Ognuno sta solo sul cuore di questa terra

...non è solo colpa della politica. Anche la cultura imprenditoriale deve evolversi e scoprire la forza della rete e della innovazione

Andria - venerdì 24 giugno 2016
© n.c.

L’Industria casearia è una delle più promettenti del territorio: sa unire qualità e originalità del prodotto alla possibilità di espansione e innovazione tecnologica. Se una impresa casearia vuole innovare, ampliarsi efficientarsi dal punto di vista energetico, non ha diritto alle incentivazioni europee in Puglia perché non è considerata industria ma comparto agricolo. Nella  attesa, ormai estenuante, delle opportunità del PSR in agricoltura, se una impresa casearia vuole attrezzarsi non può: per avere accesso ai bandi europei in agricoltura deve esserci una filiera: è risaputo che la filiera del latte non esiste nel nostro territorio. Quindi una industria tra le più promettenti non ha incentivazione. Per risolvere la questione basta un  accordo tra assessorati alla agricoltura e industria della  Regione. Da mesi inseguiamo esponenti  politici regionali, inutilmente. Quindi se nel territorio le imprese vogliono, come sono pronte a fare, investire decine di milioni di euro in innovazione ed espansione, al momento non devono.

La  Banca Europea degli investimenti mette a disposizioni di pubbliche amministrazioni, e loro gruppi, ingenti risorse per la progettazione di interventi in campo di efficienza energetica e rinnovabili nelle città. Se, ad esempio, un comune capogruppo chiedesse 3 milioni di euro, li  otterrebbe subito a patto di utilizzarli per progetti e bandi di appalto in grado di movimentare almeno 60 milioni di euro di investimenti. È il programma Elena. Analogo programma per le  Smart City è intitolato Jessica. Anche in questo caso, informati i potenziali attori dei programmi, silenzio.

La Cassa Depositi e Prestiti, attraverso le sue società di gestione Risparmio (SGR) può finanziare programmi di social housing per almeno 40 milioni di euro in una città media come Andria.

Tra poco saranno pubblicati i bandi per i cosiddetti Contatti di filiera che potranno riguardare i comparti Olivicolo, Vitivinicolo e Caseario, e sostenere investimenti autofinanzianti come quelli in energia e efficienza, e modernizzazioni del settore con componenti di marketing e prodotto. 

Il Contratto di sviluppo per il turismo (Invitalia) può sostenere, con forti investimenti e incentivi, una rete di operatori turistici territoriali che promuovono accoglienza e qualità; come attività comuni, per esempio,  trasformando la Azienda Provinciale Paparicotta in un portale turistico, formativo e agroalimentare del territorio, e il sito del Centro Ricerche Bonomo in una leva formidabile a servizio del turismo internazionale sulla Murgia. Per Paparicotta la provincia ha già i progetti proposti da privati e li fa marcire, per il Centro Bonomo invece pietoso silenzio. Il tutto in abbandono.

Se facciamo la somma solo dei punti che ho indicato, scopriamo che nei prossimi 2-3 anni si potrebbero mobilitare almeno 100 milioni di investimenti pubblici, con una leva privata di almeno altrettante risorse, per un totale di 200 milioni. Senza contare il rilancio di economie industriali, agricole e di attività che ne conseguirebbe. Non sto dando i numeri, se qualcuno volesse occuparsene da vicino scoprirebbe quanto possibili e vere siano queste cose. Non sarebbero un regalo di qualche politico di turno, ma progetti del territorio, di imprese, associazioni, professioni in sinergia con soggetti pubblici.

Invece ognuno di noi sta solo sul cuore inaridito di questa terra. Non dico che sarà subito sera, ma certo  il giorno sta passando. Intendiamoci, non è solo colpa della politica. Anche la cultura imprenditoriale deve evolversi e scoprire la forza della rete e della innovazione.

Ma da dove si parte? Se il serpente si morde la coda, il rimedio è spezzare il cerchio. Vogliono farlo alcuni professionisti, alcuni imprenditori, le energie giovani meno stanche e rassegnate di noi? Se ci fosse ancora la politica come soggetto sociale, non il mero occupare postazioni di potere sempre più inefficienti, sarebbe suo compito suscitare idee e legare le risorse migliori. Vedo pochissimi spazi, anche nella pratica di formazioni più nuove e “fresche” purtroppo.

Un luogo, una rete, sia internet o di persone e idee, o associativa o professionale, bisognerà farla. Vorrei proporre a quanti non vogliono rassegnarsi al declino di costituire un nucleo di imprese, professionisti, giovani persone della società civile interessate a progettare ed attuare quanto possibile, e a varare modelli di comportamento, opportunità e risorse per il territorio. Le energie, le volontà, le ribellioni individuali non mancano, ma ormai sognano di emigrare o si rassegnano.

Chi, in quel che resta della politica e delle istituzioni, sia interessato non agli slogan pro o contro, ma alla pratica reale dello sviluppo e della responsabilità, può agire e fornire a questa rete uno strumento in più per accelerare.   

In qualche città di altre parti di Italia e Europa qualcuno ha cominciato a muoversi in questo senso, parlo di società civile, professioni, imprese e giovani, Noi avremmo gli strumenti concreti e le risorse anche finanziarie per ri-partire. Non per molto ci sarà data questa opportunità, non per molto sopravviveranno rabbia e  energia per agire. Bisogna solo partire adesso, non aspettando un Godot che non verrà mai.

Ho buttato un sasso nello stagno, non pretendo di più. Ma in questa palude qualunque cosa produca movimenti sarà la benvenuta. 

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