Educarsi alla mondialità: fare della missione uno stile di vita

Racconto di un incontro speciale

Vincenzo Larosa Cittadinanza giovane
Andria - venerdì 19 aprile 2013
©

Atef, 38 anni, perito agrario e volontario, padre di due bambine di 7 e 12 anni. Mariam, 27 anni, giornalista e dipendente del Ministero della Cultura. Entrambi di El-Minya, una città del medio Egitto. Partiti dalla terra che rappresenta “la porta dell’Africa”, come San Daniele Comboni ebbe a dire già un secolo e mezzo fa. Partiti da quella terra lontana per ripercorrere le orme del Santo missionario italiano a sua volta partito nel 1857 da Limone, un paesino sulla riviera bresciana del lago di Garda, alla volta dell’Africa. Atef e Mariam sono arrivati in Italia per vivere due settimane di conoscenza dei luoghi “profumati di Santità” in cui San Daniele Comboni è nato, cresciuto, si è formato. Giunti a Roma, sono stati accolti da un drappello di giovani della diocesi di Andria, che a loro volta la scorsa estate erano stati ospitati al Cairo per fare una esperienza di campo lavoro. I due amici egiziani, accompagnati dunque da giovani della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Andria e dal parroco don Adriano Caricati, ma soprattutto da Suor Annamaria Sgaramella, andriese, missionaria comboniana, in Egitto negli ultimi dieci anni.

La “spedizione” dei venti è durata circa dieci giorni. Insieme hanno raggiunto Verona, ospiti della Casa Madre dei Missionari Comboniani, dove hanno visitato il Museo Africano, carico di cultura del “continente nero”; la Fondazione Nigrizia, la redazione dell’omonimo periodico; la Casa Madre delle Missionarie comboniane; l’Istituto don Mazza, dove San Daniele si era formato sotto le cure del prete don Nicola Mazza; la bellissima Verona. Dopo, durante una giornata di intensa spiritualità e convivialità con la famiglia comboniana, hanno raggiunto Limone sul Garda,  visitando la casa natale del Santo  con l’annesso Centro di spiritualità, affacciato sul lago più grande d’Italia. Ancora una puntatina a Loreto e poi l’arrivo ad Andria per vivere qualche giorno di scambio interculturale (piuttosto che di integrazione) con i nostri luoghi. È qui che tra una biciclettata per la nostra città, una visita al Castello Federiciano, una partita di calcio “internazionale”, si sono vissuti momenti di forte formazione e animazione interculturale con la cittadinanza e con quanti si sono resi sensibili al tema della multiculturalità. Prima un importante pomeriggio di incontro e dialogo vissuto lo scorso 6 aprile, presso la parrocchia Cuore Immacolato di Maria, sul senso della missionarietà con gli animatori missionari delle parrocchie della nostra diocesi, che reduci da campi lavoro in diverse parti dell’Africa, si sono raccontati le difficoltà e le emozioni di una esperienza “estrema”. A loro volta gli amici egiziani, seppur con le traduzioni dall’arabo all’italiano di Suor Annamaria, hanno raccontato della loro esperienza di campo lavoro in Sud Sudan e a Nairobi in Kenya. Un momento da cui ripartire per “ri-generare” (e talvolta generare) lo spirito missionario che come cristiani ci deve impegnare quotidianamente nei nostri territori afflitti da difficoltà con uno sguardo attento agli “ultimi” della società. Una società che si definisce “globale”, ma che non ha ancora compreso appieno il valore della mondialità.

