La dolce nascita

Non esperienza traumatica ma momento di adattamento da far vivere senza paure

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 23 dicembre 2016
La dolce nascita
La dolce nascita © n.c.

Dedicato alle mie amiche che in questi giorni sono diventate mamme

ed hanno lottato per vedere, sentire e toccare

 i loro figli.

 

Tra pochi giorni è Natale, la festa cristiana che celebra la nascita di Gesù; la nascita è il momento dell’entrata in vita di un essere umano.

Secondo una credenza ancora radicata la nascita è un evento “traumatico”, fonte di paura, ansia e dolore sia per la madre che per il neonato. Ritroviamo questa credenza non soltanto a livello di senso comune ma anche in alcuni studiosi ed orientamento psicoanalitico, per i quali il trauma della nascita – in quanto separazione violenta della madre – si configura come fonte e prototipo dei futuri stati affettivi caratterizzati dall’angoscia.

Questa visione della nascita come esperienza traumatica sembra confermata se guardiamo al mondo in cui spesso si partorisce e si nasce negli ospedali. Appena venuto alla luce, il neonato subisce uno shock percettivo e sensoriale; viene assalito da luci intense, grida e voci eccitate, e da una temperatura inferiore a quella presente nel grembo materno. Mani frettolose prendono il bambino lo manipolano, lo lavano, lo pesano e lo vestono.

Un ostetrico francese ha suggerito una tecnica di parto che si propone di eliminare tali rischi facendo venire alla luce i bambini in condizione di stimolazione attenuata, in modo da rendere il più possibile graduale e dolce il passaggio del grembo materno all’ambiente esterno. I suoi suggerimenti sono semplici: attenuare le luci e i rumori, far ritrovare al neonato il contatto e il calore del corpo materno adagiandolo per alcuni minuti sull’addome della madre, recidere il cordone ombelicale soltanto dopo che il bambino ha cominciato a respirare autonomamente.

Nel corso della gravidanza il feto si prepara anche a rispondere allo stress della nascita, il passaggio dalla vita intrauterina a quella extrauterina richiede un adattamento di tutti gli organi alle nuove esigenze legate all’indipendenza della circolazione materna.

Nei giorni successivi al parto il rapporto tra madre e figlio continua ad essere molto stretto. La donna deve prendere decisioni importanti, ad esempio se allattare il bimbo al seno o artificialmente, e deve poter contare sulla collaborazione sia del marito sia del personale medico, anche per superare quel senso di smarrimento o di non essere all’altezza della situazione che può manifestarsi di fronte a un compito nuovo e gravoso qual è indubbiamente allevare un figlio. Il periodo neonatale rappresenta anche una fase di estrema suscettibilità ai rischi di un insufficiente adattamento dell’organismo alle nuove competenze che gli vengono richieste. È necessario dunque porre grande attenzione ai bisogni fondamentali per una crescita e uno sviluppo ottimali, tra i quali rientrano sicuramente l’instaurarsi di un positivo rapporto madre-bambino e un precoce attaccamento al seno.

Una gravidanza serena e un’esperienza di parto positiva predicono che la madre sceglierà di allattare il bambino al seno e che l’allattamento durerà abbastanza a lungo. Viceversa una gravidanza e un parto vissuti come esperienze spiacevoli e traumatiche pregiudicano la scelta dell’allattamento naturale. L’allattamento al seno presenta numerosi vantaggi, sul piano delle caratteristiche sia nutrizionali che psicologiche, ai quali si aggiunge la presenza nel latte umano di fattori di difesa contro le infezioni.

 

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