Gioie e fatiche del diventare genitori

Il passaggio alla genitorialità richiede una disponibilità al cambiamento e una trasformazione dei propri ruoli e compiti

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 21 aprile 2017
© n.c.

“Far nascere un bambino non è sufficiente, occorre anche metterlo al mondo”.

(Cyrulnik, 2009)

Il passaggio alla genitorialità richiede una disponibilità al cambiamento e una trasformazione dei propri ruoli e compiti in grado di assecondare quel processo che, mentre prepara la nascita del figlio, crea le condizioni perché possano nascere anche un padre e una madre. Le trasformazioni fisiche, psicologiche e relazionali legate alla gravidanza rappresentano anche una preziosa occasione per ridefinire il progetto esistenziale della coppia.

I genitori sono le figure più importanti del mondo interno del bambino, non solo gli hanno dato la vita, ma si prendono cura di lui e dei suoi bisogni di cucciolo giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno per ventiquattro ore su ventiquattro.

Attraverso la relazione passa tutto ciò che accompagna la vita: dalla lingua che parlerà agli atteggiamenti che si assumeranno, dal tipo di difese che si useranno davanti agli ostacoli inevitabili che si incontreranno. Il tutto nell’unicità e irripetibilità dell’incontro tra quei singoli genitori e quello specifico bambino. Ogni relazione è infatti unica e specifica: nessun bambino è uguale ad un altro, per cui ogni incontro sarà unico e diverso, e di conseguenza lo sarà anche la relazione.

Nessun genitore, tuttavia, è così onnipotente da poter proteggere i propri figli dalle difficoltà della vita: li può però attrezzare al meglio perché siano più forti e quindi in grado di non esserne travolti quando le incontreranno.

Tra le maggiori difficoltà che sembrano incontrare oggi i genitori nell’accompagnare i loro figli verso il futuro, la più frequente sembra essere quella di dare delle regole e dei limiti ben certi, come se venissero ritenuti qualcosa che possa danneggiare i bambini e li farà soffrire, invece che qualcosa che li attrezzerà meglio per affrontare la vita. Avere dei limiti che lo contengano è un bisogno fondamentale ed irrinunciabile del bambino: lo aiuta a costruire i contenitori mentali.

Un’altra difficoltà con cui si scontrano spesso i genitori è riuscire a calibrare le proprie aspettative sui figli in modo che non finiscano per danneggiarli: spesso, per paura di non dare loro abbastanza opportunità, i genitori rischiano di caricarli inconsapevolmente di aspettative eccessive di successo e di riuscita a tutti i costi nella vita, che prima o poi potranno finire per ritorcerglisi contro, rendendolo profondamente infelice, incapace di godere delle piccole conquiste del vivere perché non le riterrà mai all’altezza delle sue aspettative e sentirà le sue prestazioni sempre inadeguate.

Tollerare di non essere onnipotenti, di non avere le soluzioni magiche per tutti i problemi del vivere, ma di avere le risorse per affrontarli, seppure all’interno dei limiti di ciascuno, sarà una buona trasmissione per il bambino sull’arte di vivere, che consiste spesso nell’accettare che ognuno di noi ,davanti alle difficoltà, faccia non quel che vorrebbe, ma ciò che può, in ogni circostanza e situazione.

La consapevolezza, fatta con il cuore e non con la testa, di essere un genitore “sufficientemente buono” per usare una bellissima espressione di Winnicott: né meraviglioso ma neanche fallito, con i propri punti di forza ma anche le proprie aree di fragilità e di debolezza.

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