Interpreti o… personaggi !?!

Accanto all’indiscussa importanza di avvenimenti passati, esistono storie di minore spessore, vissute dietro le quinte di una quotidiana realtà…

Adriana Versi Il Visitatore
Andria - venerdì 05 aprile 2013
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“Salve, mi chiamo Federico Barbarossa”, esordì un poco più che ventenne al termine del suo lungo viaggio iniziato parecchie ore prima da Palermo. E l’aria di quei giorni, soffocata dal vento caldo e polveroso proveniente dal Nord Africa, accentuava la stanchezza nel suo viso, grondante e arrossato, più che dal sole, dalla sua percepibile emozione. “Sono venuto a rendermi conto dell’enormità di quelle che furono le stanze della magnifica dimora del nonno dei miei nonni”, continuò ironizzando sull’origine del suo casato illustre, piacevole fardello che fiero portava con sé accanto ai libri storici sulle terre fedeli a chi le aveva amate da lontano, molto più che da semplice sovrano.

Contrariamente alla figura più volte rappresentataci e comunque interpretata come imponente, nordica e scolpita col suo nome nell’immaginario collettivo, il giovane in questione sembrava avesse adattato, nel corso dei secoli antecedenti, il discreto aspetto fisico ai suoi più vicini compaesani, riducendo la statura, tinteggiando di corvino oltre al tondo dei suoi occhi, la sua pur folta chioma, limitandola alla nuca.


Improbabile che la sua tesi fosse sostenuta da una base persuasiva, più accettabile magari, che il puro caso abbia contribuito con le tante coincidenze, a dar vita a più di una convinzione. Ma…inopportuno, se non altro per il gusto di far parte di un racconto, demolire quel “castello” costruito con tanto d’arte e d’immaginazione.

Ci fu una volta…, che si aggiunse in coda alle tante altre volte, un gruppo di ragazzi, più giovani nell’aspetto che al loro modo di pensare. Indistinto rimase il cenno di un saluto, e ancora più banale il motivo per cui un largo e infantile sorrisino, armava il loro modo di porsi in evidenza. Presumendo che una donna a un parcheggio, o che faccia il benzinaio, e volendo all’infinito, nella terra promessa più al progresso che all’emancipazione, possa altresì stupire e incuriosire, di sicuro il movente dell’allegra scampagnata, presagiva tutt’altro che una gita a sfondo culturale.
Incuranti delle ragioni ovvie, per cui la viabilità è limitata nelle stagioni di maggiore afflusso, e ritenendo ingiusto il pagamento del pedaggio, previsto “unicamente” per turisti e villeggianti, ostentarono con orgoglio la loro più vicina provenienza.

“Re Riccardo”, nulla a che spartire con il “cuor di quel leone”, fu il primo ad annuire alla proposta, d’inventarsi una giornata non molto fuori porta. “Il castello è sempre aperto”, gli fu detto, e “persino a ferragosto c’è chi lo preferisce al mare addirittura!”. Anziché scorrazzargli intorno, deliziati dalle curve in groppa a un somaro rampante e dalle ruote travolgenti, una tranquilla passeggiata per i boschi, avrebbe reso la salita più fresca e avvincente. E con l’aiuto di una guida, facendo mischia ad altri gruppi, sarebbe stato utile a capire come mai ogn’anno migliaia di persone son disposte a pagarsi una fetta di sapere. Soddisfatti o rimborsati, fu la condizione decisiva a un patto sottinteso.
Erano trascorse alcune ore, più di quanto necessario ad approfondire quanto letto e custodito nei suoi pacchi intellettuali, quando Barbarossa, discendente in ogni caso, apparve affatto demolito a bordo della sua monovolume. Esaustiva e appagante, definì la sua ricerca, una ricchezza di emozioni che nemmeno mille righe elaborate saprebbero elargire. Avrebbe proseguito …e sarebbe ritornato, fino a quando il suo entusiasmo avrebbe retto tutto il gioco….

Al ritorno “re Riccardo”, che nel frattempo deposta la corona, indossava un berretto da boy scout, col sorriso questa volta compiaciuto, non pretese alcun rimborso. Borbottò, ma con orgoglio, qualcosa circa…per sentito dire…su misure collegate…a una piramide in Egitto…. Il commento dei presenti si risolse a un voltaspalle; gli fu intimato di tacere e salire sul vespino, non avrebbe più recato alcun tipo di fastidio…mi fu detto. Accompagnato da più mani, fu accennato in coro un insolito congedo.

Accanto all’indiscussa importanza di avvenimenti passati, esistono storie di minore spessore, vissute dietro le quinte di una quotidiana realtà. Non saranno mai collocate in nessun tipo di lettura, faranno parte della sfera dei ricordi che, nel tempo affievoliti, avranno unicamente arricchito di esperienze una vita ben vissuta. 

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