I dati sul lavoro sono una valanga

Le forze lavoro sono diminuite di oltre 18.000 unità, una cifra enorme, uno tsunami su un territorio come questo

Andria - venerdì 29 novembre 2013
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Da semplici cittadini abbiamo letto i dati reali sulla occupazione nel nostro territorio – sistema locale del lavoro di Barletta di cui Andria fa parte. Abbiamo verificato nella crudezza delle cifre quanto percepiamo ogni giorno, della crisi di prospettive, dell’indurirsi della vita quotidiana, e della enorme diffusione delle difficoltà economiche e delle sofferenze di persone e famiglie legate al lavoro.  Da cittadini che appartengono ad una comunità, organizzata in istituzioni e politica, ci aspettavamo una qualche riflessione, o almeno il segno che quel grido di dolore che sale dalle cifre mute fosse stato raccolto da qualcuno. Macché.  Quella conferma ufficiale di quanto sappiamo nei nostri giorni è stata sepolta dal solito silenzio e indifferenza.

Allora, sempre da semplice cittadino, ho navigato sul sito ISTAT per verificare direttamente, ed ecco la sintesi di quello che ho trovato: (http://www.istat.it/it/archivio/98692)

Facendo un po’ di semplici calcoli, confrontando il 2008 con il 2012, abbiamo che i seguenti risultati  NEGATIVI

variazione occupati -17.300
Variaz. in cerca occup. -900
forze lavoro -18.200
tasso di attività -7,3
tasso occupazione -6,9

Insomma le forze lavoro  sono diminuite di oltre 18.000 unità, una cifra enorme, uno tsunami su un territorio come questo. Ancora più grave è che scende il tasso di attività e anche chi cerca occupazione, a dimostrare che ormai lo scoraggiamento diventa l’atteggiamento più diffuso.
Se poi sommiamo alle statistiche la perdita di lavoro nel sommerso, di cui le statistiche non parlano ma da noi molto diffuso, il quadro si fa più drammatico ma più realistico.

A fine 2013 sarà certamente peggio.

E’ in atto un declino che diventa ogni giorno più veloce. La perdita di lavoro e l’indebolimento economico comportano riduzione di consumi, di attività, che causano circolarmente altra perdita di lavoro, scivolando su un  piano inclinato inarrestabile.

Anche dentro la crisi generale, nella stessa Puglia altri sistemi di lavoro hanno risultati diversi, alcuni positivi, altri meno negativi. Il nostro è il peggiore.

Si tratta di drammi personali, familiari, che dilagano. Di sofferenze di capifamiglia e di ragazzi che emigrano, di dipendenti e di autonomi, di imprese e  professionisti.  Non solo nessun settore è escluso, ma nessuno può pensare di non essere coinvolto.  Basta guardare chiusure di attività da un lato, e imperversare dei furti di auto dall’altro.
In paesi normali questo allarme sarebbe stato raccolto e qualcuno avrebbe discusso, pensato e agito in qualche modo,  ma non siamo in un paese normale. Siamo in un territorio che sta vedendo ogni giorno sfarinarsi la sua armatura economica, le cui istituzioni invece sono deboli, divise e dedite ad altro.

Si può e si deve finalmente avviare una riflessione ampia sulle cause profonde, si può e si devono prendere decisioni grandi che sole possono rimettere in moto lo sviluppo. Non se ne vede neanche l’ombra, ma per riprendere la speranza bisognerà farlo. Si vedrà quando si è esaurita la “via adriatica” ( da almeno 20 anni ormai) e con cosa sostituirla. Non c’è un treno dello Sviluppo che passa e si può prendere, sia pure al volo e nei vagoni di retroguardia, da questa crisi niente esce, se esce,  come era prima.

Però dalla mia esperienza di sindaco so quanto è duro guardare negli occhi qualcuno che ti chiede aiuto e rispondere solo con rimandi al futuro.

Bisogna spezzare la spirale dell'impoverimento adesso, prima perché senza azioni non si ferma ed è causa di sé stessa, secondo perché ci sono persone in carne ed ossa, vite reali  che non possono aspettare gli eventi.

