Il campione paraolimpico incontra i ragazzi andriesi di scuola media

Luca Mazzone, lezioni di sport e vita all'Istituto "G. Verdi - P. Cafaro"

«Il vero campione non è colui che vince medaglie, ma colui che nella vita non smette mai di mettersi alla prova»

Calcio
Andria giovedì 16 febbraio 2017
di Antonio Ventola
Luca Mazzone all'Istituto "G. Verdi - P. Cafaro" © Antonio Ventola/Andrialive

La voglia di guardare in faccia la vita e di superare i propri limiti, realizzare l'impossibile e mantenere un'umiltà disarmante. Sembrano frasi fatte, ma quando davanti a te c'è un essere umano che rende il tutto reale, tangibile e vero, qualcosa nell'animo si accende e quella forza di volontà disarmante si può trasmettere quasi per magia. La speranza che questo possa essere avvenuto oggi appartiene all'Istutito Comprensivo Statale "G. Verdi - P. Cafaro", che questa mattina ha proposto ai propri studenti di terza media, ai loro educatori e alla cittadinanza in generale un'esperienza di sport, di vita del nostro territorio. 

Luca Mazzone, originario di Terlizzi e residente a Ruvo, è l' "ultimo" campione della nostra terra. Due ori (prova a cronometro H2 e Staffetta mista) ed un argento olimpici, otto ori e un argento mondiali. Tutti conquistati contro un fato che nel 1990 lo costrinse su una sedia a rotelle per una lesione midollare e che Luca ha deciso di sfidare prima in acqua e poi sdraiato su un handbike. 

«Passare dall'infilare nel borsone gli indumenti sia della palestra che del calcio a trovarsi su un letto di ospedale senza riuscire ad afferrare un cucchiaio è sicuramente dura. La vità però tante volte ti insegna ad affrontare le cose poco alla volta, credendoci e sperando che qualcosa cambi in positivo. Lo sport è stata la mia corazza, lo scudo contro quella parte del mio cervello che voleva arrendersi. Una scusa per uscire fuori di casa, socializzare e coltivare hobby. Ho iniziato a camminare senza sapere dove andare ma con la consapevolezza che la mia vita non fosse finita. Ho raggiunto dei traguardi perché ho iniziato a muovermi: la maratona è lunga 42 chilometri, ma è il primo passo quello più importante». 

Una testimonianza forte regalata ai ragazzi che hanno, in circa due ore, esposto le proprie curiosità al campione pugliese e che hanno ricevuto risposte mai scontate, colme di umiltà e soprattutto educative. «Il vero campione non è colui che vince medaglie, ma colui che nella vita si mette sempre alla prova", massime preziose per giovani di un'età particolare che si apprestano ad affrontare un cammino professionale e di vita, oltre a consigli per qualche futuro ignegnere: "Attenti alle barriere architettoniche. Avere una rampa a disposizione è una gioia per qualsiasi disabile». 

«È stata una manifestazione importantissima sia dal punto di vista sportivo che di scuola di vita - ha commentato l'assessore allo sport Michele Lopetuso presente anch'egli all'incontro - L'esperienza di Luca, che ringrazio con il cuore, dimostra che i sacrifici in ambito sportivo ripagano anche nella vita. E' un simbolo ed una persona che crede molto nell'impegno e nessuno come lui può insegnare ai ragazzi che nulla si conquista per caso». 

«Il messaggio di oggi è di speranza, coraggio e forza e Luca ne è un esempio vivente - ha aggiunto la professoressa di educazione fisica Maria Anna Leda Di Terlizzi - Uso un termine che Luca ha spesso utilizzato oggi: nella vita ogni cosa bisogna "faticarsela". Questo è un insegnamento importantissimo per i ragazzi di oggi, abituati ad avere tutto e presto. Luca ha dimostrato che, per giunta con una disabilità, se uno vuole veramente qualcosa riesce ad ottenerla. Noi come educatori cerchiamo questo dai ragazzi, i quali devono esprimere al meglio le loro potenzialità». 

Luca Mazzone ovviamente non si ferma e a margine, ai nostri microfoni, ha esposto quelli che saranno i suoi prossimi obiettivi a livello agonistico: «Sicuramente il primo appuntamento è quello del Sud Africa ad agosto con la Nazionale, perché oltre ad essere campione olimpico sono tre volte campione del mondo irridato in tutte e tre le specialità del paraciclismo e, per questo, ho voglia di difendere queste tre maglie dagli attacchi degli avversari. Tokio? Vado anno per anno, prima c'è il Sud Africa, poi i Mondiali a Maniago e poi vediamo (ride,ndr). Il pensiero c'è, ma l'età è quella che è e non bisogna sfidare troppo la buona sorte». 

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