Il racconto della domenica

Quando il patronato scolastico promosse la scolarizzazione degli andriesi

Due storie: quella di Pinuccio e la sua iniziale insicurezza e quella di Vincenzo che imparò subito la differenza tra l’essere nessuno e l’essere qualcuno

Cultura
Andria domenica 24 ottobre 2021
di Vincenzo D'Avanzo
Quando il patronato scolastico promosse la scolarizzazione degli andriesi
Quando il patronato scolastico promosse la scolarizzazione degli andriesi © n.c.

Pinuccio aveva sette anni la notte tra il 2 e il 3 di maggio del 1955. I bambini a quella età normalmente dormono senza pensieri, cosa che consente loro di fantasticare sognando. Ma quella notte il ragazzino non dormì. Era atteso a una prova importante per la sua giovane età. Abitava in una casetta di un paio di stanze e siccome era di notte a tre anni dovette assistere in diretta alla scomparsa di colui che era per lui un punto di riferimento. Se la madre lo sgridava il padre diventava un rifugio sicuro; la sera aspettava sempre il suo ritorno prima di addormentarsi perché sempre qualche biscotto o anche una caramella la portava. Era il tempo in cui chi fumava usava prendere una “mentina” per rinfrescare l’alito.

Da quel giorno Pinuccio perse ogni sicurezza: non andava a giocare più volentieri, aveva paura di qualunque cosa che fosse nuovo per lui, tanto che si affacciò in lui la balbuzie. Non era un difetto ma solo insicurezza. Non balbettava sempre ma spesso quando era in presenza di altri gli capitava. Era talmente avvilito da questa situazione che quando giunse l’età non volle andare a scuola. La mamma cercò in tutti i modi di convincerlo ma Pinuccio si vergognava. La mamma inoltre doveva andare a lavorare (faceva servizi nelle case delle signore bene) e quindi non poteva dedicare a lui tanto tempo. Lo affidava allora a una vicina “signorina grande” perché gli desse u ndrttinn. Un giorno la mamma raccontò tutto alla signora dove andava a lavorare e questa le parlò di un certo Patronato scolastico che aveva la funzione di seguire nell’adempimento dell’obbligo scolastico i piccoli più poveri. Per convincere la mamma parlò della refezione scolastica che avrebbe garantito al piccolo una dieta equilibrata, dei sussidi per l’acquisto dei vestiti e delle scarpe; della distribuzione gratuita dei libri e ogni altro aiuto che potesse servire per non trovarsi a disagio a scuola. Alla obiezione del piccolo circa il suo difetto la signora disse che le maestre erano brave e lo avrebbero aiutato a superare il problema. Fu lei stessa ad accompagnare la mamma e il piccolo presso l’edificio Oberdan, sede del patronato scolastico dove ebbero un colloquio con l’insegnante Sante Tursi che del patronato era segretario. L’insegnante aveva acquisito una particolare sensibilità nel trattare i ragazzi. Le caramelle nel tiretto ricordarono al piccolo il padre e alla fine anche Pinuccio si convinse ad andare a scuola.

Il bambino si inserì subito nella classe e la maestra lo incoraggiava a parlare con gli altri tanto che approssimandosi la fine dell’anno la maestra Franca Lombardo volle inserirlo nel coro misto che nella manifestazione per la giornata nazionale dei Patronati scolastici doveva cantare l’inno di saluto alla bandiera che si avvaleva dei versi di Pasquale Cafaro, noto personaggio della nostra città e soprattutto scrittore e storico. Pinuccio imparò a memoria il testo, imparò a cantare ma non riusciva ad allontanare da sè la paura che la lingua non rispondesse adeguatamente alla mente. Invece la sera del 3 maggio si trovò in prima fila a cantare: non ebbe un momento di esitazione e cantò alla perfezione l’inno salve bandiera. Pinuccio lentamente perse il difetto e cominciò a parlare correttamente e quando finì la scuola elementare volle iscriversi alla scuola di avviamento al lavoro che si avvantaggiava sempre della collaborazione del Patronato scolastico. Nessun difetto è irreversibile, il problema è spesso trovare la strada giusta e per i poveri quasi mai è facile.

Il patronato scolastico era sorto in Italia e ad Andria alla fine del 1800 su iniziativa di signore caritatevoli e nel 1922 fu affiancato da un comitato di genitori, fino a quando nel 1977 passò con tutti i beni di proprietà al Comune e qui incomincia tutta un’altra storia.

La manifestazione di fine anno rappresentava il momento per fare il bilancio delle attività del patronato ma anche per raccogliere i frutti educativi. Molti ragazzi e ragazze ebbero modo di essere aiutati nei loro studi, molte famiglie potettero mandare i figli a scuola. Molti ragazzi impararono a stare a tavola e soprattutto ebbero modo di fare un pranzo completo ogni giorno senza dimenticare le colonie estive che permisero a tanti di conoscere il mare e di socializzare. Tre ragazzi per ogni classe tra i più bravi partecipavano al pranzo premio ogni anno.

