Fa parte di un collettivo nato nell'università olandese di Delft per ricostruire una scala storica nella città di Tbilisi, in Georgia, finanziato anche da fondi europei

Un fenomeno dell'architettura internazionale a 23 anni: intervista all'andriese Turan Ziaiemehr

Impegnata ora in Georgia con il collettivo Kibe Projekt, ha già le idee chiare: «Crediamo molto nel fatto che serva l’interdisciplinarietà per portare tante professionalità a lavorare insieme per il miglior risultato possibile»

Cultura
Andria venerdì 11 giugno 2021
di Lucia M. M. Olivieri
Le immagini di Turan Ziaiemehr
Le immagini di Turan Ziaiemehr © n.c.

Ha “solo” 23 anni ma una maturità e un’esperienza di vita in giro per il mondo davvero notevoli, con una voce che trasmette pacatezza ma entusiamo per ciò che fa: si tratta dell’andriese Turan Ziaiemehr, che, dopo la laurea in Architettura nel 2019 presso il Politecnico di Milano e dopo un’esperienza lavorativa di un anno presso lo studio Officex smrs a Lisbona, si trasferisce in Olanda per concludere i suoi studi presso la Technische Universiteit Delft; è proprio a Delft che incontra alcuni degli altri membri di quello che poi sarà il collettivo Kibe Projekt, con cui attualmente è impegnata in un ambizioso progetto internazionale.

A Tbilisi in Georgia, infatti, esiste una scala a chiocciola famosa, attualmente in condizioni disastrose: si può trovare chiara testimonianza dello stato originale della scala nel film classico georgiano დღე პირველი დღე უკანასკნელი (The Last Day, The First Day, https://youtu.be/DCm9AxyvCsk) girato nel 1959. La pellicola presenta una serie di scale di particolare rilevanza storica localizzate nei cortili di Tbilisi, risalenti al XIX-XX secolo. A causa della mancanza di fondi e della complessità della costruzione, gli abitanti del cortile, per diversi decenni, non sono stati in grado di conservare la struttura e, ancora oggi, un solido progetto di conservazione non è nelle loro capacità economiche. Nonostante le condizioni problematiche del corpo scala, gli abitanti di Dzmebi Kakabadzeebi n°7 (questo l'indirizzo del cortile) se ne servono quotidianamente per raggiungere le proprie abitazioni. Tale condizione, oltre che rappresentare una grave perdita di patrimonio culturale in un contesto che sta rapidamente perdendo il suo carattere storico, costituisce un evidente pericolo per la comunità.

Ed ecco che è questo il punto della nostra storia in cui si intersecano la vicenda della scala e l’esperienza di studio-lavoro della nostra concittadina: è proprio a Delft, in Olanda, che Turan incontra alcuni degli altri membri di quello che poi sarà il collettivo Kibe Projekt, ed è lì che uno di loro le presenta la situazione della scala a chiocciola a Tbilisi. Approfittando della didattica a distanza, il gruppo decide di portare avanti parallelamente all'università, la ricostruzione di questo artefatto: così nasce il collettivo, dove Kibe è la traduzione traslitterata della parola scala.

È la stessa Turan, che abbiamo raggiunto telefonicamente per un'intervista, a spiegarci la genesi del progetto:

«Dopo la laurea triennale a Milano e l’esperienza di un anno a Lisbona, mi sono trasferita in Olanda e lì ho incontrato un collega che mi ha presentato il caso di questa scala particolare. All’inizio ci è sembrato assolutamente infattibile, completamente irrealistica l’ipotesi di trasferirci in Georgia. Ma poi è arrivato il Covid a scombinare le carte: l’università in Olanda ha chiuso temporaneamente, non c’era modo di accedere alla facoltà e agli spazi comuni. Ecco, questo è stato un incentivo a riprendere in mano il progetto e grazie alla didattica online è stato possibile concepire e organizzare il nostro trasferimento. A Delft ci siamo trovati infatti in uno stato di prostrazione terribile, l’Olanda, per me che sono del Sud, è un posto climaticamente triste: uscire di casa per inventarsi qualcosa non era possibile. Siamo tornati in Italia e da lì abbiamo cominciato a pensare che forse poteva diventare fattibile andare in Georgia: abbiamo contattato alcune persone in loco per cercare autorizzazioni e strumenti per farlo e rendere questa cosa concreta.

Il nostro è nato subito come un progetto con una dinamica “orizzontale”: sono coinvolti architetti, artisti, direttori di musei, restauratori; avevamo assoluto bisogno di aiuto da tutti per creare una catena di lavoro efficace ed efficiente.

Io sono qui a Tbilisi da fine aprile, altri da febbraio, altri ancora sono arrivati nelle settimane scorse, l’ultimo arriverà tra due giorni: il nostro è un vero e proprio laboratorio di progettazione in  gruppo e siamo riusciti a far combaciare teoria e pratica, università e lavoro, lavorando al progetto della scala. Stiamo cercando di capire la dinamica del collettivo e della negoziazione con burocrazia, enti locali, ambasciate ma soprattutto come portare avanti questi processi in modo funzionale. Crediamo molto nel fatto che serva l’interdisciplinarietà per portare tante professionalità a lavorare insieme per il miglior risultato possibile».

Il piano è di completare il progetto di conservazione e ricostruzione durante l’estate del 2021 attraverso un laboratorio partecipativo organizzato in collaborazione con residenti, falegnami, architetti, restauratori locali e volontari. Il workshop si avvarrà del supporto dell’ European Architecture Student Assembly (EASA), di MAUDI e di ICOMOS Georgia. La fase preliminare del progetto (rilievi dello stato di fatto e documentazione tecnica) è sostenuta dalla Fondazione Heinrich Böll. 

Come parte integrante del processo partecipativo è stata lanciata una raccolta fondi tramite la piattaforma Gofundme.com (https://gofund.me/c66b210e) che ambisce ad ottenere supporto sia locale che internazionale. Questa iniziativa mira non solo alla conservazione del corpo scala, ma anche alla creazione di un percorso di partecipazione democratico e comunitario capace di generare un solido precedente per la conservazione dei beni storici nella città di Tbilisi.

Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito www.staircase.ge, su instagram @kibe_projekt e su facebook @Kibe Projekt.

Un'ultima nota di colore: «Perfino a Lisbona - ci dice sorridendo Turan - ho incontrato andriesi che mi hanno aiutata in una situazione molto particolare, ma qui in Georgia ancora non ho trovato concittadini: che abbia "beccato" l'unica parte del mondo in cui non poter scambiare una parola con un concittadino? Chissà...»

 

 

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I commenti degli utenti
  • Aldo ha scritto il 11 giugno 2021 alle 10:53 :

    mi congratulo con l'architetta per i suoi risultati e faccio i complimenti anche alla giornalista per l'attenzione verso queste belle storie di successo. Approfitto e invito la redazione, con umiltà, ad accendere i riflettori anche sulla cosiddetta "urbanistica dei vigili urbani" della nostra città, che tiene Andria al palo. Grazie e buon lavoro. Rispondi a Aldo

  • Vincenzo Inchingolo ha scritto il 11 giugno 2021 alle 06:01 :

    Congratulazioni a Turan per gli obiettivi ed i risultati raggiunti. L'operazione di recupero della scala rappresenta un vera sfida più che un progetto. Non capisco come gli abitanti di quel condominio riescano ad utilizzarla ancora oggi, viste le pessime condizioni, è un vero pericolo. In bocca al lupo a tutta l'Equipe. Rispondi a Vincenzo Inchingolo