E (soprav)Vissero tutti felici e contenti…

Nello spazio di un alito di vento, la favola è diventata quella del circo a tre piste con un valido domatore, qualche bravo acrobata e una moltitudine di intrattenitori avvezzi a cambiare costume e pista a seconda degli spifferi

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 24 febbraio 2017
© n.c.

C'era una volta.... così iniziano le favole e, capita talvolta, che le favole non finiscano nel migliore dei modi. Capita, altresì, che le favole nascondano più o meno velatamente una morale, un insegnamento o più semplicemente un ammonimento. Le favole, tuttavia, tendono a stravolgere la realtà, ad ingigantirla o, magari, a trasporla; difficilmente la riproducono fedelmente. Quando questo succede è la stessa realtà ad assomigliare ad una favola: ed è la favola che si va a raccontare.

C'era una volta, si diceva; c'era una volta il desiderio e la voglia di fare politica, di partecipare attivamente, o quantomeno contribuire, all'amministrazione della cosa pubblica. C'era anche un progetto politico affascinante e pieno di contenuti la cui realizzazione avrebbe di gran lunga migliorato la quotidianità dei cittadini di questa città. C'era perché, ahimè, non c'è più. Quel progetto, quella voglia e determinazione hanno ceduto il passo all'approssimazione, all'immobilismo e all'inedia. Certo i progetti sono fatti da uomini e gli uomini cambiano; la voglia è una condizione dell'anima e, si sa, l'animo umano è mutevole; tuttavia una tale repentinità di mutamenti non è solito riscontrarla neppure nelle favole. Cappuccetto rosso prima di raggiungere la casa della nonna attraversa il bosco, nel nostro caso la nonna è diventata confinante di cappuccetto rosso.

Il progetto affascinante non prescindeva dal confronto, dalla condivisione e dalla reale partecipazione di ogni singolo soggetto in relazione alla personale propensione e ruolo. La finalità era la cosa pubblica e il raggiungimento di progettualità che prescindevano dal modulo (per utilizzare un parallelismo calcistico); l'obiettivo era quello di riportare la città ad una dimensione dinamica che la proiettasse fuori dall'immobilismo che l'aveva contraddistinta. 

Per un discreto lasso di tempo il progetto è stato perseguito; ci sono stati alti e bassi, ovviamente, ma molti obiettivi sono stati raggiunti e la città ha assunto un volto nuovo, dinamico e di prospettiva.

Tuttavia, nello spazio di un alito di vento, la favola è diventata quella del circo a tre piste in città: un circo con un valido domatore, qualche bravo acrobata (nel senso più nobile della metafora circense) e una moltitudine di intrattenitori avvezzi a cambiare costume e pista a seconda degli spifferi che, come ben noto, un tendone circense tende a lasciar passare.

Domatore e acrobati inizialmente ci hanno provato a tener dritta la barra, ma ben presto le piste sono diventate più di tre e gli intrattenitori hanno preso le direzioni più disparate, con la conseguenza che l'inerzia ha sopraffatto anche i più tenaci fra gli interpreti.

Gli spettatori hanno smesso di applaudire e coloro che attendevano questo momento per "movimentare" la posizione del circo, hanno finito con l'assomigliare ai criceti che, una volta fuori dalla gabbietta, non sanno far altro che continuare a correre in circolo.

Chi ci ha davvero rimesso è stata la politica (quella che si identifica con la p maiuscola) e la città stessa che è ripiombata nell'approssimazione e nell'immobilismo. 

Chi ha patito maggiormente la situazione, al netto di taluni acrobati, sono stati tutti coloro che nel progetto avevano investito, ci avevano creduto e per il quale si erano spesi sino a metterci la faccia; coloro che, quando ti ci confronti per strada o in un qualsiasi bar, si dicono delusi, quasi ingannati e, sicuramente, molto poco inclini a prestarsi nuovamente alla realizzazione di un qualsivoglia progetto. 

La conseguenza è quella di rischiare di cedere il passo all'indifferenza verso la cosa pubblica, al totale disinteresse verso la gestione della stessa e all'inasprimento della distanza fra cittadini e istituzioni. E per quanto chi ha passione non smette mai di lottare, sperare ed ambire, sono le condizioni a determinarne le scelte; quelle che, ad oggi, non sembrano esserci.

Ed è qui che si conclude la favola, o quel che ne rimane.

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