L'intervento del consulente agronomico dott. Michele Volpe per un dilemma che coinvolge tutto il nord-barese

La Coop. denuncia e lancia il grido d’allarme: «Le olive vendute ai frantoi del nord rappresentano una grande “svendita” per il territorio»

Numerose e consistenti partite di olive del nostro territorio verrebbero destinate per la produzione degli oli locali del centro-nord Italia, quelli che per inte

Cronaca
Andria martedì 04 novembre 2014
di La Redazione
Partita la campagna di raccolta delle olive
Partita la campagna di raccolta delle olive © n. c.

La Cooperativa Agricoltura Progresso (l'unica realtà cooperativistica di produzione agricola della città di Terlizzi) intervenendo in questo momento particolare di campagna olivicola iniziata da alcuni giorni, lanciando un "grido-denuncia" su quanto sta accadendo.

Una situazione molto simile a quanto sta avvenendo anche ad Andria ed in altri centri olivicoli d'eccellenza. Dalle parole dei responsabili vien fuori un quadro allarmante che diventa allo stesso tempo un monito per tutti a reagire.   

La questione la spiega il consulente agronomico della Coop. dott. Michele Volpe: «Ogni giorno vedo decine di tir carichi di olive che partono dai frantoi privati/magazzini di Terlizzi e diretti nelle regioni del centro-nord. Bella mossa... ma poi non piangetevi addosso (rivolgendosi agli agricoltori locali) se loro (i frantoi del nord Italia) continuano a vendere olio a fior di quattrini dicendo che è il loro quando invece non lo è! Vi state nuovamente “vendendo la faccia” per qualche euro in più nella tasca, senza poi pensare alle ripercussioni future per l'economia del nostro territorio. Quelli del nord si devono comprare l'olio e non le olive, e soprattutto al prezzo che decidiamo noi! E voi state facendo il contrario, cioè il loro gioco. Bravi... complimenti, poi non lamentiamoci se ci chiamano TERRONI! Ma la Cooperativa Agricoltura Progresso ed io non facciamo parte di questo schifo, del loro mondo speculativo. Noi procediamo nella stessa direzione di sempre... Valorizzare l'olio extra vergine di oliva del nostro territorio!».

Parole pesanti dopo la denuncia apparsa in un articolo online pubblicato nei giorni scorsi da un frantoio locale di Mariotto, in cui si parla di olive vendute a nero, senza alcun controllo da parte degli organi preposti, permettendo così non solo una grande svendita del territorio nostrano, ma anche e soprattutto una grande perdita economica e sociale.

Un dilemma che coinvolge tutto il nord-barese poichè numerose e consistenti partite di olive del nostro territorio verrebbero destinate per la produzione degli oli locali del centro-nord Italia, quelli che per intenderci vengono venduti a 20,00 euro il litro.

Il Presidente della Cooperativa, Pasquale Memola rincara la dose sostenendo di intravvedere in questa operazione di vendita olive comportamenti al limite della concorrenza sleale: «Pertanto ci stiamo attrezzando non solo per segnalare e denunciare eventuali illeciti, ma stiamo facendo un pressing sul Consorzio rzio Olivicolo Nazionale (CNO), su tutte le Organizzazioni Professionali e sulla Regione Puglia affinchè le istituzioni pubbliche e private si costituiscano parte lesa negli eventuali provvedimenti futuri in seguito alla scoperta quasi sicura di sofisticazioni e frodi».

Le migliaia di tonnellate di olive che partono quotidianamente da Terlizzi e dai paesi limitrofi che fine fanno? Perchè le stesse vengono molite nelle regioni del centro-nord Italia e non nei nostri frantoi? Forse perchè a loro serve per dichiarare olio di produzione locale con la denominazione IGP o DOP con la nostra cultivar “Coratina”, e ciò rappresenterebbe una truffa non solo per il consumatore finale, ma anche per quelle aziende e cooperative che onestamente svolgono il proprio lavoro. Noi non vorremmo arrivare a delle conclusioni affrettate, ma la risposta a taluni quesiti sembrerebbe del tutto ovvia e scontata.

