Il fonte battesimale della Chiesa di S. Adoeno

A Bisceglie per una conoscenza storica e artistica della città

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 07 febbraio 2014
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Di solito ci si sposta nella vicina Bisceglie nel periodo estivo per la stagione balneare, ignorando una città che oltre al mare e ai locali estivi ha anche altro da offrire. Quanti, infatti, conoscono il centro antico della città?

Pensiamo, per esempio, alla chiesa di S. Adoeno interessantissima testimonianza storica edificata nel nucleo più antico della città, coeva alla costruzione della Cattedrale, ma, in particolare, ad un esempio notevole di scultura medievale conservato al suo interno, oggetto dell’approfondimento di quest’oggi: il fonte battesimale, uno dei più antichi e pregevoli della nostra regione.

Il fonte è un monolite calcareo costituito da una vasca emisferica, sorretta da una colonnina centrale stilisticamente diversa dalla vasca e realizzata successivamente come vedremo in seguito. L’esterno del bacino è scolpito con le immagini a bassorilievo del Cristo Pantocratore al centro, di S. Giovanni Battista, identificato dalla stola diaconale, paramento tipico del messaggero e dal manto guarnito ai risvolti da un motivo ad intreccio che simula i riccioli della pelle di cammello, attributo tradizionale del santo, alla sua sinistra e i simboli dei quattro Evangelisti, in seguito al restauro del 2009, leggibili nella loro completezza: l’aquila di S. Giovanni, l’angelo di S. Matteo, il leone di S. Marco e il toro di S. Luca.

Il Pantocratore è l’Onnipotente, Padre e Figlio, Creatore e Salvatore. Intorno a lui si collocano i quattro misteriosi Esseri Viventi che circondano il trono dell’Altissimo nelle visioni dei profeti Ezechiele e Giovanni. Questa suddivisione corrisponde al concetto, del trono della divinità come punto cosmico in cui convergono le quattro direzioni cardinali. I padri della chiesa, adatteranno quelli che in origine non erano altro che i simboli mesopotamici relativi appunto ai quattro punti cardinali, ai Quattro Vangeli, il mezzo per cui il Verbo si è diffuso nel mondo, e quindi ai quattro evangelisti. I quattro vangeli sono stati paragonati anche ai quattro fiumi che scorrono nel Paradiso ( Geone, Frisone, Tigri ed Eufrate) ad irrorare il mondo sgorgando da una stessa fonte: Cristo.

Il battesimo rende percepibile il mistero della morte e della rinascita attraverso l’acqua, cristianizzandone i contenuti. È la ragione per cui molte vasche battesimali sono esapartite; nel nostro caso il fonte rappresenta sei raffigurazioni: il numero 6, infatti simboleggia la morte di Cristo, alludendo al sacrificio sulla croce avvenuto al sesto giorno dall’ingresso in Gerusalemme, ma, esso è anche il numero dei giorni della creazione, ed ogni battesimo è una nuova creazione, che riammette nel paradiso l’uomo rigenerato.

La posizione attuale del fonte nella prima cappella, restituisce una visione circolare del manufatto, nel rispetto di una tipologia concepita per una visione di questo tipo, nonostante per molti secoli sia stato collocato addossato alla parete di controfacciata in una nicchia, quindi, non visibile nella sua interezza; la colonnina di supporto, infatti, mostra una decorazione solo sui tre lati visibili, mostrandosi non solo stilisticamente differente dalla vasca, ma anche successiva, in quanto pensata e realizzata proprio in virtù di questa nuova collocazione. Collocazione che, si pensa per ragioni urbanistiche o per nuove esigenze liturgiche, si rese necessaria in seguito all’abolizione ( XIV- XV secolo) del battistero, ipoteticamente collocato nella parte nord-orientale della chiesa, all’interno del quale era collocato presumibilmente il fonte.

Riguardo la datazione gli studiosi hanno espresso pareri differenti ma, se si considera un Atto di concessione di privilegi in favore dell’allora giovane abbazia, del 1074, data nella quale la chiesa risulta già edificata e consacrata, nel quale il vescovo autorizza la somministrazione del battesimo in S. Adoeno, privilegio fino ad allora riservato solo alla chiesa cattedrale, è probabile che a quella data il fonte esistesse già.

D’altro canto dal punto di vista iconologico e storico-artistico il fonte, unico nel tema trattato, si presenta in linea con la produzione scultorea proto romanica pugliese dell’XI secolo, periodo in cui la scultura pugliese aveva già mostrato le proprie peculiarità grazie all’operato di un grande artista, Acceptus, autore di opere esemplari quali gli amboni di Monte S. Angelo, Canosa e Siponto; tracce evidenti del suo magistero sono state riscontrate anche a Bari individuata come sede della sua prestigiosa bottega. Nella sua orbita di influenza si pone il fonte di S. Adoeno; infatti, alcuni degli stilemi affini che è possibile riscontrare sono le lunghe penne affilate delle ali, le labbra increspate, il rilievo delle palpebre rimarcate da un duplice solco.

Inoltre, si riscontano affinità anche con l’arte della miniatura, cui molto spesso la scultura è debitrice di temi e di modelli, in particolare delle Schole miniatorie attive in terra di Bari tra l’XI e il XII secolo; nel nostro caso sono state riscontrate analogie con le miniature dell’Evangeliario conservato nel Museo Diocesano di Bisceglie. In particolare l’aquila giovannea sembra contenere un tratto personalissimo dello scriptorium dove sarebbe stato miniato l’Evangeliario di Bisceglie, tratto comune anche ad un altro evangeliario conservato nella biblioteca comunale di Bitonto: il Vangelo nel becco anziché tra le zampe come consuetudine.

Un piccolo spunto è stato fornito, ora sta a voi scegliere di recarvi a Bisceglie anche per una conoscenza storica e artistica della città, perché no, tra una nuotata e un drink.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:
M. Pasquale, Note sulla scultura romanica nell’abbazia di S. Adoeno  in Bisceglie, in “ Studi Bitontini” n.61 (1996).

www. bisceglie.net

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