Il primo comandamento è quindi quello di scegliere e agire ora, anche con interventi a breve termine, anche con azioni di solidarietà o che si possono giudicare assistenziali, che se non servono nel lungo periodo, nell’immediato sono un must per le persone coinvolte e servono a rimettere risorse in circolazione e invertire in parte la spirale negativa.  Il primo immediato dovere per istituzioni e organismi collettivi è quello di dimostrare che c’è ancora una comunità, e qualcuno che pensa e prendere la responsabilità di fare.  Il danno maggiore è fatto dal silenzio e dalla apparente indifferenza.

Il mio sarebbe un altro lamento senza indicare azioni concrete e immediate, che nell’arco di qualche mese possono produrre una rottura del ciclo , per poi passare alle azioni di sviluppo.

Allora ci provo di seguito, senza la pretesa di esaurire niente, e neanche di dire le cose giuste, ma con la rabbia per voler fare qualcosa e la responsabilità di iniziare in prima persona.

Qui di seguito elenco i titoli di 10 azioni che si possono immediatamente avviare:
1. Individuazione  misure regionali riprogrammabili per sistemi locali a forte calo occupazionale,  secondo i dati ISTAT, utilizzando i GAL, organismi esistenti, Comuni, Uffici del lavoro, ecc.ecc.
2. ricognizione delle disponibilità finanziarie residue di fondi comunitari regionali e nazionali su misure di assistenza formazione , sociali, immediatamente utilizzabili e spendibili,  di intesa con la Regione
3. Convocare imprese e cittadini che hanno chiesto autorizzazioni per interventi immediatamente cantierabili (edilizi, di attività, imprese) , chiedendo conferma delle intenzioni di investimento e chiudendo le procedure autorizzative entro 30 giorni
4. Immediata verifica delle are nel Piano per gli insediamenti  Produttivi, revoche delle aree inutilizzate, assegnazione di lotti a sportello,  per interventi cantierabili entro 90  gg, e assegnazione delle aree pubbliche alle imprese che da tre anni hanno chiesto di realizzare interventi secondo il bando comunale
5. Convocazione degli ordini professionali,associazioni di impresa e Banche, individuando quali siano programmi di investimento e/o attività di cui questi organismi hanno notizia, e successivi accordi di cooperazione con i proponenti nei quali il comune si fa garante del rapporto con le istituzioni
6. Rassegna delle previsioni di lavori pubblici e avvio di cantieri, anche di manutenzione o di lavori correnti,  con procedure di urgenza, previa ricognizione delle opportunità finanziarie disponibili presso Stato e Regioni
7. Verifica presso altri soggetti che promuovono opere infrastrutturali (ACQUEDOTTO, ANAS, AUTOSTRADE, ENEL,ecc. ecc.) di investimenti finanziati, ed ancora inattivi,  da avviare nei prossimi 6 mesi
8. Avvio di un programma di Housing sociale (presso la Cassa Depositi e prestiti sono disponibili oltre 2 miliardi)  di intesa con cooperative, imprese, banche,  da definirsi entro prossimi 3-4 mesi
9. Individuazione, sulla base di una analisi di fabbisogni di insediamento da fuori territorio,  di aree pubbliche o destinate a servizi da rendere disponibili anche tramite acquisizione e/o perequazione urbanistica puntuale,
10. Costituzione di una task force composta da specialisti di  programmi e progetti, personalità della economia e delle professioni,  (molti sarebbero disponibili anche al volontariato) e  tavolo permanente tra partner istituzionali, compresi parlamentari e consiglieri regionali e altre rappresentanze del territorio  per coordinare, individuare e promuovere le azioni e le opportunità immediate

Nessuna di queste azioni ha risultati certi, ma rappresentano una possibilità immediata  di mobilitazione delle migliori risorse del territorio. Non riguardano solo il comune e la politica, ma chiamano parecchi alla responsabilità.  Solo che qualcuno deve definire il che fare, chiamare a responsabilità, coordinare e promuovere le cose. Se non è questo un compiuto politico, il compito della politica, cosa lo è?

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