Tutt'oggi nel 2014, purtroppo, emerge nuovamente e maggiormente la “questione meridionale”. Il Sud Italia la deve smettere di essere “la tasca comoda” di un nord che non produce e che sa solo speculare su coloro che lavorano la terra. La questione meridionale è più presente che mai, soprattutto quando si parla di prodotti agroalimentari. Anche alla  cooperativa sono pervenute molteplici richieste di acquisto di olive, e non di olio, a prezzi esorbitanti, ovvero ad 80-90 euro il quintale, ma la stessa sin dall'inizio si è categoricamente opposta a questo “sciacallaggio” che si sta ripetutamente verificando in questi giorni di inizio campagna olearia.

Sul problema è intervenuto anche Nino Volpe, consigliere d'amministrazione della stessa Cooperativa: «In questi anni abbiamo tentato di fare sinergia con i produttori e creare i canali giusti per permettere a chi lavora la terra di avere una giusta remunerazione. Quello che sta avvenendo è indecente e squallido. Sono più di dieci anni che faccio l’amministratore nel CDA della coop e impiego il mio tempo in maniera del tutto gratuita, ma sono molto rammaricato nel vedere il lavoro duro e sudato che va a rotoli di fronte alla spregiudicatezza e all’assenza totale di etica di personaggi che non hanno mai compreso quanto sia importante fare sinergia tutti insieme per il vantaggio di tutti».

«Questo dunque è il punto di vista di un’importante realtà del nostro territorio - conclude il comunicato - che oggi in maniera determinata e forte assume una posizione che in pochi, forse pochissimi, hanno il coraggio di intraprendere, descrivendo in maniera dettagliata la situazione e provando a dare una linea alternativa completamente diversa da quella assunta fin’ora dagli altri frantoi/magazzini del nostro territorio. Per questo tutto il CdA della cooperativa è unanime in un accorato appello rivolto alle istituzioni, a tutti i produttori agricoli ed in particolare ai soci: «Il prezzo attuale delle olive vi sta solo ingannando e confondendo. I 60 euro che ora vi state mettendo in tasca per quintale di olive vendute, è il minimo di quanto veramente potreste guadagnare se si riesce a fare sinergia per la vendita dell'olio extravergine di oliva, mettendo così fine a questa compravendita scellerata della produzione. Questo è un anno particolare in cui chiunque voglia il vero extravergine di oliva 100% italiano deve bussarci alla porta perchè in questo momento storico siamo gli unici fortunati ad averne ingenti quantità. Facciamo ancora in tempo a salvare una campagna olivicola che non poteva iniziare nel peggiore dei modi. La struttura c'è, pertanto continuiamo a rimboccarci le maniche per valorizzare il nostro “Oro giallo”, con la certezza che la remunerazione di chi ci crede sarà ben più proficua di quella attuale».

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I commenti degli utenti
  • Giuseppe Suriano ha scritto il 27 novembre 2014 alle 13:20 :

    Sono pienamente d’accordo con tutti i "Dottori" della Cooperativa Agricola Progresso. Ma al tempo stesso mi chiedo: dove sono state le cooperative in tutti questi anni in cui agli agricoltori veniva retrocesso un prezzo per le olive che in alcuni casi non copriva nemmeno i costi aziendali? Come mai non si è mai retrocesso agli agricoltori una parte degli utili della cooperativa? E come mai le cooperative anziché fungere da unico referente per gli agricoltori al fine di realizzare olio di qualità da vendere sul mercato a prezzi elevati (come quelli del nord per intenderci) si limitavano a comprare le olive a 4 soldi e rivendere l’olio agli stessi che oggi acquistano olive dagli agricoltori? Cosa da più fastidio la svendita del territorio o la perdita di facili guadagni, spesso realizzati alle spalle dei poveri agricoltori? Rispondi a Giuseppe Suriano

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