Bovino: un borgo da scoprire

Annoverato tra i 10 borghi più belli della Puglia

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 19 luglio 2013
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Oggi spostiamo l’attenzione dalla nostra città a qualche centinaio di chilometri a nord per parlare di Bovino, un comune di poco più di 3.000 abitanti della provincia di Foggia.

Bovino fa parte del club "I borghi più belli d'Italia" promosso dall'Associazione Nazionale Comuni Italiani ed è annoverato tra i 10 borghi più belli della Puglia, con Cisternino, Otranto e Presicce, solo per citarne alcuni. Ma cerchiamo di saperne di più su questo borgo di cui Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, loda l’amenità del posto e la cordialità delle sue genti.

Il nome "Bovino", deriva dal latino Vibinum, toponimo attestato dagli storici Plinio e Polibio, con cui si indicava Bovino già quando vi si accampò Annibale, nel 217 a.C., prima della battaglia di Canne. L’etimologia di Vibinum resta incerta, ma, probabilmente, deriva dalla lingua osca parlata dalle antiche popolazioni (Osci e Sanniti) della Daunia e significa "bue".

Posizionata strategicamente al confine tra Puglia e Campania, Bovino nel corso dei secoli ha avuto un ruolo fondamentale nei collegamenti tra Tirreno e Adriatico, divenendo proprio per tale motivo oggetto di contesa per le diverse dominazioni susseguitesi. Il  “Vallo di Bovino” su cui si affaccia il Castello fino al periodo preunitario è stato ricettacolo di scorrerie di briganti che assalivano le carovane che dalla Campania erano costrette ad attraversare questo luogo pericoloso tra le montagne per raggiungere il versante adriatico.
Il centro abitato si estende su tre colli contigui; il più alto, noto come “Monte Castro” (dal latino castrum = accampamento) fu il luogo dove Annibale si accampò per preparare l’assedio contro le città della Daunia, come si apprende dalle Historiae di Polibio; sui restanti due colli domina una parte consistente del centro storico, che conserva il suo originario aspetto medievale e la maestosa mole del  Castello Ducale, monumento degno di nota per chiunque volesse recarsi a visitare questo borgo.

La posizione strategica del Castello è testimoniata da un’occupazione senza soluzione di continuità: da rocca di età romana a baluardo difensivo per Longobardi e Bizantini, a maniero, in età feudale, sotto la famiglia di Loretello, Signori di Bovino dal 1059 al 1182. Alla fine del XI secolo fu raso al suolo e ricostruito dal conte normanno Drogone, poi ampliato da Federico II di Svevia e nel Seicento trasformato in palazzo gentilizio dai duchi de Guevara, Signori della Navarra, discendenti degli Aragonesi.

Nei secoli successivi il Castello divenne anche luogo di soggiorno di personaggi e dinastie di grande fama: Manfredi, figlio di Federico II, gli Angioini e appunto la famiglia spagnola dei de Guevara residenti fino al 1961. Sotto la loro dominazione, il Castello fu ampliato e dotato di una torre dell’orologio e di un elegante giardino pensile.
Qui furono ospitati importanti letterati, come Torquato Tasso e Giovan Battista Marino, e illustri personaggi, tra i quali si annoverano il papa Benedetto XII e Maria Teresa d’Austria.

Le stanze del Palazzo Ducale offrono al visitatore la possibilità di visitare la piccola ma suggestiva cappella privata con pavimento in maiolica, in cui è conservato un frammento della sacra Spina della corona di Cristo, di un lembo di porpora della Sua veste e di varie reliquie di Santi, donate dai papi Gregorio XIII e Innocenzo VIII alla corte dei Guevara.
Ma Bovino non si limita a questo.

Più che le fonti storiche, delle sue origini, oggi parlano le testimonianze monumentali. Tracce del suo passato sono ben visibili nel borgo antico, distrutto e ricostruito più volte, che si caratterizza per l'armonia della struttura urbanistica e per lo stato di conservazione, nel complesso buono, di materiali, forme e colori tipici della sua tradizione.

Di Vibinum sono stati localizzati i luoghi originariamente occupati dal forum, dall’anfiteatro e dalle terme. Si conoscono le mura di cinta in opus reticulatum (tecnica edilizia tipica di età romana), con le sue porte d’accesso e qualche torre; l’acquedotto e due ampie cisterne di decantazione dell’acqua; due templi, uno dedicato ad Apollo e, l’altro, ad Ercole, oltre a numerose attestazioni scultoree, numismatiche ed epigrafiche, che ci danno un’idea della sua importanza politica e sociale.

Le casette bianche, le scalinate ripide dei viottoli e la verde campagna circostante completano il suggestivo quadro di rara bellezza.

Il borgo racchiude al suo interno sette chiese, tra le quali spicca per importanza la Basilica cattedrale sobria ed imponente, in stile romanico pugliese, con chiari elementi bizantini. Dall’epigrafe contenuta nella lunetta del portale di sinistra si evince l’attribuzione della facciata ad un architetto gallico di nome Zano, che la costruì nel 1231 su commissione del vescovo Pietro I.

All'interno, degni di nota sono i frammenti scultorei bizantini nel presbiterio, il coro ligneo seicentesco nell'abside, i monumenti e le iscrizioni funebri riferite ai signori di Bovino.

Ora, se siete stanchi di camminare è d’obbligo una tappa eno-gastronomica in una di quelle osterie che offrono specialità del luogo fatte di piatti semplici preparati con ingredienti poveri ma genuini, che conservano ancora il gusto intenso delle tradizioni contadine.

Bovino è anche una terra ricca di sapori.

 

 


Sitografia:
www.prolocobovino.it
www.borghitalia.it

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