La nota

Pavimental, domani gli operai di Andria incrociano le braccia

Sit-in a Roma con i sindacati contro i licenziamenti

Attualità
Andria mercoledì 15 maggio 2019
di La Redazione
Pavimental, a Roma 17 operai del cantiere di Andria
Pavimental, a Roma 17 operai del cantiere di Andria © n.c.

Braccia incrociate domani per tutta la giornata e partenza per Roma in occasione del sit-in organizzato dai sindacati davanti alla sede di Aspi, Autostrade per l’Italia, per chiedere la revoca dei licenziamenti. Prosegue così la vertenza Pavimental che sta tenendo col fiato sospeso i 17 lavoratori del territorio, insieme ai 200 circa del resto d’Italia, dopo che uno spiraglio sembrava si fosse aperto con la richiesta delle scorse settimane inoltrata all’azienda dal Ministero dello Sviluppo Economico di revocare i licenziamenti. Ma nessuna novità è giunta su questo fronte ed è così che il rischio di perdere il lavoro torna a farsi sentire con forza.

Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, Nico Disabato della Fillea Cgil Bari-Bat e Vincenzo Tarallo della Feneal Uil Bari, hanno incontrato il Prefetto della Bat, dott. Emilio Dario Sensi che ha garantito impegno in questa vertenza con l’invio di una comunicazione agli organi competenti nazionali. Tanta è la preoccupazione che riguarda tutto il territorio per la perdita di posti di lavoro che, a affetto domino, causeranno perdite anche nelle aziende fornitrici della Pavimental.

L’impresa sta attraversando un periodo di crisi che, come spiegano dalla Fillea, può essere risolto con un «piano industriale che consenta alla società di riposizionarsi nel mercato delle grandi opere e della pavimentazione». Un appello viene fatto anche alla maggior azionista della Pavimental, la Atlantia-Autostrade, con «un investimento di capitali – concludono dal sindacato – che sono stati accumulati fino a oggi anche grazie all'impresa edile.

Chiediamo subito la revoca delle procedure di licenziamento collettivo dei lavoratori avviate lo scorso mese di marzo che si concluderanno entro giugno. Non c’è più tempo da perdere. Servono subito risposte da parte del Governo e dell’azienda, concludono Disabato e Tarallo.

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