Cambiamenti climatici e salute

Occorre adottare misure finalizzate a mitigare il cambiamento climatico per salvaguardare la salute pubblica anche a livello nazionale

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 14 aprile 2017
© n.c.

“Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali, potranno arrivare alla conclusione che questi 'non sapevano': accertiamoci di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata". Mikhail Sergeevich Gorbachev

Quando si parla di "clima" ci si riferisce alle condizioni ambientali che persistono in una zona per periodi lunghi almeno qualche decina di anni (da minimo 30 anni a migliaia di anni) e condizioni atmosferiche che tendono a ripetersi stagionalmente, mentre variazioni meteo giornaliere, stagionali o annuali devono essere considerate variazioni del tempo meteorologico di una zona. In pratica quando si parla di clima si parla non soltanto delle condizioni meteo ma soprattutto all'ambiente ad esse associate: una variazione del clima è una variazione stabile non solo delle condizioni meteo di un'area ma anche dell'ambiente di quell'area (ambiente inteso come piante, animali, attività erosive, morfologia,...). Il clima è riferito ad aree terrestri che vanno dalla piccola estensione fino ad aree molto vaste (ad esempio, le fasce climaticheo interi continenti). ll cambiamento climatico ha certamente svariate conseguenze, sia dirette sia indirette sulla salute umana. Secondo un recente studio dell'OMS, entro il 2040 siamo destinati a raggiungere i 250 000 decessi l'anno. La mortalità, dovuta alle ondate di calore, è destinata ad aumentare in particolare in Europa. I mutamenti, previsti nella distribuzione di patologie trasmesse da vettori (zanzare, zecche, etc..), causeranno anch'essi importanti conseguenze sulla salute umana. Si prevede che entro il 2050 le ondate di calore arrivino a causare più di 120.000 decessi l'anno nell'Unione europea, generando spese per 150 miliardi di euro qualora non vengano adottate misure idonee a fronteggiare la situazione. Basti pensare che, in base alle stime effettuate, l'ondata di calore del 2003 ha causato più di 70.000 decessi in 12 paesi europei, soprattutto tra i membri più anziani della popolazione. Infatti, via via che invecchiamo il nostro sistema di regolazione termica rallenta, rendendo le persone anziane più vulnerabili alle alte temperature. Le alte temperature, spesso associate a inquinamento atmosferico (in particolare, inquinamento da ozono a livelli del suolo), possono causare problemi respiratori e cardiovascolari, specialmente tra i bambini e gli anziani, e portare a morti premature. Le vittime colpite dal caldo restano gli anziani, in particolare gli over 75, soprattutto se affetti da malattie cardiovascolari.

Anche le variazioni stagionali, per cui alcune stagioni sembrano iniziare prima e durare più a lungo, potrebbero avere conseguenze negative sulla salute umana, specialmente per le persone affette da allergie. Inoltre sono possibili picchi di asma generati dall'esposizione combinata a diversi allergeni contemporaneamente. È ormai chiaro che occorre adottare misure finalizzate a mitigare il cambiamento climatico per salvaguardare la salute pubblica anche a livello nazionale. Alcuni di questi interventi possono inoltre comportare benefiche ricadute sulla salute: ad esempio, promuovere il cosiddetto "trasporto attivo" (come andare in bicicletta e camminare) può contribuire alla riduzione dell'obesità e delle malattie non trasmissibili. Oppure, l'energia rinnovabile come quella solare può contribuire a garantire energia in modo continuativo alle strutture che forniscono servizi sanitari in aree remote. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il secondo report sul carico di malattia da rischi ambientali, mettendo in risalto ancora una volta quanto l'inquinamento incida in maniera drammatica sulla qualità e sull'aspettativa di vita di noi tutti. Uccide più delle guerre, uccide più di qualsiasi tipo di incidente o catastrofe: è l'inquinamento ambientale, causa di oltre 12.6 milioni di morti nel mondo ogni anno. Solo in Europa, annualmente l'esposizione ad ambienti inquinati costa la vita a 1.4 milioni di persone. I numeri praticamente raddoppiano se si guarda all'Africa. Per un morto su quattro, nel mondo, la causa del decesso è una relazione quotidiana con gli inquinanti presenti nell'ambiente in cui lavora, oppure in cui vive: a farne maggiormente le spese sono gli adulti al di sopra dei 50 anni e i bambini al di sotto dei 5. I dati parlano chiaro e non lasciano molto spazio all'interpretazione: tra le principali 10 cause di morte compaiono quasi in via esclusiva patologie croniche e malattie cardiovascolari direttamente legate all'inquinamento ambientale.

