La storia

Sacra Spina di Andria, ripercorriamo il cammino dell’insigne reliquia

Con Carlo d’Angiò alcune spine arrivano in Italia e anche ad Andria, a partire dal 1308, in seguito ad un dono da parte di Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze con Bertrando del Balzo

Attualità
Andria venerdì 25 marzo 2016
di Geremia Acri
Sacra Spina 2005
Sacra Spina 2005 © Andrialive

La comunità dei fedeli e Andria tutta è ormai da tempo in fermento per un evento che potrebbe verificarsi oggi, Venerdì Santo e giorno dell’Annunciazione: il prodigio della Sacra Spina.

Numerose le iniziative e i riti previsti per questa circostanza, che ha stuzzicato la curiosità anche dei più scettici, e tramite la quale persino la televisione nazionale punterà i riflettori sulla nostra città.

La Sacra Spina, ricordiamo, è ciascuno dei frammenti lignei della corona di spine che, secondo la tradizione evangelica, sarebbe stata indossata da Gesù Cristo durante la Passione, diventando, dunque, uno dei simboli che meglio richiamano la sua atroce sofferenza.

La nostra città, però, non è l’unica a poter vantare la presenza di una reliquia così importante, in quanto i frammenti della corona di spine sono numerosissimi in tutto il mondo. Già un primo calcolo effettuato nel sec. XIX dallo studioso Fleury ne contava circa 200, mentre il più recente censimento datato al 2012 e realizzato da Menna ne annovera ben 2.283, dei quali 995 solo in Italia. Oltre ad Andria, per citare qualche esempio, è possibile venerare Sacre Spine nel duomo di Cremona, nella chiesa di S. Maria Maggiore di Vasto, nel Convento della Sacra Spina di Petilia Policastro a Crotone, nel Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, ma anche a Vicenza, Pisa e Roma e, più vicino a noi, a Barletta e a Bari, ognuna con una propria storia ed alcune miracolose proprio come quella conservata nella nostra Cattedrale.

Nonostante si sia accertato che la corona di spine fosse, in realtà, una sorta di calotta di rami intrecciati, quindi ben più grande ed articolata rispetto ad un semplice cerchio, sembra comunque ingiustificato un numero così elevato di spine, la cui autenticità a volte è impossibile da dimostrare. È ovvio che il fenomeno pare aver subìto, nei secoli, una crescita esponenziale per tutte le implicazioni religiose e devozionali collegate al prestigio derivante dal conservare una reliquia così sacra.

Tutto cominciò quando, secondo la tradizione cristiana, il re Luigi IX di Francia acquistò dall’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II, insieme ad altre preziose reliquie, l’intera corona che, arrivata a Parigi nel 1239, fu custodita nella Sainte-Chapelle, costruita appositamente, mentre oggi è conservata nel tesoro della Cattedrale di Notre-Dame. In realtà, già in quest’epoca, la corona era solo un anello di giunchi, privo di spine, le quali erano state precedentemente donate dagli stessi sovrani bizantini e, dal momento dell’acquisto, anche dallo stesso Luigi IX, che aveva provveduto ad offrirle alle chiese più importanti della Francia.
Con Carlo d’Angiò alcune spine arrivano in Italia, incrociandosi con la storia di Andria, dove la presenza della Sacra Spina è attestata a partire dal 1308, in seguito ad un dono da parte di Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze con Bertrando del Balzo, duca di Andria.

Come risaputo, quando il giorno dell’Annunciazione, ovvero il 25 marzo, coincide con il Venerdì Santo, avviene il miracolo che, dal 1633, data in cui fu attestato per la prima volta, si è manifestato in vari modi: con rigonfiamenti, con la liquefazione in gocce di sangue vivo delle diciassette macchie violacee presenti sulla spina, fino alla comparsa di escrescenze biancastre argentee di pochi millimetri, una vera e prodigiosa fioritura, avvenuta per la prima volta nel 1842. Un fenomeno attestato con atti notarili riportanti la testimonianza di personalità degne di fede. La tradizione, infatti, vuole che il verificarsi o meno del prodigio venga ufficialmente constatato da un notaio e da una commissione di esperti, come già avvenuto negli anni 1842, 1853, 1864, 1910, 1921, 1932 e 2005.

A voler essere precisi, non sempre il miracolo ha avuto luogo in questa circostanza. Durante il saccheggio ad opera dei francesi, avvenuto in città nel 1799, precisamente il 23 marzo, fu trafugata anche la Sacra Spina di cui si perse qualsiasi traccia fino al 1837, data in cui fu ritrovata a Venosa. Grazie all’intercessione di mons. Cosenza, la famiglia presso la quale fu ritrovata la spina concesse la restituzione. In quella occasione, la spina manifestò il miracolo dal 24 ottobre, giorno in cui la reliquia fu nuovamente trasferita ad Andria, fino a metà novembre, quasi a voler suggellare la propria autenticità, secondo i devoti.

Non sono mancate occasioni in cui le polemiche hanno accompagnato questo avvenimento come quando nel 1910 il miracolo verificatosi il Sabato Santo, ovvero con un giorno di ritardo, fu un modo per gli scettici per “denunciare” la preparazione dello stesso durante la notte, proprio perché il venerdì non accadde nulla. Si racconta che il 27 marzo le forze dell’ordine dell’epoca furono costrette ad intervenire in piazza Catuma, sparando in aria alcuni colpi d'arma da fuoco per sedare alcuni disordini scoppiati.

L’ultimo miracolo si è manifestato nel 2005 con una commissione di esperti che ha seguito passo dopo passo le variazioni cromatiche della spina, su cui finora non si sono pronunciate spiegazioni scientifiche, mentre il prossimo prodigio è previsto per il remotissimo 2157.
Motivo in più per caricare la giornata odierna di speranza e aspettative.

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