Quando si è più giovani tutto il futuro sembra spalancato e fiorito di opportunità

La nostra è diventata una terra amara per i propri figli. Il nostro territorio deve dar loro delle opportunità, deve attirare flussi in entrata, per riprendere una china positiva

Andria - venerdì 08 novembre 2013
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Tra i 20 e 30 anni eravamo un folto gruppo di amici, molto legati da culture idee prospettive. I figli degli amici erano adottati da tutti noi.  La coppia più grande aveva già una figlia, Angela, che ora vive e lavora ad Amsterdam. Poi è arrivato Carlo, che studia vive e lavora in Svezia.  Poi Chiara a Milano, Daniele in Emilia,  Roberto in Nuova Zelanda, e una lunga catena di luoghi e opportunità, fino all’ultimo Alessandro che per studiare va a Bologna e poi chissà. Sono decine i figli del gruppo adottati da tutti, e nessuno di loro vive nel territorio e, quel che è peggio per noi, ha prospettive di ritornare. 

Non sono solo le opportunità di lavoro  che attirano i nostri ragazzi. Se li ascolti capisci che ci sono ostacoli più profondi e meno visibili: anche se qui trovi il lavoro hai poche chances di sviluppo, comandano sottosalario e precarietà, se sei brava/o non fai molta strada senza le solite reti di relazioni,  non solo politiche ma molto più diffuse. Insomma sono ragazzi che hanno imparato la libertà, anche a costo di rischi e sacrifici, e che non vogliono rinunciarci.

La nostra è diventata una terra amara per i propri figli. Questa nuova, intensa migrazione non lacera solo le famiglie e gli affetti, ma sta privando le nostre comunità delle sue leve migliori e delle risorse più preziose di idee, capacità, ma anche voglia di mettersi in gioco e apertura alla innovazione. Senza questo tipo di risorse il declino non si riesce a fermare.  Non mancano le eccezioni, come i due ingegneri informatici che hanno sviluppato una nuova App  che immediatamente ha avuto successo nello SMAU di Milano. Ma confermano la regola.

Nessun genitore ha mai fatto i calcoli su quanto costa far laureare e sostenere i nostri ragazzi. Circa centomila euro ciascuno? Più forse. Se questo è vero significa che noi finanziamo lo sviluppo e la innovazione in altre parti del paese e del mondo, significa che questi sistemi lontani attirano intelligenze e saperi senza spendere un soldo. Sembra assurdo, ma è così, questa è una delle spirali del declino. Cioè la mancanza di prospettive causa un flusso esogeno di risorse e capitale umano; questo flusso accelera a sua volta il declino, e accelera lo sviluppo da qualche altra parte.

Va benissimo che i nostri ragazzi possano scegliere dove vivere e lavorare, è un traguardo di libertà. Ma il nostro territorio deve dar loro delle opportunità, deve attirare flussi in entrata, per riprendere una china positiva.  Non si pensi che il problema riguarda il nostro futuro. No!  Rimettere in moto lo sviluppo, attirare risorse e riconoscere i nostri valori è l’unico modo per cambiare il presente.

In Officina smontiamo questo tema,  non potendo far tutto in una volta sola. Molte questioni riguardano i macro sistemi, la politica, lo stato, il lavoro, le risorse comunitarie, ecc. ecc. Non intervengo su questo, ma sottolineo solo che tutti questi profili devono avere una declinazione locale, e noi dobbiamo saper interagire con essi.

In coerenza con questa visione le linee di azione per le comunità del territorio sono:
a. Attrattività, intesa come capacità di attirare insediamenti, innovazione, tecnologia, per esempio agroindustria, green economy, processi direzionali, relazioni estere, ecc. ecc.
b. Posizionamento, inteso come scegliere, definire e attivare relazioni con centri di economia anche lontani (export, trasferimenti  tecnologico, distretti trans-regionali, cooperazione  inter. Territoriale, ecc. ecc.)
c. Qualità urbana e capitale umano, intese come realizzazione di ambienti fisici e sociali favorevoli alla innovazione, alla mobilità, alla attrattività di persone idee e investimenti
d. Cultura del merito, della innovazione, della collaborazione, con comportamenti sociali, pubblici e relazionali che premiano il merito, il rischio, la solidarietà
e. Crescita di una visione comune, riconoscibile, che renda possibili aspettative positive, più sicurezza. Visione – prospettiva – azioni – partecipazione è il ciclo positivo per invertire la spirale del declino.

Dovrebbe essere anche il modello di azione di soggetti politici del territorio, non solo partitici, al momento affacendati in cose diverse. Chi si propone per governare, e non solo per gestire le briciole del declino deve darsi una mission del genere, lavorare ad un progetto chiaro, partecipato, di azioni e scelte.  Perché chi si richiama ad una cultura progressista non si immerge ora in un lavoro per un programma di rinascita? Ecco un modo per reagire alla crisi della politica.

Si dirà, belle enunciazioni. Ma in concreto??  In questo intervento mi limito ad indicare i titoli di capitoli da sviluppare e approfondire. Le prossime tappe mi “costringeranno”, e mi sforzerò, adefinire proposte concrete e indicazioni di azioni possibili. Saranno spunti personali naturalmente, senza la pretesa di essere risolutivi. Ma spero che potranno intrecciarsi con saperi,  proposte e azioni di molti altri, tessendosi in un processo positivo di cui abbiamo estremo bisogno, adesso.

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