Giovani, ponte verso il futuro

La sfida della Democrazia nel mondo giovanile partendo dai luoghi dell’incontro e della formazione

Vincenzo Larosa Cittadinanza giovane
Andria - venerdì 28 dicembre 2012
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L’essenza del fenomeno assembleare consiste nella semplice potenzialità di un’adunanza. La potenzialità di  ritrovarsi fisicamente per discutere, decidere, deliberare.

Un giurista farebbe poca difficoltà a comprenderne il senso. Una amara verità piuttosto complessa da raccontare: non sfruttare le possibilità che ci vengono offerte. Meglio, sfruttarle e sfruttarle male.  È “come una barca che non esce mai dal porto”. E sappiamo bene che la barca è costruita perché attraversi il mare aperto e non il porto. Per quest’ultimo bastano i moli. Il fenomeno assembleare, sotteso all’intera Carta Costituzionale, è lo strumento ideale per riunirsi, incontrarsi, vivere la dimensione partecipativa. Momento eccezionale per fare Democrazia. Non basta, però. Serve che venga utilizzato al meglio. Tutti gli organi amministrativi si riuniscono in assemblea, dal Parlamento ai Consigli Comunali. Non basta neanche questo. L’assemblea rimane una semplice potenzialità, proprio come la barca perennemente ferma nel porto. Una potenzialità mai o troppo poco utilizzata, soprattutto dai giovani che hanno tutte le carte in regola per riprendersi quello “spazio negato” proprio attraverso lo strumento assembleare, ottimo canale per “partecipare attivamente alla vita sociale e politica”.

I giovani devono recuperare il senso della partecipazione, forse devono comprenderlo. Meglio, sono “obbligati” a comprenderlo. Obbligati perché la partecipazione non è solo un dovere ma un vero e proprio obbligo. I “coccodrilli” della storia degli ultimi anni del nostro Paese si sono saziati e hanno goduto dall’assenteismo alla vita pubblica che ci ha visti affogare nelle paludi melmose della crisi. Democrazia non è solo scendere in piazza, non è soltanto protestare. Ma la maggior parte dei giovani sa che può fare solo questo perché i professionisti della catastrofe non hanno raccontato loro che hanno ben altri poteri, non hanno detto loro che una efficace protesta va accompagnata da una buona proposta. E per proporre bisogna sedersi a tavolino e pensare, ideare, progettare, studiare. Ecco le tragiche conseguenze: un partecipare violento e infruttuoso, scendendo in piazza con spranghe, caschi e tutto il compiacere dei colpevoli, dei "proprietari” dei giornali, delle tv, dei partiti che sono lì ad eccitare i giovani alla violenza per poi descriverli come la “generazione dei senza testa”. Un giovane ha ragione di protestare ma non deve farlo in modo violento perché non serve a nulla. È come un cane che si morde la coda. La scuola pubblica che muore, la disoccupazione che cresce, la borsa che sale: indubbio il dissenso soprattutto nei giovani ma non si può assolutamente accettare l’idea che proprio questo dissenso giustifica la violenza.

I giovani devono prendere consapevolezza della crisi, ma allo stesso tempo, non devono sprecarla. La crisi è il motivo del cambiamento. Per ripartire serve mettere in pratica una parolina magica: Impegno. Ruota attorno a questo ingrediente la salvezza del nostro Paese. Il fattore ideale per rompere il muro di reticenza e indifferenza che è stato edificato dalla politica e dal sistema dell’informazione dell’ultimo ventennio.

I giovani devono “indignarsi ma pure impegnarsi”. E ciò che è mancato negli ultimi anni, è stato solo ed esclusivamente questo. I tantissimi che oggi seriamente si “impegnano” nei, e attraverso, i luoghi della partecipazione restano “una riserva indiana” che se ci va bene riuscirà solo a spaventare il sistema gerontocratico che oggi ci disonora agli occhi del mondo. Credo serva davvero “studiare come matti” per comprendere e fare Democrazia, imparare a Scuola, nelle Università, nei luoghi di formazione accreditati a farlo in modo serio e sereno, frequentare le Associazioni, fare Volontariato, vivere i Partiti. Sono questi a mio avviso i luoghi in cui sfruttare al massimo le potenzialità del fenomeno assembleare. L’Assemblea come “riunione di persone che si incontrano per discutere questioni di comune interesse”. Uomini che hanno a cuore i problemi che li riguardano e vogliono “lottare” con la forza della mente e non con quella del corpo. Bisogna Crederci. E per crederci serve avere Speranza. Non basta farsi prendere dall’entusiasmo (la passione di una notte) ma dal sentimento (l’amore di una vita). Quel sentimento da Amore per il nostro Paese e per gli Uomini che lo abitano.

Possa essere questo periodo critico l’inizio di un cambiamento che non duri il tempo di uno sciopero o di una manifestazione. Un cambiamento al quale i Giovani ci lavorano costantemente, non solo con le parole ma con fatti. Un cambiamento che promuova la Democrazia attraverso l’Assemblea, il luogo in cui mettere in pratica la Prossimità, il Rispetto, la Speranza, la Mitezza, la Conoscenza, l’Onestà, le Competenze e soprattutto il Dialogo. Questa deve essere la direttrice fondamentale.

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