La novità

Dad e presenza dei docenti a scuola, arriva una circolare del Ministero

Emanata venerdì una nota in cui sancisce che i docenti che abbiano figli a casa impegnati in didattica a distanza possano rimanere anche loro a casa a svolgere l'attività lavorativa in smart working

Attualità
Andria domenica 01 novembre 2020
di Lucia M. M. Olivieri
Coronavirus e scuola
Coronavirus e scuola © n.c.

Fioccano ordinanze e note dagli organi di Governo, centrali e regionali, a proposito della regolamentazione dell'attività didattica e della possibilità di estendere lo smart working anche ai docenti.

Partiamo da una premessa: dopo l'ultima ordinanza regionale, che ha stabilito che, dalla primaria alla superiore di II grado, l'attività didattica debba svolgersi a distanza, i dirigenti scolastici si sono regolati autonomamente a proposito della presenza fisica dei docenti a scuola. Infatti, a seconda anche di eventuali difficoltà logistiche e di connessione, è stato chiesto ai docenti di presenziare a scuola (anche a costo di spostarsi da città a città) per fare lezione dalle aule, ormai vuote.

Il Ministero tuttavia ha emanato venerdì stesso una nota (la n. 1776 del 30.10.2020) in cui sancisce che i docenti che abbiano figli a casa impegnati in didattica a distanza possano rimanere anche loro a casa a svolgere l'attività lavorativa in smart working. É evidente l'intento di agevolare le famiglie, che altrimenti dovrebbero ricorrere, nel migliore dei casi, a babysitter o ai nonni per aiutare i nipoti, specie i più piccoli, nella sfida di passare intere mattinate al computer.

Questo il testo della nota:

«Facendo seguito alla nota prot. 1767 del 29.10, si fa presente che, in pari data, è entrato in vigore il decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137, che prevede, all’art. 22, ulteriori misure di incentivo al lavoro agile e di sostegno alle famiglie. La disposizione modifica, in particolare, l’art. 21 bis del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, prevedendo la possibilità di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile per i genitori di figlio convivente minore di anni 16 (in precedenza il limite di età era fissato a 14 anni), sottoposto a quarantena da parte della ASL territorialmente competente, a seguito di contatto verificatosi all'interno del plesso scolastico, nonche' nell'ambito dello svolgimento di attivita' sportive di base, attivita' motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati.

La modalità lavorativa agile può essere svolta per l’intero periodo di quarantena o anche solo parzialmente.

Altra rilevante novità è la previsione della possibilità di svolgere l’attività lavorativa in modalità agile per i genitori di figlio convivente minore di anni 16, in caso di sospensione dell’attività didattica in presenza.

Si segnala, infine, una ulteriore modifica all’art. 21 bis, comma 3, del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104.

La disposizione in parola consente, come è noto, “nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalita' agile”, di astenersi dal lavoro fruendo di congedo straordinario retribuito al 50% ad uno dei genitori, alternativamente all'altro, per tutto o parte del periodo corrispondente alla durata della quarantena del figlio convivente, minore di anni quattordici, disposta dal dipartimento di prevenzione della ASL.

La possibilità di fruire del predetto congedo è stata ora estesa, per effetto della normativa sopra citata, anche ai casi in cui sia stata disposta la sospensione dell’attività didattica».

Come conciliare tuttavia questa nota, come ci segnala qualche dirigente, con la questione della presenza a scuola degli alunni con Bisogni Educativi speciali? Si crea il paradosso di docenti, non solo di sostegno, che hanno diritto a stare a casa se hanno figli impegnati in Dad ma contemporaneamente devono assicurare la loro presenza a scuola con gli alunni affetti da disturbi o con handicap. Insomma, un periodo particolarmente difficile anche per i continui cambiamenti normativi, spesso non coordinati tra Regione e Governo centrale, che hanno un riverbero terribile nell'organizzazione di un sistema complesso come la scuola.


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