L’opposizione di larghe intese

Si può ascrivere ai cinquestelle il merito storico di aver dato la stura alle larghe intese della terza repubblica

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 30 settembre 2016
© n.c.

Chi mi conosce è al corrente della netta distanza politica che si frappone tra me e le istanze dei pentastellati. Quello che meno tollero, infatti, è il velo di santità di cui si ammantano, salvo poi ricordarsi che questa non compete i comuni mortali quando la storia li chiama alla prova dei fatti. Tuttavia, nonostante le mie vedute politiche siano agli antipodi, nutro rispetto nei loro confronti e credo sia doveroso, considerato il consenso ricevuto nell'ultima tornata elettorale amministrativa e non solo, che sia concessa loro la possibilità di dimostrare la capacità e la maturità di governare.

Scrivo questo perché noto da più parti, dai social alla carta stampata passando per la tv, una sorta di accanimento terapeutico nei loro confronti quasi che fossero l'unico motivo di attenzione in una nazione (con la n minuscola) in cui le cose che funzionano possono contarsi sulle dita di una mano. Sembrerebbe, anche se il condizionale in questo caso non è d'obbligo, che si sia messa in moto una macchinazione bipartisan tesa ad impedire ai cinquestelle di poter amministrare. Il caso della Raggi, al netto della perdita di memoria della stessa a proposito del suo dimissionario assessore, credo ne sia l'emblema; il consulente-assessore, infatti, collaborava e percepiva emolumenti dalle precedenti amministrazioni godendo di stima e conclamata capacità gestionale. Di punto in bianco ci è ricordati che le sue capacità gestionali non fossero, e qui il beneficio del dubbio è doveroso, così irreprensibili al punto da ricoprire l'incarico assessorile; certo non è stata una scelta dettata dall'esperienza quella del sindaco di Roma specie se si considera l'emergenza rifiuti in cui versava e versa la capitale, ma non è questo il punto.

La questione oggetto del contendere è l'improvvisa attenzione che è stata riservata a chi per anni, anche e soprattutto quelli di mafia capitale, ha continuato a godere della stima della politica capitolina. Certo la situazione romana è, altresì, alimentata da dinamiche e veti incrociati interni al partito di Grillo tanto da aver spinto quest'ultimo a depotenziare il fu direttorio, ma questo attiene a dinamiche proprie di uno schieramento politico. A distanza di cento giorni dal voto romano, l'assenza di una squadra di governo fa ben più eco dell'insediamento illegittimo di un governo nazionale da ormai ben più di due anni.

A questo evidente accanimento mediatico fa il paio quello virtuale; si leggono, infatti, una moltitudine di post e tweet con cadenza quotidiana che hanno ad oggetto i grillini ed il loro operato quasi fossero diventati il motus ossessivo (e compulsivo) di taluni soggetti la cui giornata pare sia scandita dalla critica con un'assiduità tale da far invidia alla più devota fra le pie donne. In pratica si stanno costruendo i presupposti per arginare a tavolino un partito, perché parlare di movimento è ormai anacronistico, ignorando ancora una volta la scelta democratica di migliaia di cittadini. Uno schema già visto una moltitudine di volte che evidenzia, e di questo ci sarebbe di che rammaricarsi, quanto povero di contenuti e personalità sia l'agone politico nazionale.

Chi ha un'età sufficientemente vetusta per ricordare i comizi e i dibattiti di Almirante e Berlinguer, credo non possa far altro che rimpiangere il tempo che fu; un tempo in cui la politica nazionale, seppur con i suoi difetti, era animata da fervore e partecipazione. Poi arrivò il tempo dei giudici al servizio della politica, e peggio ancora quello dei giudici dediti alla politica, e la realtà cambiò drasticamente preferendosi la strada meno democratica per disfarsi dell'avversario. Nel caso dei grillini l'accanimento ha registrato un'evoluzione diventando trasversale; in pratica si può ascrivere ai cinquestelle il merito storico di aver dato la stura alle larghe intese della terza repubblica, con buona pace dei loro più assidui detrattori.

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