Cara Mamma

Il testo di una canzone, scritto da un detenuto del penitenziario minorile "Fornelli" di Bari

Michele Chieppa Tensionevolutiva
Andria - venerdì 17 febbraio 2017
© n.c.

Ciao mamma ora sono distante

Allunga la mano anche solo per un istante

Per stringerla forte, per cambiare stà sorte

Non riesco più a stare in alto

Come se avessi le gambe corte (rimango)

 

Solo nel buio senza un sentiero

Le lacrime scorrono e sono sincero

Il male mi assale dal primo momento

Non trovo la pace in questo tormento

 

Mamma son triste perché

Questa vita non va senza te

Sei la forza nei sogni nei pianti

Cara mamma mi manchi

 

Grazie ai miei sbagli sei stata male

Già da bambino ero fuori controllo

I miei compagni giocavano al mare

Io tra i gabbiani spiccavo il volo

Poi dopo un po’ sono precipitato

Non sono riuscito a volare in alto

Ho perso la via, ho seguito una scia

Troppo lontana da casa mia

 

Poi sei arrivata tirandomi fuori

Da tutti i problemi e da tutti i rancori

Da tutti i dolori di un’infanzia sofferta

Con baci carezze e una calda coperta

 

E ora che mi trovo con le spalle al muro

Non penso al passato ma penso al futuro

Riparto da zero che è quel che sono

Arriverò a te che sei la numero uno.

 

Mamma son triste perché

Questa vita non va senza te

Sei la rabbia i miei sogni i miei pianti

cara mamma mi manchi

Queste parole sono state scritte da un ospite detenuto del penitenziario minorile “Fornelli” di Bari, nell’ambito di un progetto a cura del Centro di documentazione per la legalità e la non violenza “Antonio Caponetto”, che ormai da tre anni si occupa di progetti educativi, mirando a far emergere le personali creatività, oltre che cercare di restituire il sorriso a chi la libertà la perde.

 

Solo nel buio senza un sentiero

E. A. fa prendere forma a una cartolina scura e amara. Nel buio non sempre si ha la luce per capire in che direzione andare, sbagliare strada è così semplice. Nel buio naturalmente le probabilità di inciampare aumentano.

 

“Il male mi assale dal primo momento

Non trovo la pace in questo tormento“

Ecco, c’è un primo momento, quell’attimo in cui ti rendi conto, l’istante in cui capisci che sei caduto nel buio, e fa male, la ferita sanguina. Non riesci nemmeno a vedere la parte lesa, non riesci a capire dove ti sei ferito. Trovare pace in questo buio è difficile, il tormento di un dolore che non diminuisce, un dolore che nel tunnel non diminuisce perché odora di sangue e punge costantemente come un tormento sordo. 

 

“E ora che mi trovo con le spalle al muro

Non penso al passato ma penso al futuro

Riparto da zero che è quel che sono”

Con le spalle al muro e il mondo avanti, guardare al domani senza dimenticare il passato. Fabrizio Moro in “Libero” grida: “Libero libero davvero non per fare il duro / Libero libero dalla paura del futuro / Libero perché ognuno è libero di andare / Libero da una storia che è finita male / E da uomo libero ricominciare / Perché la libertà è sacra come il pane.”

“Zero”, un numero che è pari a niente, qualsiasi numero per niente è uguale a zero. Sentirsi zero significa sentirsi niente, significa sentirsi inesistente, non essere è la condizione del giudizio, delle tipizzazioni che la società moderna gratuitamente associa a tutte quelle persone che commettono degli errori e che nel rispetto della legge scontano il loro malfatto.

Sforziamoci di riconoscere la preziosità di ogni individuo, il colore della pelle o gli errori commessi o qualsiasi diversità, non sono e non devono essere una variabile sociale, un marchio distintivo. Se una persona si sente pari a niente abbiamo fallito, ogni conquista, ogni stato evolutivo in un solo istante si arresta; in quell’istante in cui una persona si sente inesistente, proprio in quell’istante, abbiamo perso. Il tunnel buio siamo noi a costruirlo, ed è inevitabile che esso esista, cerchiamo di arredarlo, soprattutto mettiamoci la luce e delle vie di uscita. Luce che si costruisce abbandonando i pre-costrutti e i pre-giudizi.  Amiamo l’altro nella sua diversità, che nella storia umana è sempre stata motivo di scontro perché usata come arma, ma se usata come risorsa è motivo di arricchimento.

Colgo l’occasione per ringraziare E. A. per aver avuto il coraggio di tirar fuori i sentimenti e imprimerli su carta.  Il testo della canzone è stato acquisito dagli atti del Centro di documentazione “Antonio Caponetto” e ci offre l’occasione di capire quanto ancora vada fatto, un lavoro particolare che deve cominciare a livello personale.

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