Da qui l’idea di “Incontriamo il mondo in città”, un momento di festa e condivisione tra culture diverse, tenutosi domenica 7 aprile presso la “Casa Santa Maria Goretti”. Un evento promosso dal Centro Missionario diocesano, la Caritas diocesana e l’Ufficio diocesano per le Migrazioni che cogliendo la presenza dei due amici egiziani e di Suor Annamaria Sgaramella ha fatto di una semplice domenica mattina andriese, un’opportunità di crescita e di scoperta del mondo intero per quanti vi hanno partecipato. La giornata ha visto il susseguirsi di racconti di “storie” e “vite” diverse, difficili. Giovani che sin dall’età adolescenziale hanno lasciato casa e famiglia per correre incontro alla speranza. Per incontrare un futuro migliore, diverso da quello di guerra e povertà, soppressi dalle dittature, che i loro luoghi di origine avrebbero riservato loro. Partendo dalle testimonianze e dai racconti degli amici di altre culture, si è dato spazio a momenti di riflessione in gruppi di lavoro su temi afferenti la crisi sociale, politica ed economica che infligge i Paesi del mondo, e in questo particolare momento storico anche il nostro. Si è tentato di cercare assieme, giovani e adulti, un modo per vivere il periodo poco felice e far fronte a tali difficoltà: bisogna uscire dai propri “appartamenti” (i luoghi dell’appartarsi, dello stare da soli) e iniziare a vivere i “condomini” (i luoghi che appartengono a tutti. Bisogna prendere spunto dalla voglia di democrazia che i popoli dell’Africa del Nord negli ultimi anni hanno mostrato attraverso la cosiddetta Primavera Araba, per ri-fondare la nostra democrazia e recuperare il senso della partecipazione alla vita politica, nella logica del servizio e della comunione fraterna

La mattinata allietata da danze folkloristiche egiziane, interpretate “magistralmente” dagli amici egiziani e da alcuni giovani andriesi, e da colazioni o aperitivi del commercio equo e solidale, si è conclusa con un augurio: allargare la propria vista a quello che c’è oltre il nostro Paese, e i pregiudizi che la società moderna mostra verso gli stranieri.
Mariam e Atef, sono arrivati in Italia per raccontare di un’altra Africa, di una Terra che ha voglia di crescere, con l’aiuto dell’Occidente.  Ci hanno raggiunti per dare testimonianza che un ponte tra l’Europa e Africa può costruirsi ma solo con la volontà di superare i muri dell’indifferenza. Serve iniziare a guardare con occhi diversi chi ha bisogno: promuovere più che aiutare chi è in difficoltà, dare gli strumenti piuttosto che i mezzi, serve rimboccarsi le maniche, soprattutto quando si è giovani per dare un seguito a quelle esperienze di servizio in Africa, all’interno delle nostre comunità. È necessario porre le condizioni affinché si superino le barriere della diversità e ci si avvicini al concetto di prossimità nei confronti del bisognoso, del diverso,  seppur nel rispetto della cultura dell’altro, senza mai ghettizzarlo, ne tantomeno inglobarlo e dissolverlo.

L’Occidente non può continuare a guardare a distanza la Primavera Araba che a quasi tre anni dal suo inizio fa estrema difficoltà a consolidare sistemi democratici effettivamente liberi e pluralistici. Si vedono tensioni e rischi di involuzione che complicano e frenano i processi di cambiamento che hanno bisogno di tempi lunghi e sostegno da parte dalle democrazie occidentali già avviate per dare frutti stabili. L’Africa è un continente in pieno fermento che l’Occidente deve conoscere, con cui deve dialogare. L’Europa (e quando dico Europa mi riferisco a noi tutti) deve cercare il modo per prevenire nuove guerre nel mondo islamico, mediare nelle rivoluzioni, difendere e aiutare la società civile e soprattutto quelle componenti moderate in grado di guidare i processi di democratizzazione. In questo tempo l’Europa non è stata capace di incidere con un atteggiamento di ascolto e di dialogo, ma soprattutto non è stata capace di rispondere con prontezza attraverso il Cristianesimo alla sfida dell’accoglienza e dell’apertura. Cristiani, giovani e adulti capaci di incontrare e di dialogare. Sacerdoti che si impegnino in una pastorale dell’accoglienza e dell’intercultura  all’interno delle comunità, che credano nella dimensione missionaria della Chiesa.  Da cristiani impegnati nel mondo, piuttosto che (solo) nelle proprie comunità. Cristiani che fanno della missione uno stile di vita e non soltanto un’esperienza di qualche giorno.

Con il cuore pieno di gioia, gli amici dell’Egitto sono ripartiti per raccontare nelle loro terre di un’altra Italia, della bontà e della mitezza delle persone che hanno incontrato. Cerchiamo di non deluderli, continuando ad adoperare lo stesso stile di accoglienza e di impegno per gli ultimi e per i poveri anche in loro assenza. È il Mondo che ce lo chiede, è il Vangelo che ce lo dice.

Altri articoli
Gli articoli più letti