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Viaggi disperati

Il patto diabolico stipulato tra governanti e potere

Attualità
Andria mercoledì 12 settembre 2018
di Geremia Acri
patto diabolico stipulato tra governanti e potere
patto diabolico stipulato tra governanti e potere © n.c.

Mentre “il porto sicuro” della Libia sprofonda nel caos e le milizie bombardano, a tre anni dalla pubblicazione delle sconvolgenti immagini, ormai passate nell'oblio comune, del corpo senza vita di Alan Kurdi, il bambino siriano ritrovato su una spiaggia della Turchia il 2 settembre del 2015, ricordiamo questa morte-omicidio che aveva provocato lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale e contribuito ad attirare l’attenzione sul dramma dei profughi. Lo facciamo ponendo una lente d'ingrandimento sui numeri del nuovo rapporto “Viaggi disperati”, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, il quale rivela che il rischio di morte, durante le attraversate del mar Mediterraneo, è diventato ancora più elevato.

Dal rapporto dell’UNHCR, si evince che nel corso del 2018, fino ad oggi, oltre 1.600 persone hanno perso la vita o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Si calcola che tra gennaio e luglio 2018, nel Mediterraneo centrale abbia perso la vita o risulti dispersa una persona su 18, in confronto a una su 42 nello stesso periodo del 2017. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale dall’inizio del 2018 si sono verificati 10 incidenti che sono costati la vita a 50 persone o più, la maggior parte delle quali partite dalla Libia. Sette di questi incidenti sono avvenuti dopo il mese di giugno. Finora, nel corso dell’anno, sono morte più di 300 persone lungo la rotta marina dal Nord Africa alla Spagna, un consistente aumento rispetto al 2017, quando si erano registrati 200 decessi nell’arco dell’anno.

Nel mese di aprile oltre 1.200 persone hanno raggiunto la Spagna via mare: il tasso di mortalità è così salito a un decesso su ogni 14 persone che arrivano in Spagna via mare. Più di 78 rifugiati e migranti sono morti ad oggi lungo le rotte via terra in Europa o presso le frontiere, rispetto ai 45 registrati lo scorso anno nello stesso periodo.

In Italia, da gennaio a luglio di quest’anno, sono arrivati via mare 18.500 profughi/immigrati, mentre, in Spagna 27.600 e in Grecia 26.000 via mare e via terra.

Nel 2017 nello stesso periodo erano stati 95.200 in Italia, 12.100 in Spagna e 13.800 in Grecia. L’invasione che c’è per i politicanti, ma che nella realtà non c’è.

«Il rapporto conferma ancora una volta come la traversata del mar Mediterraneo sia tra le più rischiose al mondo». Ha dichiarato Pascale Moreau, Direttrice dell’Ufficio UNHCR per l’Europa. «Il calo di persone che arrivano sulle coste europee non è più un test per stabilire se l’Europa possa gestire tali flussi, ma per capire se sia in grado di fare appello a quel senso di umanità necessario a salvare vite umane».

Negli ultimi mesi, l’UNHCR, insieme all’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM), ha invocato l’adozione di un approccio regionale prevedibile al soccorso e allo sbarco delle persone in pericolo nel Mar Mediterraneo.

L’UNHCR chiede all’Europa di aumentare l’accesso a percorsi sicuri e legali per i rifugiati, attraverso misure quali: l’aumento dei posti di reinsediamento e la rimozione degli ostacoli al ricongiungimento familiare, che contribuiscono a fornire alternative a tragitti potenzialmente mortali.

Prendendo atto delle misure adottate da alcuni Paesi per impedire l’ingresso di rifugiati e migranti, il rapporto esorta a garantire a coloro che cercano protezione internazionale un accesso tempestivo alle procedure di asilo e invita a rafforzare i meccanismi di protezione nel caso di minori che viaggiano da soli e sono in cerca di asilo.

In occasione del terzo anniversario della morte di Alan Kurdi, Khaled Hosseini, scrittore e ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR ed ex-rifugiato afgano, ha pubblicato un libro illustrato: Sea Prayer. Il libro è dedicato alle migliaia di rifugiati che hanno perso la vita in tutto il mondo nel tentativo di fuggire da guerre, violenze e persecuzioni.

«Vedere le drammatiche immagini del corpo di Alan Kurdi mi ha spezzato il cuore», ha ricordato Hosseini.

Nei mesi di giugno e luglio 2018, Hosseini ha visitato il Libano e l’Italia dove dice di aver potuto «constatare le conseguenze disastrose per le famiglie che hanno perso dei parenti mentre tentavano di raggiungere l’Europa. In Sicilia ho visitato un cimitero solitario e trascurato, pieno di tombe senza nome di persone, compresi molti bambini, annegate negli anni passati durante viaggi come quello intrapreso da Alan. Di ognuna di queste persone non è rimasto che un numero, un codice su una tomba, ma prima erano tutti uomini, donne e bambini che hanno osato sognare un futuro più luminoso. A tre anni dalla morte di Alan, è tempo di unire le forze e fare di più per prevenire altre tragedie in futuro e far sapere agli amici, alle famiglie, alle comunità e ai governi che siamo dalla parte dei rifugiati».

Di fronte a tanto dolore e disumanità è facile pensare e credere in un patto diabolico stipulato tra governanti e potere. Vedere morire migliaia di persone dovrebbe essere atroce, ma in questo tempo sembra che non lo sia più. La fame di potere dei governanti ha vinto sui principi fondamentali della civiltà oltrepassando i limiti della vergogna.

Oggi al verbo riflessivo “vergognare”, che richiede riflessione e introspezione si oppone l’essere spudorati. Ed è questo che purtroppo veicola, dai volti cinici dei governanti, esibizionismo e conformismo. Peccato, che a farne le spese siano poveracci, che non devono perdonarci ma mandarci all’inferno.

Il rapporto integrale “Viaggi disperati


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