Emozione ribelle

La rabbia, comune a tutti, svolge un ruolo notevole nei processi naturali che fanno di noi degli individui che ci rendono degli esseri sociali

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 26 agosto 2016
© n.c.

Mi piace il verbo sentire 

Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.

Sentire il suono della pioggia che

ti bagna le labbra, sentire una penna

che traccia sentimenti su un foglio bianco.

Sentire l’odore di chi ami,

sentirne la voce e sentirlo col cuore.

Sentire è il verbo delle emozioni,

ci si sdraia sulla schiena del mondo

e si sente.

Alda Merini

 

L’obiettivo che mi sono prefissata in quest’articolo è di condividere con voi lettori tutto quello che ho imparato sulla rabbia, affinché essa possa diventare vostra alleata anziché nemica.

La rabbia è comune a tutti e svolge un ruolo notevole nei processi naturali che fanno di noi degli individui, che ci rendono degli esseri sociali.

In parte il problema della rabbia è insito nella creazione o nell’evoluzione dell’umanità, vale a dire che nasciamo dotati dei suoi meccanismi perché sono elementi che ci consentono di sopravvivere e vivere. È importante provare sentimenti/emozioni negativi o positivi.

La rabbia è un sentimento ricatto quando non è congruente con i fatti, quando svaluta la situazione, quando ci fa adottare comportamenti che ci portano fuori strada.

Che cos’è il ricatto?

Il ricatto è la premessa al “gioco” cioè raccogliere tutti i pezzi sbagliati della persona. È insita la pretesa dell’altro che ci faccia sentire importante “tu vai bene se…”, il ricatto nega il valore totale della persona. Talvolta la collera produce una qualche forma di comportamento distruttivo e/o un sentimento di colpa ed è sempre alimentata da una sensazione di minaccia.

La rabbia è sia un veicolo, sia uno schermo per i sentimenti sottostanti; ed è sempre una struttura basata sulla paura. Johns definisce la rabbia un atteggiamento di difesa, che viene vista come una minaccia, infatti ha intitolato un suo articolo “Le tre pentole della rabbia”, in quanto ha ravvisato tre minacce fondamentali: frustrazione, rancore e  sfida.

La collera da frustrazione può essere definita la forma più pura di collera, poiché rispecchia fedelmente la paura sottostante. È la prima esperienza della collera, probabilmente avvertita già nel grembo materno, percepita durante la nascita e poi per sempre. Quando ci sentiamo frustrati, ingannati, inadeguati, impotenti, incapaci di affrontare il problema immediato; ci sentiamo ostacolati da forze che sono al di fuori del nostro controllo e che ci bloccano interiormente. Il sentimento di inadeguatezza si cronicizza perché la frustrazione è esperita in tenera età e continua per tutta la vita. La persona frustrata raramente usa la rabbia; è presente quella paura di non essere accettata, paura di essere il nulla, di non valere, di non avere diritti. Chi è frustrato si sfoga con sè stesso.

La seconda collera da risentimento è una proiezione della collera da frustrazione. Se una situazione ci procura disagio, la maggior parte di noi è dotata di un fattore automatico di risentimento, cioè quando proviamo un sentimento che ci procura disagio avviamo una sorta di montacarichi automatico. Una parte di noi genitoriale (normativa) proietta il sentimento cattivo lontano da noi fissandolo su di un’altra persona o cosa. Il risultato è : “Non sono io a sbagliare: è lui, o lei, che sta facendo questo a me!”. Inconsapevolmente si pensa: “Se io dovessi sbagliare che ne sarà di me”. chi è risentito se la prende con l’altro.

La collera da sfida interpreta qualsiasi situazione come un’ingiustizia, ad esempio situazioni come la porta bloccata, il telefono occupato, il semaforo sempre rosso o la lavatrice sempre rotta. Queste persone tendono a percepire qualsiasi esperienza come una minaccia al loro essere: “Se non respingo queste minacce, sarò io ad essere respinto giù nello scarico”.

Infine, la rabbia sana è l’indignazione, ha senso esserci, ha senso la relazione ma le persone combinano guai, indigna dosi, lottare per la giustizia senza essere persecutori.

Ci sono molte modalità di esprimere la rabbia:

  • descriverla e motivarla (tipica dell’Adulto)
  • sfogarsi
  • mettere il muso (tipica del Bambino Adattato)
  • urlare (tipica del Genitore Critico e del Bambino Normativo)
  • sarcasmo (tipica del Genitore Critico)
  • espressione interiore
  • ingiuriare.

Nel momento in cui la collera è intesa come nemico ci spinge a:

  • ritrarci in noi stessi e ad essere depressi;
  • disgrega e fa stagnare le nostre relazioni;
  • blocca il cammino verso la comprensione;
  • prosciuga le energie che potremmo utilizzare per modificare noi stessi e il nostro mondo.

Come alleata, la collera:

  • è un veicolo che consente di comprendere che siamo delle singole entità individuali;
  • guida e modella le nostre relazioni sociali;
  • valuta e illumina il nostro cammino verso la realtà;
  • ci fornisce l’energia necessaria per cambiare noi stessi e il mondo che ci circonda.

Bisogna imparare ad apprezzare la parte di sé arrabbiata e la capacità di sentire la RABBIA senza diventare violento. La nostra mission è prendere in mano la responsabilità della nostra vita e che, nonostante le restrizioni imposte da noi stessi e da altre realtà, riuscire a vivere, ad essere, a godere del nostro unico viaggio chiamato vita.

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