Eleanna Horiti "Urban Tools" - Exploring an Alternative Architectural Vocabulary

Una originale lettura di alcuni scenari urbani come effetto tangibile delle trasformazioni socio-politiche del nostro tempo

Marialba Berardi architettur_A_ltrove
Andria - venerdì 07 ottobre 2016
© n.c.

Si chiude venerdì 7 ottobre, presso la Sala Convegni di Palazzo Covelli, sede dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia Bat, il primo ciclo di incontri promossi da Oil Forest League in collaborazione con la Commissione Qualificazione e Aggiornamento Professionale.

La terza lecture è dedicata alla giovane e talentuosa Eleanna Horiti, architetto greco, in collegamento da Atene, che illustrerà la sua ricerca – spaziando dal campo architettonico a quello artistico – su quelli che lei chiama “urban tools”, ovvero “utensili urbani”, in una visione culturale che va ben al di là di quella limitata ai confini fisici dell’architettura, intensamente influenzata da riflessioni sul contesto socio-politico che stiamo vivendo e nel quale deve trovare giusta collocazione l’operato degli architetti.

Accanto alla sua voce, ascolteremo anche quella di una collega italiano che lavora ad Atene, Fabiano Micocci, che illustrerà la sua scelta professionale di lavorare fuori dai confini nazionali, aprendoci una finestra sulla attuale situazione della crisi greca.

Grazie alla collaborazione ed alla disponibilità di tanti nostri colleghi che hanno creduto nella validità di questo progetto, è stato possibile esplorare l’approccio metodologico di architetti che si sono confrontati con le realtà ambientali più disparate, in progetti che spaziano dalla rigenerazione urbana alla esposizione artistica, alla land art, in un respiro internazionale che non parla un linguaggio da “archistar” ma quello più “antico dell’architetto”.

Filo conduttore di questa ricerca, grazie alla intuizione dell’arch. Giacinto Cerviere, fondatore di OFL, è stata quella di costruire un percorso che ha portato, attraverso le esperienze di questi tre studi di architettura sparsi per il mondo, a recuperare la valenza del ruolo “sociale” del lavoro dell’architetto, di cui forse ci si è dimenticati.

A partire dall’agopuntura urbana di Marco Casagrande, con le sue installazioni temporanee di land-art accanto ai suoi molto concreti interventi sui quartieri più disagiati, in cui l’efficacia dell’intervento progettuale è direttamente legata alla eliminazione dei conflitti tra architettura ed ambiente, tra spazio costruito e spazio naturale.

Per giungere all’approccio di Plan:B, cioè quello di una progettualità che si mette in ascolto dell’ambiente che inevitabilmente modificherà, traendo da questo tutti gli spunti utili a far diventare l’intervento il più permeabile possibile, agevolandone così il dialogo con il suo contesto.

Fino alla ricerca condotta da Eleanna Horiti, che attraverso i suoi progetti e le sue visioni, riconduce il dibattito architettonico sui temi sociali e sensibili delle modificazioni operate sulle nostre realtà urbane ad esempio dai flussi migratori (innescando nuove esigenze abitative declinate nella forma del ricovero/riparo, che diventa anch’esso architettura), sulla esigenza di modifica dell’edilizia esistente con l’implementazione di alcuni “strumenti” utili al recupero delle risorse naturali (nella logica di conferirle quella “sostenibilità” di cui non è dotata), sulla nascita di nuovi scenari urbani per effetto di forti tensioni sociali.

Si parla quindi di architettura, in un dialogo a più voci, in un luogo reale e virtuale al tempo stesso, dove le frontiere fisiche sono state spazzate via dalla potenza del web.

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