"Sveglia Ragazzi"

«Il problema di noi giovani d’oggi è che pensiamo di avere già tutto, che tutto ci è stato dato attraverso le rivolte fatte in passato, e rimaniamo lì immobili»

Lucia M. M. Olivieri Universo Scuol@
Andria - venerdì 03 febbraio 2017
© n.c.

Ricevo e volentieri pubblico l'intervento di Angelica Virgilio, IV  A Liceo Classico C. Troya. Un contributo interessante, un punto di vista che è anche un invito a riflettere perché giunge da una giovane studentessa e si rivolge, in modo trasversale, non soltanto ai giovani. 

La nota a firma di Angelica:

Il problema di noi giovani d’oggi è che pensiamo di avere già tutto, che tutto ci è stato dato attraverso le rivolte fatte in passato, e rimaniamo lì immobili.

«Oggi il termine “cultura giovanile” sta ad indicare l’intrinseca capacità che i giovani hanno di autodefinirsi nei loro comportamenti valoriali all’interno della società della quale sono parte.» (L.Tomasi in "La cultura dei giovani europei alle soglie del 2000"). Con il passare degli anni ormai i giovani hanno perso la loro voglia di vivere, di cambiare e di segnare. Siamo coinvolti in una bolla d’apatia, tutto scorre e nessun giovane cerca di cambiare quest’ondata negativa. È proprio questo che ci ha rovinato! Guardo con malinconia alle rivolte pacifiste, al 1968 e mi rendo conto che vorrei vivere proprio in quegli anni. Il problema di noi giovani d’oggi è che pensiamo di avere già tutto, che tutto ci è stato dato attraverso le rivolte fatte in passato, e rimaniamo lì immobili. Forse è anche vero, ma il problema è che nel tempo quegli ideali conquistati, quella libertà, sono stati dimenticati. In passato i giovani erano molto più vicini ai temi di attualità e sopratutto alla politica, ora si ha una completa ignoranza di quel mondo in quanto si pensa che non ci appartenga.

Quelli del 1960 invece erano giovani che volevano far cessare la guerra in Vietnam, che difendevano le idee di Martin Luther King e che per manifestarlo organizzavano raduni dalla portata mondiale come quello di Woodstock negli anni ’60 dove non solo si discuteva di tematiche attuali, ma si elogiava l’arte, la musica e tutto il bello delle menti libere. A questi si aggiungevano le rivolte femministe, che proprio in questi anni conquistarono molti diritti importanti (tra cui l’aborto). E infine c’erano i movimenti studenteschi, che cercarono di preservare e di tutelare i loro diritti per un futuro migliore, andando contro la società capitalista e imperialista della Francia del ‘68. Ora la guerra purtroppo è tornata o meglio in alcune zone della terra non si è mai fermata, semplicemente è stata dimenticata poiché non  riguarda l’occidente. Ora che invece il nemico si fa risentire sembra che questo argomento ci tocchi di nuovo in prima persona,ma non tanto da smuovere i giovani dalle loro poltrone, da un bar, dai loro smartphone per scendere davvero in piazza e far sentire la loro voce. Quello che si limitano a fare è condividere una notizia. Ed è vero che è tutta colpa di una società che è cambiata, è colpa di ciò che abbiamo attorno, a partire dagli ideali, agli strumenti che abbiamo sotto di noi, alla musica, all’abbigliamento, alla concezione dell’amore e dei sentimenti. Durante il raduno di Woodstock ci si batteva per più libertà sessuale, per l’uso dei contraccettivi, per la tutele e la prevenzione dell’AIDS. Ora queste lotte per un amore puro, vero, così naturale sono svanite dietro uno schermo, dietro delle emoticon.  

«La cultura giovanile negli ultimi quattro decenni s’è mossa lungo strade nuove, affascinanti, ma al tempo stesso, anche pericolose»: ed è vero come dice D. Miscioscia in “Miti affettivi e cultura giovanile”. Infatti negli anni 60 c’è stato il “boom” delle droghe, ci sono  stati migliaia di ragazzi che sono morti per questo, si faceva uso di tutto quello che c’era a disposizione e molte volte erano proprio i cantanti a farlo. Mediante ciò la società moderna si è responsabilizzata un po’ di più, perché ha conosciuto i rischi e i danni effettivi, ma il numero di tossicodipendenti rimane sempre elevato tra i giovani.

Riprendendo la citazione iniziale, i giovani di oggi si conformano sempre di più alla società in cui vivono anche attraverso l’abbigliamento. Negli anni 60 c’erano i famosi “figli dei fiori” che indossavano vestiti colorati (si richiamavano spesso i colori della bandiera della pace), jeans a zampa, poi si è passati alle minigonne, ai giubbotti in pelle e ai jeans a vita alta. Attualmente non si segue una moda precisa, l’importante è che ci si vesta di nero. E non c’è niente di più triste che guardare tantissimi giovani tutti uguali, non perché lo sentono, ma perché vengono trascinati in tutto ciò senza rendersene conto. Dagli anni ’60 in poi c’è stata anche una grandissima evoluzione musicale. I cantanti che hanno vissuto in quel tempo hanno fatto la storia della musica, hanno gettato le basi e le fondamenta per un’intera generazione musicale. I loro testi erano carichi di significato, potremmo considerarli dei “poeti lirici moderni” in quanto andavano contro gli ostacoli della società in cui vivevano, si estraniavano dagli ideali comuni della classe dirigente e di quello che la comunicazione voleva dire per gridare ciò che tutti i giovani avevano dentro. “Non dire mai che i sogni sono inutili perché inutile è la vita di chi non sa sognare”. Diceva Jim Morrison , ed erano parole che spronavano i giovani che di certo erano le menti più facili da modellare. “Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo spero che ti unirai anche tu un giorno e che il mondo diventi uno solo”, le parole di John Lennon che ha sempre voluto difendere i diritti umani e ha mostrato ostilità nei confronti di chi fa guerra, intraprendendo una campagna pacifista e perdendo la sua vita. Erano miti per un’intera società! Ora il mondo della musica è completamente cambiato, tutta la storia che si è avuta in passato invece di essere da insegnamento è stata quasi sotterrata per dar vita a musica conformista di una società omologata e apatica.

Gli anni '60 sono stati anni che hanno segnato, hanno segnato l’inizio di una nuova componente, quella dei giovani che fino a quel tempo era rimasta nascosta poiché forse cresciuti troppo in fretta, passando subito al mondo adulto. Tutto è nato da quei giovani che avevano voglia di vivere, di affermarsi e di partecipare alla vita a pieno, quei giovani delle rivoluzioni, quei giovani di Kurt Cobain e dei The Doors, di Woodstock e delle droghe, quei giovani anche loro pieni di difetti, ma con sentimenti. Poi si è passati man mano ad una società diversa quella della musica techno, di Facebook, Instagram, dei rave party e dell’abbigliamento nero. Perché è triste dirlo ma i social network ci stanno togliendo la nostra vera vita. Avremmo potuto continuare quello che hanno fatto prima di noi, miglioralo imparando dagli sbagli fatti in passato, ma preferiamo guardare e non agire, conformarci tutti.

Svegliamoci e riprendiamoci i nostri sentimenti e la nostra libertà, altrimenti sarà inevitabile essere di nuovo sommersi da chi ha il potere e fa solo del suo interesse.

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