I figli dei braccianti e degli artigiani (anche i loro padri) non conoscevano la parola vacanza. Se tutto andava bene potevano vantare un pic nic in campagna. Ebbene nei primi anni del dopoguerra molti ragazzi ebbero la fortuna di prendere il pullmann per essere accompagnati in “colonia”, hanno imparato a nuotare e soprattutto a recitare. Infatti ogni iniziativa si concludeva con una recita dove non si mettevano in scena le solite fiabe ma a volte anche testi difficili. Nel programma del 1955 troviamo esibizioni di danza, di ginnastica ritmica, cori a bocca chiusa, danze arabe. La scuola era vita. E questa vita collettiva serviva a dimenticare le ristrettezze economiche che contraddistinguevano tante famiglie. Era il tempo nel quale a scuola si andava volentieri e si vedeva la differenza con i ragazzi che per molteplici ragioni erano stati costretti a rinunziare. Tra i protagonisti di quel tempo mi piace ricordare l’insegnante Felicia Lomuscio che alle manifestazioni del Patronato dava l’anima: era stata lei a realizzare l’inno del Patronato (scrisse i versi) che fu eseguito quella sera proprio dai ragazzi della scuola elementare e anche a questo coro Pinuccio volle partecipare. Suonava il piano il mitico maestro Pietro Albo, che era presente in tutte le chiese quando c’era una funzione solenne soprattutto i matrimoni. La manifestazione annuale era il momento in cui tutte le scuole di Andria si riunivano senza rivalità e senza gelosie. Certo le scuole allora erano poche  e pochi erano i ragazzi che le frequentavano. Ma probabilmente furono proprio i Patronati a incrementare la scolarizzazione degli andriesi.

Passano gli anni, la scolarizzazione diventa massiccia, un certo benessere elimina quel tipo di povertà che non consentiva di mettere ogni giorno il piatto sulla tavola. Il patronato cura ora anche concorsi letterari che tuttavia creano un problema di giustizia: i figli di papà hanno maggiori occasioni di istruirsi mentre i più poveri nemmeno partecipano. Ecco la storia di un altro giovane. Nel 1966 Vincenzo non ha un grande pedigree, tuttavia è riuscito ad arrivare al terzo liceo e per giunta decide di partecipare al concorso che quell’anno ha come tema l’unità europea e come premio un viaggio al parlamento europeo a Bruxelles.

Inaspettatamente Vincenzo vinse il primo premio provinciale e per la prima volta la sua foto e il suo nome apparvero sui giornali importanti come la Gazzetta del Mezzogiorno e il Tempo. Vincenzo aspettava il premio. Si affacciava ogni tanto al Patronato e riceveva sempre parole interlocutorie. Fino a quando un giorno trova la segretaria che gli da una carta geografica dell’Europa chiedendo scusa perché i soldi erano finiti. Uscito dalla stanza Vincenzo, deluso, buttò nel cestino la carta geografica. Seppe poi che il viaggio a Bruxelles si era fatto con altri vincitori. Vincenzo allora era nessuno. Un paio di anni dopo Vincenzo comincia la sua scalata politica e incontra l’ispettore scolastico Colasanto che allora era anche Sindaco. Vincenzo racconta quello che gli era capitato e il buon Peppino trovò il modo di mandarlo a un corso di aggiornamento ad Auronzo (dove imparò a memoria le canzoni di Lucio Battisti molto in voga agli inizi degli anni settanta). Insomma Vincenzo imparò subito la differenza tra l’essere nessuno e l’essere qualcuno. Una verità che non ha più dimenticato e contro la quale ha dovuto lottare tante volte nella vita. 

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I commenti degli utenti
  • Raffaele Pollice ha scritto il 25 ottobre 2021 alle 11:53 :

    Bravo Vincenzo, per questo tuo importante ed interessantissimo recupero di un pezzo della storia personale e cittadina che moltissimi della nostra generazione ed età hanno attraversato e vissuto tante volte anche dolorosamente ma sempre con umiltà mista a tanto orgoglio e forza di animo ereditati dai nostri indimenticabili genitori. Grazie di cuore. Raffaele Pollice. Rispondi a Raffaele Pollice

  • SALVO ha scritto il 24 ottobre 2021 alle 11:05 :

    Questo racconto mi ha fatto fare un viaggio indietro nel tempo di 55 anni quando alla colonia andavamo a Barletta per un mese intero o a Montegrosso. Alla scuola Oberdan prima di partire ci davano la divisa e "gli zoccoletti" con le striscette di cuoio...quanti bei ricordi!! Grazie Prof. D'AVANZO Rispondi a SALVO