Il resoconto

Senza Sbarre diventa realtà: inserite già 12 persone che vivono la misura alternativa al carcere

Da don Riccardo Agresti l'auspicio che il Governo possa supportare il progetto pilota che oltretutto contribuisce a ridurre la spesa carceraria

Attualità
Andria sabato 04 maggio 2019
di Sabino Liso
San Vittore - Senza Sbarre - una stanza della masseria
San Vittore - Senza Sbarre - una stanza della masseria © AndriaLive

Il progetto diocesano“Senza Sbarre” è da oggi realtà. Quella che un tempo era la masseria che ospitava il progetto di comunità del recupero di tossico-dipendenti fondata da don Gelmini, torna a nuova vita, o meglio, ritorna ad essere una "comunità" sociale e rieducativa.

Alla presenza di numerose autorità religiose, civili e militari si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della struttura che attualmente ospita già 12 soggetti (persone in stato di detenzione e/o sottoposte a provvedimento di custodia attenuata, ex detenuti e/o persone il cui percorso carcerario, oltre ad avergli segnato la vita per sempre, gli ha precluso ogni possibilità di rientro e di integrazione sociale).

Promotori del progetto sono don Riccardo Agresti e don Vincenzo Giannelli mentre tra i primi sostenitori vi è la diocesi di Andria: «Questa iniziativa – ha dichiarato S.E. Mons. Luigi Mansi - intende aiutare le persone che hanno fatto già esperienza carceraria e sono in via di conclusione oppure che hanno chiuso l'esperienza carcerario ma hanno bisogno di essere aiutati per il reinserimento lavorativo. Qui ricevono l'aiuto concreto per imparare un'arte. Imparano a rieducarsi al lavoro e ad avere quindi tutte le carte in regole per rientrare nella società».

«Ospitiamo già 12 persone che stanno credendo nella riparazione del danno che loro hanno commesso nei confronti della società e ogni giorno li accolgo con la preghiera per poi lasciarli alle varie attività presenti all'interno della Masseria San Vittore – ha commentato don Riccardo Agresti -. Adesso, però, c'è bisogno che la comunità non veda questi nostri fratelli come se fossero condannati a morte con la loro pena. Dietro c'è sempre la persona che varia rieducata. Possiamo imparare molto incontrandoli.

Sappiamo bene che la pura attività di volontariato non basta per sostenere un progetto ambizioso che ha bisogno di essere supportato anche da valide professionalità, quali una equipe socio-psico-pedagogica, pertanto abbiamo chiesto a don Riccardo Agresti come intenda mantenere in vita il progetto Senza Sbarre: “Siamo mendicanti di Dio: noi chiediamo al signore quello che lui ha voluto che iniziasse. È, questa, l'unica comunità che abbraccia i carcerati. Certo, ci sono associazioni, ma non così com'è stata concepita e strutturata la masseria San Vittore. Lo Stato e quindi il governo centrale impiega circa € 200 al giorno per mantenere un detenuto in carcere mentre con la misura alternativa, individuando progettualità come la nostra, potrebbe dimezzare le spese. Oltretutto, permetteremmo la riqualificazione di tanti soggetti che verrebbero meglio reinseriti nella società».

È questa la vera sfida del progetto legato alla masseria San Vittore: il Governo dovrebbe considerare la possibilità di misure alternative al carcere come il progetto della comunità "Senza Sbarre" che, oltre a rieducare i soggetti, favorirebbe il reinserimento reale degli stessi nel contesto sociale e contribuirebbero a ridurre l'attuale spesa pubblica dal momento che "mantenere" in carcere un soggetto costa di più che rieducarlo.

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