Che fine ha fatto il rock?

Tra i cento artisti preferiti degli americani non c’è un gruppo o un cantante Rock di nuova generazione, mentre persiste un intramontabile Roger Waters, che ha le radici negli anni Sessanta con i suoi Pink Floyd

Agnese Paola Festa MusicaLmente
Andria - venerdì 15 novembre 2013
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Rock vuol dire ancora qualcosa?  La codificazione eccessiva e parodistica del rock come “forma di ribellione” ha svuotato di senso i suoi contenuti più di quanto non abbia fatto la sua scomparsa come categoria netta e riconoscibile.

La musica rock (conosciuta, spesso, anche solo come rock) è un genere nato nel corso degli anni cinquanta e sessanta nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che ha diverse radici storiche e stilistiche derivanti  dal rock and roll, dal blues, dal rhythm and blues e dal country, con richiami di musica folk.

Dopo gli eccessi del rock degli anni '60, Bob Dylan ed altri, intrapresero una strada più pacifica verso il nirvana del rock, e ri-scoprirono la musica country.  Fu così che il "country-rock" divenne una delle prime manie degli anni '70,  portando al successo gruppi come gli Eagles.  Poi c'erano il reggae, un genere commercializzato grazie a Bob Marley, il funk che divenne addirittura più assurdo e sperimentale con le bands di George Clinton, e l'hard-rock da cui nascerà l'heavy-metal (Blue Oyster Cult, Kiss, Aerosmith, AC/DC, Rush, Journey).

Grandi gruppi e grandi nomi che hanno fatto la storia non solo del rock ma anche della musica.

In Gran Bretagna, i primi anni '70 furono caratterizzati dall'espandersi dell'hard-rock e del progressive-rock, e quindi delle loro varie ramificazioni nei molti sotto-generi. I musicisti inglesi conferirono una qualità "intellettuale" al rock'n'roll, qualità che regalò al rock una dignità pari a quella di cui godevano il cinema e la letteratura europei. 

Grazie a questi fenomeni musicali a metà anni '70 nacquero migliaia di etichette discografiche indipendenti che produssero  artisti alternativi, dividendo la scena musicale in due settori: il rock commerciale (quello di Elvis Presley e dei Beatles) e il rock alternativo (quello di Zappa e Grateful Dead).

Purtroppo è con la morte di Jim Morrison, di Janis Joplin, di Jimi Hendrix e di molti altri, che sia ha una sorta di  raffreddamento nel fenomeno rock. Eccentrici sopravvissuti del progressive-rock come Robert Fripp e Peter Gabriel si sono reinventati un rock diverso che ha portato una più estesa concezione della musica rock.

A partire dagli anni '90 il panorama musicale ha perso la sua “unità” frantumandosi in mille componenti, moltiplicando (e allo stesso tempo rendendo innocue) le distinzioni tra generi, venendo meno al rapporto forte tra musica, lifestyle e appartenenza sociale.

E oggi? L’ultimo sondaggio negli Stati Uniti sui 100 dischi più venduti e acquistati in America, risale al 2011. Ovviamente vince il Pop e i primi “rockettari” che appaiono nella classifica sono al ventiduesimo posto: gli U2.  A seguire Bon Jovi, i Coldplay.

Giusto tra Shakira e Jennifer Lopez compaiono i Red Hot Chili Peppers.

In sintesi, tra i cento artisti preferiti degli americani non c’è un gruppo o un cantante Rock  di nuova generazione, mentre  persiste un intramontabile Roger Waters, che ha le radici negli anni Sessanta con i suoi Pink Floyd.

Sicuramente il Rock non è morto come sostengono in molti ma certo è che, a quasi sessant’anni dalla sua nascita,  l’età si fa sentire. Ci saranno eredi all’altezza e in grado di riportare allo splendore il grande Rock?

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