Santa Croce ai Lagnoni

Uno degli insediamenti rupestri che con le antiche chiese di Santa Sofia, Santa Margherita e la vicinissima Cristo di Misericordia caratterizzano la zona

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 13 dicembre 2013
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Una delle chiese più interessanti della nostra città è sicuramente la chiesa rupestre di Santa Croce ai Lagnoni, un monumento affascinante e misterioso. Chi vi scrive ha visitato la chiesa, tra l’altro, per la prima volta, colmando la grave lacuna, lo scorso marzo, in occasione della “Giornata FAI di Primavera” organizzata dalla Delegazione FAI Andria Barletta Trani, con il patrocinio della Città di Andria-Assessorato alla Cultura e Turismo. Un’occasione da cogliere al volo non solo per gli appassionati di arte che all’interno della chiesa possono ammirare un ciclo di affreschi di epoca medievale seppure non perfettamente conservato, ma per chiunque voglia approfondire la conoscenza del nostro territorio, trattandosi di uno degli insediamenti rupestri che con le antiche chiese rupestri di Santa Sofia, Santa Margherita e la vicinissima Cristo di Misericordia caratterizzano questa zona.

Partiamo dal nome: Santa Croce ai Lagnoni, perché questo nome?
Innanzitutto, come è facile immaginare, la chiesa prende il nome dal Santo Legno della Croce che, secondo quanto narrato nella Leggenda aurea di Jacopo da Varagine, fu ritrovato da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino.
Lagnoni era, invece, il nome della contrada suburbana in cui si trovava la chiesa.
Dal latino Landea o Landia, il termine volgare lagno era adoperato nel dialetto medievale, nelle province meridionali e soprattutto nella Campania, per indicare un fosso, o un letto artificiale per la deviazione delle acque paludose. Il nome di Lagnoni, al plurale ed accrescitivo, dato alla contrada, indicherebbe, quindi, più lagni di grosse dimensioni.
La zona in cui è localizzata la chiesa è, infatti, caratterizzata da un terreno di natura prevalentemente tufacea, con presenza di grosse cavità sia naturali, sia derivanti da dilavamento. Ciò è dovuto al fatto che in passato questa zona di natura alluvionale serviva da zona di transito delle acque piovane.

Il luogo, ricco di cavità sotterranee, favoriva la nascita di insediamenti di qualsiasi natura anche perché le condizioni ambientali si presentavano ottimali per la pastorizia e l'agricoltura, le principali occupazioni degli abitanti di questi luoghi.

Questo spiega come, nel periodo altomedievale, un gruppo di monaci cenobiti scelse questa grotta naturale, successivamente ampliata con mezzi rudimentali, come luogo di preghiera.
La chiesa consta di almeno quattro fasi costruttive; tuttavia, risulta difficile stabilire con certezza un ordine cronologico preciso per i vari interventi che si sono succeduti nelle varie epoche. Ciononostante, anche grazie agli affreschi, è stato possibile risalire all’evoluzione architettonica della chiesa a partire dal nucleo d’origine.

Si ha quindi un’area originaria risalente al sec. X, scavata nella roccia tufacea e caratterizzata da un impianto basilicale a tre navate sorrette da quattro pilastri naturali con un'abside semicircolare a cui è stato aggiunto, in epoca successiva, un avancorpo in blocchi di tufo (attuale ingresso) riconducibile al sec. XIII. A questo periodo risale anche la decorazione ad affresco. Un ulteriore intervento fu costituito dall'allungamento e allargamento dell'abside centrale e dalla conseguente apertura di un grande arco per potervi accedere (secc. XIV-XV) ed infine nel 1888, per iniziativa del tutto personale dell'allora cappellano, fu eseguita una serie di interventi che contribuirono a stravolgere quelle che erano le peculiarità dell'opera. A questo periodo risale infatti la costruzione di un campanile (i resti della scala sono tuttora presenti all'interno della laura), in seguito demolito, e la conseguente costruzione di due pilastri circolari in tufo intonacati per sostenere il peso delle volte.

Il ciclo pittorico superstite, si pensa infatti che originariamente tutta la superficie della chiesa dovesse essere affrescata, sembra essere stato dipinto secondo un preciso programma iconografico che sviluppa tre tematiche principali: il tema della Croce, il tema della Redenzione e il tema della Chiesa Trionfante.

Analizzando gli affreschi meglio conservati, meritevoli di una trattazione a parte, notiamo influssi di matrice bizantina (Cristo Crocifisso con la Vergine, S. Giovanni Evangelista, la Maddalena protesa verso terra) dovuti sia alla posizione strategica della Puglia fra l'Oriente bizantino e l'Occidente latino, che alla presenza di colonie monastiche orientali; ma, un’importanza predominante è costituita dai caratteri della tradizione pittorica locale che conferiscono spontaneità e vivacità al corredo pittorico.
È difficile sintetizzare in così poche righe la storia di un luogo così particolare come la chiesa di Santa Croce, ma l’obiettivo di questa rubrica è incuriosire il lettore affinché sia maggiormente consapevole di quanto il nostro territorio possa offrire, a patto che chi di dovere si impegni nell’opera di tutela della chiesa e di risanamento dell’area circostante che come sappiamo è stata in un passato da poco passato oggetto di degrado.

 

 

 


BIBLIOGRAFIA:
F. Nicolamarino, A. Lambo, A. Giorgio “Santa Croce in Andria - Notizie storiche e ipotesi di restauro”, Andria 1981

 


 

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