Il racconto della domenica

La protettrice di Andria… nella valigia di cartone

Se gli emigranti andriesi rientrarono quasi tutti fu anche perché nella valigia di cartone non mancava mai l’immagine della Madonna d’Andria

Attualità
Andria domenica 28 febbraio 2021
di Vincenzo D'Avanzo
La protettrice di Andria… nella valigia di cartone
La protettrice di Andria… nella valigia di cartone © n.c.

Per molti giorni si continuò a parlare di quella statua “miracolosa” che resisteva anche ai timidi raggi di sole. Veramente sembrava di alabastro quella statua della Madonna dei miracoli in piazza Catuma. Fu un avvenimento straordinario che ebbe tanti imitatori: in tutti gli angoli di Andria i ragazzi si misero a modellare il ghiaccio sia pure goffamente. Per Conversano e Tangaro  dopo quel “miracolo” cominciò la fama anche fuori città.

Intanto la neve continuava a cadere, in campagna non si poteva andare e i proprietari terrieri cominciarono a temere per il raccolto e per la sorte stessa degli alberi: non pochi furono quelli che si spaccarono sotto il peso della neve compromettendo anche il futuro dell’agricoltura andriese. Il primo contraccolpo fu per il mercato ortofrutticolo in piazza Vaglio. I primi giorni si diede fondo alle riserve e a quel poco di verdura che arrivava dai paesi sul mare. Poi anche il mercato chiuse per mancanza di provviste. Molti commercianti e imprenditori andriesi finirono sul lastrico mentre si impennarono i prezzi delle verdure provenienti dai paesi vicini senza neve, i cui imprenditori si arricchirono cinicamente. L’unico che sopravvisse fu  un ambulante che si era organizzato per vendere su un panchetto dolciumi fatti in casa. Per l’occasione aggiunse u grattamariann con la variante di condirlo con il caffè anziché il vin cotto. L’innovazione ebbe un grande successo. Era un personaggio robusto e alto, conosciuto da molti come il LUNGO, che quando finì la neve si costruì un bel chioschetto. A lui la neve aveva portato fortuna. É sempre così: nei momenti tragici c’è chi si arricchisce (pochi) e chi si impoverisce ( molti). La stragrande maggioranza della povera gente, che prima aveva combattuto contro i salari bassi, ora doveva combattere per quei pochi viveri disponibili. Già si mangiava una volta al giorno e in quel periodo non erano pochi gli uomini che la sera se ne uscivano di casa per consentire ai figli di mangiare il poco cibo rimasto.

Mbà Giuann intanto,  passava le sue giornate presso la Comunità Braccianti dove con altri volontari aiutava a distribuire viveri. Le richieste degli uomini si facevano più pressanti anche per i vestiti e soprattutto i medicinali.

In casa la legna era finita e non c’era modo di approvvigionarsi tanto che non si poteva più cucinare, i bracieri erano spenti: si girava in casa con doppi maglioni, che, essendo fatti in casa, erano già doppi per conto loro o addirittura ci si avvolgeva nei pastrani o nelle coperte. I volti cominciarono a diventare tristi, anche quelli dei bambini. Molti uomini giravano con la fascia nera al braccio in segno di lutto, mentre le donne anziane vestivano di nero: un po' per i morti della guerra, le cui macerie erano ancora presenti in città, un po' per le vittime recenti del freddo: c’era difficoltà anche a fare i funerali. La ricostruzione da noi  fu molto lenta. Ancora una volta il nord attrasse a sè la maggior parte dei finanziamenti e, nonostante l’impegno del sen. Jannuzzi, da noi arrivarono pochi spiccioli. L’assenza di opere pubbliche non creava alternativa ai lavori dei campi e ora che la neve aveva bloccato anche quelli il problema sociale diventava incandescente. Che la situazione stesse diventando insostenibile si avvertiva anche dall’”arredamento delle case: infatti le pareti erano spesso adorne di cocch d pmdiur appesi, serti di agli, cipolle e la povera serie di stoviglie a cui si aggiungeva in bella vista u battpann: la sua visibilità era una minaccia permanente. Che si era in difficoltà lo dimostrava l’esaurimento di quel magazzino murario e il lamento delle donne più avanti negli anni. Infatti queste erano abituate a crescere i loro capelli ma non per rendere più bello il loro viso ma perché ogni tanto se li tagliavano e li vendevano in cambio di qualche oggetto o di qualche moneta. La neve impediva agli ambulanti che facevano incetta di capelli di passare per le strade e quindi le donne non potevano venderli.

Intanto le immondizie si accumulavano e i topi cominciavano a farla da padrone. L’igiene diventava sempre più approssimativa. Cominciarono le malattie infettive e i pochi medici si diedero da fare per portare sollievo nelle case. Molto attivo in questo servizio fu Marano che, essendo anche assessore comunale, era a conoscenza delle situazioni più gravi.

