Importante risultato di uno studio condotto presso la Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS, Università Cattolica, in collaborazione con la Case Western Reserve University of Cleveland e pubblicato su Pnas

Ricercatore andriese scopre molecola nella cura di malattie infiammatorie croniche intestinali

Lo studio diretto dal dottor Loris Lopetuso portato all'attenzione internazionale: è stato scoperto che la proteina “IL 33” ha un ruolo realmente centrale nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali

Attualità
Andria martedì 25 settembre 2018
di La Redazione
dr. Loris Lopetuso
dr. Loris Lopetuso © n.c.

È sulle pagine delle maggiori riviste medico-scientifiche di questi giorni l'importante scoperta di un team di ricercatori che vede a capo un andriese, il giovane Loris Lopetuso, di cui la nostra redazione già in passato ha avuto modo di parlare.

L'importante risultato è stato coordinato da esperti della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS – Università Cattolica e della Case Western Reserve University di Cleveland (Ohio, USA): è stato scoperto che la proteina “IL 33” ha un ruolo realmente centrale nella cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali, in particolare nella cura della malattia di Crohn e Rettocolite Ulcerosa, patologie di origine multifattoriale complessa la cui rilevanza è in aumento negli ultimi anni soprattutto nei paesi industrializzati.

IL-33 e il suo recettore hanno un’importante funzione protettiva per le pareti intestinali: riescono, infatti, ad accelerare i processi di guarigione. Questo avviene tramite l’espressione di un network di micro RNA (miRs), in particolare del miR-320.

Lo studio - pubblicato sulla rivista 'PNAS' dal team coordinato dal professor Antonio Gasbarrini, direttore Area Gastroenterologia ed Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – Università Cattolica - è stato diretto dal dottor Loris Lopetuso e condotto in collaborazione con il team della professoressa Theresa Pizarro presso il Dipartimento di Patologia della Case Western Reserve University – School of Medicine di Cleveland. La ricerca è stata resa possibile anche grazie alla innovativa IBD Unit della Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS.

La Malattia di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa sono due delle patologie infiammatorie intestinali oggi più note e ricorrenti, che alternano momenti senza particolari sintomi ad altri più acuti. In Italia ci sarebbero oltre 200,000 persone affette da tali malattie, che sono aumentate di circa 20 volte negli ultimi dieci anni. Tuttavia - secondo questo studio - la nuova chiave per lasciarsi alle spalle queste malattie sarebbe proprio la proteina IL 33, in grado a sua volta di stimolare sostanze che riparerebbero le pareti dell’intestino danneggiate.

«L’esperimento è stato condotto utilizzando cavie affette da colite - sintetizza il dr. Lopetuso - osservando come la somministrazione dell’IL 33 durante la guarigione velocizzasse la riparazione dei tessuti e riducesse al contempo l’infiammazione dell’animale». La proteina IL 33 e il suo recettore specifico, che agiscono seguendo un meccanismo simile a quello in cui la chiave viene infilata in una serratura, giocano un ruolo cruciale in questo processo poiché, come spiegato da Lopetuso “hanno un’importante funzione protettiva per le pareti intestinali, accelerandone sensibilmente la guarigione.

Siamo di fronte a patologie di origine multifattoriale complessa la cui incidenza è in costante aumento nei Paesi industrializzati - conclude Lopetuso. Patologie che determinano peraltro importanti ricadute sulla vita quotidiana dei pazienti. Ecco perchè questo studio pone oggi le basi razionali per la valutazione di un potenziale futuro approccio terapeutico. Il prossimo passo della ricerca, dunque, sarà ovviamente valutare come questa proteina impatta sull'uomo».

Al ricercatore andriese Loris Lopetuso e a tutto il team i nostri migliori auspici per il lavoro futuro.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Sebastiano Monterisi ha scritto il 31 agosto 2019 alle 16:04 :

    Grande orgoglio per noi andriesi quando un concittadino si distingue in campo scientifico.Immagino altresì la gioia e l'orgoglio dei genitori per aver contribuito alla formazione di un giovane così geniale e che può lasciare una traccia indelebile in campo medico-scientifico. Rispondi a Sebastiano Monterisi