La nota

​Lo sport ad Andria, da elemento di benessere, a malessere e sdegno

Il prof. Pino Tortora: «Non basta indignarsi, serve far sentire la propria voce che è anche quella di ragazzi che non sanno difendersi. E noi Città che facciamo? Li lasciamo letteralmente per strada»

Attualità
Andria sabato 13 ottobre 2018
di Michele Lorusso
Il prof. Pino Tortora a sx
Il prof. Pino Tortora a sx © n.c.

Lo sport è uno di quei tanti argomenti che, nella nostra Città, trovano poco spazio nella discussione e nell’analisi politica. Eppure, rappresenta uno degli elementi su cui bisognerebbe investire tanto, anche in termini di programmazione politico-amministrativa, perché contribuisce a creare benessere e una comunità sana. A tal proposito, si riporta una lettera aperta dal Prof. Pino Tortora, Tecnico FIDAL, che dello sport ha fatto la propria ragione di vita e, nonostante la pensione, continua a dare il suo contributo.

Il testo: “Vivo in una grande città, ospitale, bella e che amo. Avrei molti motivi d’orgoglio per essere cittadino andriese, ma c’è qualcosa di profondo che mi toglie il sonno e costruisce sofferenza in me, in quanto uomo di sport, quale orgogliosamente mi vanto di essere.

Per tutta una vita lavorativa ho fatto l’insegnante di Educazione Fisica o, come oggi piace dire, di Scienze Motorie. Lo sport è la mia passione, unita a quella per i ragazzi, tanti, che ho allenato ed ho contribuito a rendere persone sicuramente migliori, convinto che lo sport arricchisce e migliora chiunque. Lo sport è vita e, se proprio non compie miracoli, sicuramente ci va vicino anche sé l’insegnamento che lo sport ti offre è quello di conoscere il sacrificio quotidiano per raggiungere degli obiettivi.

Anche se in pensione, la voglia di fare e di donare è rimasta intatta. Ragazzi e ragazze come figli ed atleti. Alleno anche ragazzi speciali, quelli che qualcuno considera “diversi” ma sono magari definiti tali perché migliori, con una marcia in più e sono, comprendetemi, orgoglioso di quello che faccio per loro e con loro. Ma l’orgoglio e la gioia del mio lavoro contrastano letteralmente con il disgusto che provo per quello che la città non offre a chi si impegna per lo sport e nello sport.

I nostri allenamenti, da tempo immemore, si svolgono per strada, senza un minimo di sicurezza, magari dove la mattina si è tenuto il mercato e dobbiamo fare le nostre sedute tra scarti di cibo di ogni genere che un buon odore non offrono e bottiglie di vetro, e per di più facendo slalom tra le auto ed il traffico respirando, anzi ossigenandoci, inquinanti vari.

Infatti, ad Andria non esistono spazi dove potersi allenare. Una città che meriterebbe di essere almeno vicino alla modernità che vanta, e che, invece, ci vede costretti ad andare in altre città che ci ospitano nelle loro piste e strutture, quando è possibile. Sono servizi, questi, anche di protezione per i cittadini e gli atleti, siano essi amatori o piccoli e grandi professionisti.

L’amministrazione doveva restituire alla città la pista di atletica che versava già in condizioni pietose, visto la sua inaccessibilità ormai datata. Tanti annunci a cui non è seguito nulla che assomigliasse a qualche impianto sportivo e che si traduce in un menefreghismo chiaro per lo sport locale da parte del governo cittadino. A pagarne il prezzo sono i ragazzi, i professori ed i tecnici che ancora ci credono, nella vita, nel futuro, nello sport che apre mondi e coscienze, e magari toglie ragazzi e ragazze dalla strada non sprecandone il talento. Dobbiamo chiedere disponibilità della pista di atletica della vicina Barletta, perché siamo orfani, gente senza dimora e senza casa.

Non basta indignarsi, serve far sentire la propria voce che è anche quella di questi ragazzi che non sanno difendersi. Abbiamo delle belle persone, atleti che danno onore alla città, oltre che essere ragazzi sani e con una testa che funziona perché vivere da atleti non è facile perché costa immensi sacrifici. E noi Città che facciamo? Li lasciamo letteralmente per strada, ad allenarsi senza un minimo di civiltà nei confronti delle loro fatiche quotidiane. Io non ci sto e griderò il mio sdegno, per amore dello sport e delle atlete e atleti che non meritano il colpevole lassismo di chi è responsabile di tutto questo: non servono caramelline per accontentarci, ma fatti concreti e duraturi per il bene della città.

Nel frattempo, un nostro ragazzo, un nostro concittadino Nicola Lomuscio - allenato dal sottoscritto - classe 2003 ai Campionati Italiani ha conquistato il titolo nella 5Km di marcia (cat. Cadetti) a Rieti lo scorso 06 Ottobre. Andria, nonostante tutto, si può fregiare di un altro titolo Italiano e non sarà l’ultimo, fidatevi. Aggiungo, come beffa, che l’atleta Lomuscio gareggia in gare federali grazie ad una società di Acquaviva delle Fonti che l’ha tesserato. Ecco la beffa, una rappresentazione triste, solitaria e finale in quale versa lo sport e l’atletica nella nostra città”.

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I commenti degli utenti
  • Giovanni Alicino ha scritto il 13 ottobre 2018 alle 17:45 :

    Il prof. ha ragione. Lo sport insegna molto ai ragazzi. Insegna il rispetto verso tutti e se stessi. Il problema di Andria, riferito alle amministrazioni politiche succedutesi in decenni, è stata sempre assente. Rispondi a Giovanni Alicino

  • Pasquale sardano ha scritto il 13 ottobre 2018 alle 16:10 :

    Carissimo Pino,il campo in cui operi con tanta passione e impegno è uno dei tanti settori per i quali dovremmo prendere atto con "dolore" che c'è stato un disinteresse totale da parte di chi avrebbe la responsabilità e che bontà loro hanno portato la Città a un predissesto,meglio leggere fallimento!!!!!!Non è solo sdegno,è vergogna.Mi auguro che qualcuno si svegli e li chiami a rispondere non solo economicamente ma anche... Rispondi a Pasquale sardano

  • Francesco Lomuscio ha scritto il 13 ottobre 2018 alle 06:53 :

    Grazie Prof.Tortora ecomplimenti ad entrambi...!!! Rispondi a Francesco Lomuscio