Est, le famose ferrovie dei vagoni che costano 10 volte, a tanti progetti preliminari senza molta cantierabilità.  Il link per controllare è il seguente:
http://www.pugliain.net/pin/wp-content/uploads/2016/05/prot.2850_2016.pdf

Eppure i fondi per il Sud, comunque denominati, sono lì ogni anno; eppure si sa quando e quanto sono disponibili.  Hanno preferito il pianto ipocrita sulle richieste di 6 miliardi di libri dei sogni invece che una scelta politica e di governo vera sulle risorse disponibili.
Anche in questo caso bel oltre queste risorse sono ferme nei fondi Europei disponibili per la Puglia. FERS, Piano sviluppo Regionale , fondo sociale attendono da quasi tre anni di essere utilizzati. Al momento nessun bando all’orizzonte.  Chiedetelo agli agricoltori quanto aspettano il PSR e saprete di cosa parliamo.

Allora perché tutto questo fracasso? La crisi terribile, che non accenna a diminuire, richiede ben altri sforzi di governo e contenuti di progetto. E ben altra mobilitazione della società civile e delle imprese.  La politica invece riduce tutto ad annuncio, a proclami, a populismo di opposizione e di comando. Noi siamo liberi al massimo di dire un "sì" o un "no" ogni tanto, alle trivelle o alle riforme, ma  mai liberi responsabili e coinvolti in processi del territorio, della economia, della partecipazione. Al massimo ci sono gli insulti e le acclamazioni sui social, ma di idee e discussioni vere neanche l’ombra.
A chi interessa se uno dei campioni in campo fa il proclama più alto?  Il bello è che il processo di chiusura della partecipazione e di allontanamento dalla politica sono complementari, si cumulano e si rafforzano.  Tanto può bastare a rendere più facile il comando, ma non a dare una svolta al paese e alla Puglia. Può bastare a farsi votare da sempre meno partecipanti, ma non a selezionare una classe dirigente.  Non faccio un ragionamento da “oppositore”. Ho votato per questi governanti e forse, allo stato dell’arte, con uno sforzo voterei ancora.  Ma non voglio farmi ridurre ad un "sì" o un "no" o a spettatore impotente dello spettacolo: votare non significa appartenere né tantomeno essere sudditi.

Quando Emiliano inviava il libro dei sogni a Roma, questo comprendeva anche il completamento della Bari Nord, con l’interramento – parziale – di Andria.  Quando invece il gioco si è fatto serio, il finanziamento è scomparso dai 2 miliardi veri, e sono rimasti invece una metropolitana nel Salento neanche allo stadio di progetto preliminare, e le famosissime ferrovie Sud Est. Alla faccia dei proclami. Diranno: ci sono i Fondi europei per la Bari Nord. A parte che i fondi Europei possono essere utilizzati in futuro per progetti non ancora cantierabili, facciamo attenzione.

I fondi disponibili per le ferrovie in Puglia sono 150 milioni circa, mentre i progetti “prioritari” sono circa 500 milioni. Fino a quando il libro dei sogni è in piedi, la Bari Nord è finanziata. Quando si tratterà di scegliere veramente e di dare le priorità, ci sarà qualcuno che rappresenta e difende il territorio? La mia risposta non è "no non ci sarà", bensì "sì dovranno esserci". Questa città ha già pagato almeno 10 volte la somma necessaria per l’interramento, e mantiene un volto orrendo a causa della sua marginalità nelle scelte di investimento, altro che capoluogo di provincia.

Proclami, liti, grida, convegni: abbiamo già visto tutto in materia. Adesso si tratta di selezionare veramente la rappresentanza nel vivo della competizione politica e territoriale.  Le scelte si fanno in queste ore, Adesso. Non interessa più il lungo periodo: per dirla con Keynes, nel lungo periodo siamo tutti morti. O tutti emigrati ormai.

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