Crai e poscrai

A Minervino Murge l'omaggio di Daniele Geniale alla Wertmuller che lì girò i "Basilischi"

"Crai e poscrai" è un augurio, un auspicio, una preghiera e una carezza. Mentre ringrazia e ricorda una donna straordinaria invita e richiama al futuro che abbiamo immaginato e desiderato e verso il quale andare

Cultura
Andria venerdì 24 settembre 2021
di La Redazione
A Minervino Murge l'omaggio di Geniale alla Wertmuller che lì girò i
A Minervino Murge l'omaggio di Geniale alla Wertmuller che lì girò i "Basilischi" © n.c.

Minervino Murge, il balcone delle Puglie, il paese bianco che si erge davanti al Vulture, il paese delle rape, della brava gente, il set del film ritratto di un Sud vitale eppure immobile, I basilischi. È qui che nasce un progetto nell'ambito di StharLab, laboratorio di rigenerazione urbana e valorizzazione culturale inaugurato dalla Regione Puglia e in collaborazione con il Comune di Minervino Murge. È qui che l'anno scorso Daniele Geniale e Bianca Peloso, dell'associazione culturale Andriaground APS, hanno pensato a lei, a Lina Wertmüller, hanno voluto rivedere il suo sguardo in una terra prossima a quella che ha dato i natali a suo padre, Palazzo San Gervasio. È a Minervino, poesia su pietre e tende, che sulla parete dell'ex cinema della città - oggi teatro - da oggi si può ammirare un murales in cui Lina Wertmüller guarda alla comunità, alla città e al futuro.

L’opera dipinta da Daniele Geniale è un mezzo di valorizzazione della biblioteca comunale di Minervino, dove è prevista la creazione di una emeroteca dedicata alla regista.

«Crai e poscrai sintetizza e inaugura gli intenti del progetto che è rivolto al futuro prossimo e lontano. Prende avvio dalla materia letteraria e cinematografica: dal film "I basilischi", girato proprio a Minervino nel 1963 dall'allora esordiente Lina Wertmüller nell'intento di descrivere questa comunità del sud proprio nel suo rapporto col tempo, coi giorni che passano sempre uguali, col domani, col futuro che appare immodificabile. Una descrizione del futuro che richiama alla memoria l'altro capolavoro della letteratura "meridionale" nel quale l'autore, Carlo Levi, scrive che qui, al sud, "Tutto quello che si aspetta, che deve arrivare, che deve essere fatto o mutato, è crai. Ma crai significa mai." (Cristo si è fermato a Eboli). A dispetto e in risposta al Crai inteso come Mai, al tempo che passa inesorabile senza che niente cambi, questo progetto si impone come sguardo al futuro, al cambiamento.

Le figure di emancipazione da un mondo immobile da un tempo che scorre inesorabile, le figure che annunciano il cambiamento, che desiderano la novità, la vivacità economica e culturale sono le donne. È a una donna, infatti, che non riesce a dormire alla controra che è affidata la voce narrante di tutto il film. È alla voce della cultura che sveglia, che modifica destini, che crea comunità, che questo progetto intende affidare la scrittura di un futuro ricco, mai abbarbicato o steso al sole. Se il finale del film lascia i protagonisti nell'inedia questo progetto vuole ricordare e rilanciare l'idea che si può sempre partire, si può sempre rivolgere lo sguardo altrove rivalutando, rivitalizzando proprio quello che si è già visto.

Ed ecco Lina Wertmüller, colei che ha ritratto con precisione e profondità il nostro mondo, che torna simbolicamente a casa, sposta una tenda e si affaccia ancora una volta su Minervino e la riscopre. Ed ecco che si può riscrivere il finale. Possiamo riscrivere il finale. Perché "Crai e poscrai" significano "Domani e dopodomani" e non più "Mai".

Crai e poscrai è un augurio, un auspicio, una preghiera e una carezza. Mentre ringrazia e ricorda una donna straordinaria invita e richiama al futuro che abbiamo immaginato e desiderato e verso il quale andare.

Il progetto non è ancora del tutto terminato: è prevista una esposizione diffusa sulle tende che portano alla biblioteca comunale, lungo la scesciola di Minervino».

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