Dopo 27 anni di carcere per l’ottenimento della libertà condizionale chiede il perdono della famiglia della vittima

Rossano Cochis chiede perdono per l’omicidio Di Ceglie

A trent’anni dalla tragica rapina alla Banca di Andria, nella quale venne ucciso il 53enne Emanuele Di Celie, un commesso dell’istituto di credito, Rossano Cochis, ex braccio destro di Renato Vallanza

Cronaca
Andria martedì 28 marzo 2006
di La Redazione
Rossano Cochis in un'immagine recente
Rossano Cochis in un'immagine recente © n.c.

Era il 1976 quando Renato Vallanzasca, il bandito della Comasina, il cantore più crudele e vanaglorioso della libertà, evade dall’ospedale dove è sorvegliato a seguito di un ricovero per un’epatite che si è causato appositamente iniettandosi siringhe di urina e sangue infetti. Mette assieme i suoi fedeli seguaci e con essi scende nel meridione, per cercare un luogo tranquillo dove starvene. Ma servono soldi e così la banda si dà a rapine come quella alla Banca di Andria. Il loro desiderio disonesto si frantuma però contro la vita di Emanuele Di Ceglie, il 53enne dipendente dell’istituto di credito che tenta di reagire all’assalto dei professionisti della Comasina. Agguanta il fucile a canne mozze di un bandito disattento e tenta di assediarlo. Ma l’altro rapitore lo vede armato e lo fredda a colpi di mitra.


Oggi la Banca di Andria non esiste più. Al suo posto c’è un altro istituto di credito. Ancora oggi però, nei ricordi di Rossano Cochis, ex braccio destro di Renato Vallanzasca, dopo 27 anni di galera per l’omicidio del commesso, c’è quell’edificio da dove assieme agli altri banditi fuggirono con due ostaggi dopo aver aperto un conflitto a fuoco con la polizia.


Cochis oggi non è più il bandito della Comasina ma opera nella comunità “Il Gabbiano” in provincia di Lecco. Lì cerca di dare un senso alla vita di ragazzi affetti da Aids, che hanno avuto problemi con la giustizia.


Di quel giorno maledetto Cochis racconta che arrivarono in sei all’ora di riapertura pomeridiana, lui con Renato Vallanzasca entrarono nella banca dalla porticina del retro. Poi entrarono Gatti e Carluccio (altri due della banda). Qualcuno suonò l’allarme e allora CochisVallanzasca uscirono in copertura con i mitra, per trattenere la polizia. Prima di entrare nel caveau, Gatti poggiò il fucile e fu allora che Di Ceglie lo impugnò. Carluccio alla vista del commesso armato gli sparò una raffica. Poi uscirono dalla banca e insieme a due ostaggi si diedero alla fuga.


Rossano Cochis, ha trascorso in carcere 27 anni, adesso è in semilibertà e l’associazione per la quale lavora ha deciso di sostenere la richiesta di libertà condizionale, alla quale possono accedere gli condannati a vita che abbiano trascorso almeno 26 anni dietro le sbarre, ma per fare ciò, è fondamentale il perdono della famiglia della vittima.


È passato molto tempo da quel tragico giorno in cui perse la vita Emanuele Di Ceglie e suo figlio Michele oggi è un uomo sulla cinquantina. Il 12 novembre del 1976, Michele, poco più che maggiorenne, si trovava con i suoi amici in un luogo di ritrovo, fu lì che un conoscente gli raccontò dell’accaduto e il giovane si precipitò in banca dove trovò suo padre già morto. Il giovane erede dello sventurato commesso della Banca di Andria fu assunto  dall’istituto di credito, poi assorbito da un altro gruppo bancario. Oggi è un padre di famiglia ed in merito alla lettera di Rossano Cochis nella quale viene chiesto il perdono, non aggiunge commenti rimanda la questione a chi ha il potere di farlo. Chiederà alle sue sorelle cosa intendano fare a tal proposito. Certo è che quella vicenda gli ha tolto un padre e gli ha distrutto la vita.

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