Riprendiamo il lavoro

Le cose da fare, subito e nel breve termine, per riprendere opportunità di lavoro che possano spezzare, almeno in parte, la spirale della crisi

Andria - venerdì 12 dicembre 2014
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L’emergenza lavoro si aggrava. Non solo per i lavoratori classici, edilizia, piccola industria, ecc. Il tasso di occupazione giovanile è spaventosamente basso. Ognuno conti quanti ragazzi conosce che sono all’estero a lavorare, e si renderà conto di quale emorragia la nostra terra sta subendo, anche senza consultare le statistiche.

Il problema sta toccando pure professionisti,  artigiani, commercianti, nelle fasce più deboli, per i quali il dramma non è più la attività che rende poco, ma la chiusura della precedente attività e la mancanza di una alternativa reddituale.

Non si riesce proprio a capire perché non ci sia una reazione, una qualunque, da parte di soggetti collettivi, e specialmente di poteri pubblici e esponenti della “politica”.   Mentre Sagunto è assediata a Roma si parla, direbbe un vecchio brocardo latino. Roma è metaforico: anche su scala locale la politica è dedita ai suoi rituali ormai insignificanti.

Un esempio della distanza enorme tra società reale e politica:  un imprenditore locale, aderendo ad un bando del comune per le aree a servizi nel PIP, ha proposto di realizzare un teatro e centro congressi come iniziativa privata di portata almeno territoriale.  Si potrebbe definire “incosciente” di questi tempi. Eppure sono quattro annui che le proposte come questa ed altre non sono neanche state esaminate.

Per esempio, si parla di “primarie” come se salvassero l’anima. In Emilia Romagna oltre le primarie si è manifestato un pauroso vuoto di rappresentanza e partecipazione, tanto più serio quanto inaspettato per le  dimensioni e per l’alto grado di coesione sociale di quella terra.
Primarie per cosa (scelte e programmi), con chi (Alleanze e valori di fondo), come (regole di partecipazione) dovrebbero essere il sale della partecipazione politica.
Invece si rischia che si riducano ad una replica dei congressi di partito, dove tutto è predeterminato: sotto il rituale niente.  O meglio, solo il mantenimento dello status quo e degli equilibri tra gli spezzoni di ciò che resta della politica.

Si può però scegliere di ricominciare da un altro verso. Innanzitutto dalla sfida delle emergenze, dei programmi, delle cose da fare e delle responsabilità da prendersi di fronte ad una comunità sempre più smarrita.

Cominciamo dal lavoro. Di seguito pubblico una scheda di cose da fare, subito e nel breve termine, non dico per lo sviluppo economico, ma per riprendere opportunità di lavoro che possano spezzare, almeno in parte, la spirale della crisi. Le proposte sono riassuntive, per essere brevi, ma ognuna di esse contiene opportunità e idee, e ognuna presuppone che qualcuno prenda la responsabilità  di scegliere, attuare, controllare.  insomma di fare politica e governare, per essere succinti.

1. chiusura dei cantieri e dei programmi abbandonati (opere pubbliche, immediata rassegnazione aree produttive e per servizi,  licenze, investimenti privati).
2. ricognizione programmi privati da imprese, associazioni, banche e varo di accordi di programma per la cantierizzazione, rimuovendo gli ostacoli e i tempi infiniti
3. Piani direttori comunali per avviare immediatamente il riuso del patrimonio edilizio esistente, recupero ristrutturazione edilizia e urbanistica, manutenzioni straordinarie
4. Fondo sociale europeo: risorse residue fino al 2015 e nuova programmazione: risorse e progetti per la lotta alle povertà
5. Finalizzazione di “youth guarantee” Garanzia Giovani  e nuovi programmi comunitari rivolti all’inserimento e accompagnamento lavorativo
6. Supporto a quattro start up con incubatori imprese, programmi di accompagnamento,fondo garanzia, sede nel l PIP per e-market,  incoming turistico, agroalimentare e centro  di competenza e design abbigliamento
7. portale e-commerce del territorio, con brand, community online, per agroalimentare di eccellenza, supportato da programmi comunitari e rete di imprese aderenti
8. cooperative di comunità, a iniziare dalla manutenzione degli alloggi popolari e dalla gestione di servizi di prossimità
9.  programmi di iniziativa pubblica per la rigenerazione urbana e riuso dell’ esistente, a cominciare da immediato varo di investimenti IACP e Social Housing
10. candidatura comunale e territoriale per progetto e attuazione dello strumento Sviluppo Urbano Sostenibile nel nuovo quadro  di programmi europei  e Fondo promozione e garanzia cooperative e start up per l’accesso a programmi comunitari e di sostegno alla occupazione

Ci possono essere molte altre proposte e possibilità. Lo sviluppo è un cantiere aperto. Ma qui sembra che nessuno voglia rilasciare la autorizzazione ad aprirlo.

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