1. Ictus - 2,5 milioni di morti ogni anno

2. Cardiopatie ischemiche - 2,3 milioni di morti ogni anno

3. Lesioni involontarie (ad esempio morti per incidenti stradali) - 1,7 milioni di morti ogni anno

4. Tumori - 1,7 milioni di morti ogni anno

5. Malattie respiratorie croniche - 1,4 milioni di morti ogni anno

6. Malattie diarroiche - 846 000 decessi all'anno

7. Infezioni delle vie respiratorie - 567 000 decessi all'anno

8. Condizioni neonatali - 270 000 decessi all'anno

9. Malaria - 259 000 decessi all'anno

10. Lesioni volontarie (ad esempio suicidi) - 246 000 decessi all'anno.

Sembrano i massacri di una sanguinosa guerra e, in qualche modo, lo sono: uno scontro che stiamo conducendo contro il pianeta e contro noi stessi. Come se non bastasse, le conseguenze hanno un grande impatto anche dal punto di vista economico: nel 2015, uno studio WHO (World Health Organization) ha messo in luce come il solo inquinamento atmosferico costi alle economie europee 1.6 trilioni di dollari all'anno. Un problema che ci riguarda in prima linea: il triste primato europeo per numero di morti dovute all'inquinamento dell'aria è detenuto proprio dal Belpaese, con la Pianura Padana individuata come area più critica. L'ultimo rapporto AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente) ha rilevato 84.400 decessi prematuri nel 2012 a cause delle polveri sottili nell'aria. Le cause primarie possono sorprendere: il riscaldamento degli edifici incide perfino più del traffico. Come porre un freno alla strage ambientale in corso? L'OMS mette al primo posto, tra le linee guida consigliate, la necessità di energia pulita per le abitazioni e per la vita quotidiana al loro interno, il ripensamento della circolazione urbana e la promozione di mezzi di trasporto sostenibili. Nei Paesi in via di sviluppo l'accesso all'acqua potabile e ad adeguati servizi igienici è ancora un traguardo da raggiungere, fondamentale per limitare le malattie diarroiche. Progetti per lo sviluppo di città ecologiche e per la mobilità sostenibile si stanno diffondendo sempre più e, unitamente a leggi volte a tutelare l’ambiente, sono le uniche armi a disposizione per vincere questa guerra.

In conclusione, l’emergenza climatica è una drammatica realtà. Ci stiamo avventurando verso un surriscaldamento del pianeta di oltre 4°C con scenari apocalittici se non interverremo rapidamente. I governi attualmente in carica, pertanto, hanno enormi responsabilità. In assenza di misure efficaci, tra le possibili previsioni per i prossimi decenni sembra inevitabile che tempeste e inondazioni si abbatteranno con sempre maggior intensità sulle zone costiere del mondo provocando lo spostamento di milioni di persone; il riscaldamento del clima modificherà le zone forestali e le zone umide causando danni, a volte irreversibili, all’intero ecosistema; il riscaldamento globale provocherà l'innalzamento del livello dei mari mettendo a rischio le popolazioni costiere; le infiltrazioni di acqua salata a livello costiero dovute all'innalzamento del livello dei mari diminuiranno la qualità e disponibilità di acqua dolce e potabile; le condizioni climatiche, modificate dal caldo e dall’umido, potranno far insorgere nuove forme patologiche ed accelerare la propagazione di malattie infettive come la malaria e la febbre gialla; a causa delle pratiche agricole non sostenibili e della progressiva avanzata dei deserti numerose aree del nostro pianeta diverranno improduttive ed inospitali.

Quale futuro?. Le sfide decisive che devono essere affrontate se non si vuole che i cambiamenti climatici diventino una catastrofe così grande da minacciare la stessa sopravvivenza umana sono: Colmare il terribile vuoto d’informazione su come rispondere agli effetti negativi sulla salute prodotti dai cambiamenti climatici; Rafforzare i sistemi sanitari dei paesi più fragili in modo da proteggere le popolazioni a più alto rischio; Creare le condizioni per una vita con bassi livelli di gas serra; Convincere le nostre istituzioni a fare dei cambiamenti climatici la priorità, com’è necessario che sia.

Saggezza indiana: “ Noi sappiamo questo: tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Tutte le cose sono unite tra loro. Qualsiasi cosa accada alla terra, accade ai figli della terra. L’uomo non ha tessuto la stoffa della vita, è solo un filo di essa. Qualsiasi cosa lui faccia alla stoffa, lo fa a se stesso".

Altri articoli
Gli articoli più letti