Il resoconto

San Riccardo 2018, festa salvata al 90esimo minuto

Bene i giovani, le mostre, le giostre e i venditori ambulanti, male tutto il resto

Attualità
Andria mercoledì 19 settembre 2018
di Sabino Liso
le luminarie su corso Cavour
le luminarie su corso Cavour © AndriaLive

Passa anche quest’anno la festa patronale tra tante polemiche e qualche approvazione. Un programma di eventi da “Fiera d’Aprile” con tutto il rispetto per le mostre di hobbisti e di artigianato locale a farla da padrona al chiostro San Francesco (che ci si auspica possano diventare un appuntamento fisso, e non solo durante le feste, a beneficio di turisti e di tutta la comunità andriese); bene alcuni concerti di giovani in erba che sono riusciti, malgrado tutto, a dare il loro valido contributo al mancato concerto del lunedì rimpiazzato con un Dj Set che, a detta di Giorgino, è ormai “di gran moda” nelle grandi città.

Passano i riti religiosi, almeno quelli però nella forma sono uguali con il passare degli anni, certo si è un po’ scolorito il folklore per gli stessi riti, si sa, le nuove generazioni sono sempre più restie a questo genere di “esibizionismo”: che lo spirito della festa patronale sia in via di estinzione? Di sicuro, l’amministrazione comunale ha contribuito a rendere forte il sentore comune: una tradizione che, mai come quest’anno, non è stata vissuta con trepidazione cristiana.

A violare questa sacralità sono proprio le nuove generazioni che, dichiaratamente non interessate alla componente religiosa, preferiscono approfittare della tre giorni per un ultimo week end al mare o per prendersi la parte ludica dell’evento: le giostre tirano, sia per grandi che per piccoli, ma su tutti, a "vincere" in questa festa è l’immancabile show improvvisato dai venditori di cianfrusaglie sul corso: dal tappeto magico alla pezza che pulisce da sé, ogni oggetto con la sua stravaganza, prende il suo posto “d’onore” nella festa di San Riccardo. Borse taroccate come simbolo della contraddizione di quell’Africa criticata a parole, ma frutto di una globalizzazione che spinge la gente a non privarsi della propria “Luis Vuitton”; torrone e coppata resistono malgrado le raccomandazioni di molti che fanno notare la “scarsa” igiene con cui vengono trattati i dolciumi; vince anche la “sagra” della porchetta e dei wurstel lungo tutta la periferia dedicata alla festa. Anche qui, in barba alle raccomandazioni salutistiche, ma si sa “na’ volt amma m’bròi, almein n sciòim p la panza kìain” (si muore una volta sola, meglio farlo con la pancia piena e soddisfatta).

I fuochi d’artificio sono durati il tempo di una sigaretta. Ma va bene, l’importante è aver “salvato la tradizione”. Il portale delle luminarie alle estremità di corso Cavour non c’era, in compenso resistevano i pali delle luminarie sparse sul corso che chiedevano pietà a tutti gli andriesi: una vergognosa proposta di “appicciata” che sarebbe stato meglio evitare.

In tutto questo, tanto di cappello ai privati che, evidentemente, hanno finanziato la festa, salvandola al 90esimo minuto. Torneranno il prossimo anno a salvare capre e cavoli?

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