Mbà Rccard aveva avuto in eredità un pezzo di terreno abbasc a u canalaun: non era granchè ma era sufficiente per un po' di verdura per la sua famiglia e quella che avanzava la moglie la vendeva mettendo la sedia davanti all’uscio di casa. I pochi soldi che racimolava servivano per pagare il conto a la pantteir. Nei giorni della neve la verdura non si poteva né coltivare né raccogliere. Diverse volte si era rivolto a mbà Giuann alla comunità braccianti per un pacco di viveri. Mbà Giuann lo aiutò in diverse occasioni anche perché tra loro c’era un rapporto parafamiliare: mbà Ciccill aveva fatto u cmboir  d fait (u d  san Giuann - testimone di nozze) a mbà Giuann. Ma quando questa fonte si esaurì sfamare la famiglia diventò un problema serio. Contro la volontà della moglie, che ci teneva a quel ricordo del nonno, mise in vendita quel terreno. Nessuno lo voleva o lo poteva comprare. Qualcuno gli suggerì un grosso imprenditore agricolo che aveva cominciato a fare lo strozzino: comprava i terreni a poco prezzo prendendo i proprietari per fame. Mbà Ciccill si rivolse a questo imprenditore ma fu cacciato perché, disse, “chi ha messo in giro questa voce è un infame”. Però quando mbà Ciccill si mise a piangere lo inviò dal suo massaro che “forse poteva conoscere qualcuno che faceva quel mestiere”. E così riuscì a vendere il terreno per pochi spiccioli ma essenziali per sopravvivere. Furono in tanti che rinunziarono al pezzettino di terreno ereditato mentre “i padroni” incrementarono la loro proprietà. Bisogna tuttavia aggiungere che non tutti si comportarono con tanto cinismo.  Ci furono alcuni che si fecero carico delle difficoltà dei propri operai. C’è sempre chi cerca di approfittare del bisogno altrui. Meno male che gli uomini non sono tutti uguali.

Il vostro narratore ha però sentito raccontare storie al limite della follia. Succedeva quando il papà si ritirava la sera a mani vuote. I piccoli erano rimasti in piedi aspettando qualcosa da mangiare e invece erano indotti a sperare nell’indomani. È triste quando un padre non sa rispondere ai figli che chiedono il pane. Di converso scattò la solidarietà delle parrocchie, dai parroci ai fedeli, per andare incontro a quanti si trovarono improvvisamente in difficoltà. Qualche negoziante offrì la disponibilità a incrementare il conto sul “quaderno” ma solo per la pasta. Anche la politica seppe mettere il silenziatore alla polemica che aveva caratterizzato i primi giorni con i comunisti contrari alla distribuzione dei buoni pasto agli angoli delle strade a chiunque tendesse la mano senza selezione alcuna. Il senatore Jannuzzi aveva raccomandato di dare da mangiare a tutti senza pastoie burocratiche. Qualcuno ne approfittò? Peggio per lui e la sua coscienza. Il perdurare della crisi indusse le forze di sinistra a collaborare trascurando le esigenze elettorali pure imminenti. La ricetta è sempre quella: quando c’è una salita è bene che tutti tirino nella stessa direzione.

Fu allora che i giovani accesero la fiaccola della speranza: chi aveva in casa un vecchio giradischi lo tirò fuori e lo accese a tutto volume sulla soglia della propria abitazione e si cominciò a ballare tra la neve, sfidando anche i pezzi di ghiaccio. Tornarono a fiorire gli amori e se capitava di scivolare sulle lastre di ghiaccio si faceva in modo che si cadesse l’uno addosso all’altra o viceversa. E gli anziani che assistevano chiacchierando ridevano per quelle magagne dei figli, ricordando le loro avventure quando le ragazze rimanevano incinte andando a stendere i panni in terrazza.

La vita riprese lentamente ma i guai non erano finiti dal punto di vista economico e sociale. I mesi successivi  furono caratterizzati da lunghi periodi di pioggia che mise ulteriormente in difficoltà l’agricoltura mentre     “ la spagnola” si diffondeva a causa delle carenze igieniche. Qualche anno dopo nel 1961 una forte  gelata fece il resto. Fu il momento in cui gli uomini andriesi furono costretti a emigrare al nord o in Germania nel tentativo di cambiare il destino della propria famiglia. Mbà Giuann, Riccardo Quacquarelli, Vincenzo Scaringella sulla Comunità braccianti aiutò molti a partire mentre la nuora d mba Giuann e la nipote d don Rccard insegnavano ai partenti i rudimenti della nuova lingua.

Il miracolo economico in Andria arrivò in ritardo: fu nella seconda metà degli anni Sessanta quando con le rimesse degli emigranti si riprese l’edilizia e l’artigianato. Se gli emigranti andriesi rientrarono quasi tutti fu anche perché nella valigia di cartone non mancava mai l’immagine della Madonna d’Andria.

Ringrazio Giuseppe Merafina per le sue testimonianze e altri nonnini dalla memoria lucida.

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