La musica è donna

Il compositore tedesco Richard Wagner di fine ottocento affermò: “la musica è una donna”

Agnese Paola Festa MusicaLmente
Andria - venerdì 15 marzo 2013
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Con la festa della donna appena passata, c’è davvero bisogno di parlare ancora una volta delle donne nella musica?  Ebbene sì, perché in realtà quello della musica, dietro la sua facciata di tolleranza e apertura, è un mondo in cui le donne sono confinate quasi sempre a un ruolo minore o se ne hanno di superiori rispetto all’uomo, danno leggermente fastidio!

La donna di oggi, come in un tutti i settori della società, anche nella musica dimostra di essere capace, come l’uomo, a sviluppare grandi opere musicali, a essere interprete, strumentista e compositrice.

In ambito classico e soprattutto in passato, la donna ha avuto grandi difficoltà ad esprimersi con la musica e dunque ad aver successo in questo campo. Solo alle ragazze di “buona famiglia” era permesso avvicinarsi a quest’arte, e alle religiose, infatti la maggior parte delle compositrici del seicento vivevano nei monasteri.

Nel jazz, la vita delle donne nella musica è stata difficilissima: Billie Holiday, una delle voci più straordinarie della storia, ha subito e affrontato l’abbandono, la violenza, il razzismo e la denigrazione. La sua rivincita avviene poi con l’incisione di uno dei suoi più grandi successi, Strange Fruit, che nella sua interpretazione diventa un atto d’accusa contro il razzismo.                 

E anche per Ella Fitzgerald la vita non è stata facile: cresciuta in una povertà talmente estrema da non avere una casa fino al giorno in cui vinse una gara di canto. Nei primi tempi non venne notata e la sua carriera procedette lentamente, fin quando non incontrò Dizzy Gillespie: da lui imparò quello “scat” che la rese famosa. E Aretha Franklin, pur cresciuta in una famiglia più solida, dovette lottare agli inizi della carriera, sollevando anzi le perplessità di molti critici.

Nel mondo maschilista del rock, Janis Joplin è stata la prima donna ad affermarsi in questo genere con talento e capacità d’interpretazione tali che il successo fu da subito travolgente. Patti Smith, una forza della natura,  è rabbia e potenza, canta brani come Pissing In A River, Rock’- n’Roll Nigger e High On Rebellion, che rimandano a un immaginario selvaggio.

Un’altra grande rivoluzionaria è stata Madonna che nel pop ha cambiato le carte in tavola con l’album Erotica. Infine l’islandese Björk, forse la figura più originale in assoluto, tra le poche ad avere inventato un nuovo modo di cantare che in moltissime hanno provato a imitare. Il suo è uno straordinario lavoro di ricerca sulla voce in cui affiorano le radici pagane della tradizione islandese.  Avrebbe potuto guadagnare miliardi facendo cose più popolari e invece all’apice della carriera si è dedicata al progetto che la farà ricordare tra gli innovatori della musica.

Oggi dopo tanti sacrifici, come del resto la donna ha sempre dovuto sostenere per inserirsi in tutti i campi lavorativi e sociali, la musica è riuscita ad entrare nella vita delle donne senza pregiudizio su origini, provenienze sociali ed estetismi.

Non sono una femminista estrema ma ammetto che il senso di pericolosità e di insondabile potenza delle emozioni, capaci di traboccare e coglierti di sorpresa, appartiene al mondo del femminile. Non bisogna aver paura di loro, ma aprirgli la porta.

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