La gestione del conflitto tra genitori e adolescenti

La contrapposizione tra genitori-figli è all’ordine del giorno, totale e continua tanto da divenire opposizione generalizzata contro gli adulti e la società in generale

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 09 giugno 2017
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La particolarità dell’adolescente è quella di essere una persona che ricerca l’autonomia ma che è ancora dipendente dalla famiglia e dalle esperienze infantili. La conflittualità è quindi parte integrante dello sviluppo psicoaffettivo dell’adolescente: i ragazzi sono grandi dal punto di vista cronologico, ma non ancora pronti per affrontare il mondo da soli, senza il supporto dei genitori

La contrapposizione tra genitori-figli è all’ordine del giorno, totale e continua tanto da divenire opposizione generalizzata contro gli adulti e la società in generale.

I conflitti spesso assumono toni forti e aspri. In alcuni casi possono degenerare in comportamenti non produttivi qualora non si adotti un atteggiamento autorevole e quindi in grado di fornire appoggio e ascolto, senza tuttavia cedere su qualsiasi richiesta dei figli.

Per evitare conflitti accesi è necessario modificare la qualità della comunicazione in famiglia scegliendo un linguaggio che non stimoli posizioni difensive e/o aggressive.

Vanno evitate frasi valutative ed accusatorie del tipo “non hai fatto ciò che hai promesso …”, o che hanno a che fare con un giudizio sull’essere del tipo “Sei inaffidabile”. Un adolescente confuso può sentirsi profondamente ferito da certe considerazioni disperate del proprio genitore, la persona che dovrebbe amarlo incondizionatamente

É compito dei genitori monitorare il livello di tensione della discussione al fine di evitare un’escalation di tensione e rebbia. Quando un confronto si intensifica arrivando a diventare provocatorio, i genitori hanno il compito di fermare ciò che sta accadendo e rimandare la discussione ad un momento successivo quando tutti i soggetti implicati saranno disponibili a usare un linguaggio rispettoso e costruttivo.

Ciò permette di evitare che il conflitto sfoci in violenza verbale e fisica a causa della rabbia e della frustrazione. In un conflitto la priorità va data alla gestione dell’emotività e solo successivamente all’identificazione di un punto di accordo. Prima i modi e poi i contenuti.

Ogni persona deve assumersi la responsabilità di monitorare e gestire il proprio stato emotivo; se un genitore o un adolescente si sente in pericolo di perdere il controllo emotivo è necessario che lo dichiari in tempo in modo da potersi fermare, raffreddarsi, e riprendere la controversia in un momento in cui sarà più calmo.

Ci deve essere una regola all’interno del nucleo familiare, che ha a che fare con la sicurezza di tutti i membri, ovvero non usare mai il conflitto come scusa per danneggiare qualcuno (né emotivamente né fisicamente). I disaccordi sono normali ed il conflitto è prevedibile ma la violenza, di qualsiasi tipo, non è ammessa e deve essere scoraggiata. In primis ad opera dei genitori.

Nei casi di problematiche conflittuali pesanti (devianza, comportamenti a rischio), può essere di aiuto un supporto psicologico/relazionale tenuto da professionisti esperti in questo settore.

Il sostegno genitoriale in questi casi si esplica proprio nella capacità di accettare il comportamento “altalenante” del figlio ed interpretarlo non come incoerente e irrazionale ma come tappa obbligata per il raggiungimento dell’autonomia emozionale. Mantenere un atteggiamento accogliente e pronto all’ascolto, aiuta a prevenire eventuali disagi e a ridimensionare problemi che sembrano insormontabili. Laddove il dialogo fosse difficile, è opportuno chiedere aiuto, se si manifestano i segni di un possibile disagio; questo è un periodo di cambiamento e per questo motivo anche il malessere è in evoluzione, sapere di poter chiedere aiuto in un momento di difficoltà o all’interno della famiglia o all’esterno, aiuterà l’adolescente a dare un senso a ciò che gli capita e a prevenire l’insorgere di un disagio maggiore.

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