Il racconto della domenica

​Carletto, il figlio diverso. Ma poi, chi stabilisce cos’è normale?

La differenza tra gli uomini non è biologica, ma è provocata dalla capacità di ciascuno ad adeguarsi alle strutture della società

Cultura
Andria domenica 14 luglio 2019
di Vincenzo D'Avanzo
latte a km zero
latte a km zero © n.c.

Si annunciava una estate calda in Andria all’inizio degli anni sessanta. Da poco si era portato in processione il ss. Salvatore per far piovere. Il marito come ogni anno propose alla moglie di ritirarsi in campagna in modo da avere una mano nei lavori quotidiani, evitare a lui la fatica di tornare in Andria (con il traino era sempre un’avventura) e soprattutto uscire da quel sottano del centro storico dove d’estate si soffocava.

La moglie non è che gradisse questa offerta, ma ancora una volta si fece tentare: la frescura serale e notturna consentiva di riposare, i tre figli ancora piccoli (tutti e tre vicino ai dieci anni) potevano divertirsi liberamente a caccia di farfalle o di cicale senza rischi di sorta, e poi a poche decine di metri c’era una grande masseria dove si ritirava ogni anno la padrona con la servitù e quindi non mancava la possibilità di chiacchierare e di stare insieme. Oltretutto c’era il vantaggio che il padrone ogni due giorni tornava in Andria per la spesa, il che faceva comodo anche a loro essendosi stabilito un rapporto amichevole molto intenso. E così riprese la vita di ogni estate: lei accudiva all’ordine nelle due stanze che erano riusciti a ricavare ampliando un vecchio trullo che serviva ora da deposito e da frigorifero, i bambini erano frequentemente nella masseria dove potevano divertirsi con gli animali da cortile, salire qualche volta su un asinello che era ormai il loro giocattolo preferito, il tutto con la benevolenza della signora padrona che vedeva animata la masseria non avendo figli suoi. La sera poi la mamma dei piccoli si dedicava a fare le focacce il che permetteva di stare tutti insieme presso la masseria a bere un bicchiere di vino rosso che il padrone metteva a disposizione.

Intanto in Andria la sorella della signora padrona combatteva una lunga battaglia che si acuiva d’estate quando le scuole erano chiuse. Da quando l’unico figlio aveva tre anni (era intanto arrivato a otto) il marito guardava storto la moglie e le diceva: “ma Carletto è “normale”?” e lo diceva con il tono di chi attribuiva alla moglie la responsabilità, quasi che fosse un problema educativo. La moglie soffriva in silenzio. Per fortuna vivevano nell’agiatezza anche se non coltivavano molti rapporti sociali, di conseguenza la cosiddetta anomalia del figlio non era rilevata all’esterno della famiglia. I problemi sorsero quando il ragazzetto cominciò ad andare a scuola. Per prudenza lo iscrissero a una scuola privata, dove speravano fosse seguito con più solerzia, magari con qualche offerta in più.

Ma le suore se ne accorsero che c’era qualcosa che non andava nel ragazzo: non dal punto di vista fisico, che anzi era diventato alto e robusto. Era sui banchi di scuola dove i problemi sorgevano perché il ragazzo aveva bisogno che la lezione fosse spiegata più volte. Quando la cosa fu comunicata al padre questi risolse il problema: “facciamolo stare nell’istituto: se non è normale che ci posso fare?” Fu sfortunato perché mentre la maggior parte delle suore accolse con piacere la richiesta, una suorina che veniva da una famiglia numerosa, affrontò subito il signorotto: anche lei non è normale. Partirono insieme le risposte del padre e della superiora, entrambi ad alta voce sembravano aggredire la povera suorina, la quale però non si scompose e rintuzzò: “cos’è normale? È normale che un padre non voglia il figlio a casa?”

Quando tutti si calmarono la suorina riprese: “non c’è una definizione della normalità e non c’è chi la può giudicare. Tutti abbiamo problemi e difetti. Solo che quelli fisici si possono curare, per quelli mentali non ci sono cure”.

“Tu fai la suora e non ti impicciare dei fatti degli altri. E prega Dio che Carletto guarisca”.

“Pregherò Dio per lei più che per suo figlio”, rispose la suorina mentre la superiora cominciava a sorriderle. “Carletto ha solo bisogno di credere in se stesso, di avere fiducia nelle sue capacità e questo lo può fare solo in famiglia oltre che a scuola”.

“Io non capisco niente di queste cose, se lo vuole fare mia moglie, va bene”, concluse il padre di Carletto. La suorina, incoraggiata ora dalla superiora, alzò la voce: “lo dovete fare tutti e due, più gli dedicate il vostro tempo, più gli date sicurezza”.

Il padre di Carletto si allontanò dalle suore borbottando ma paventando quella che per lui sembrava una sconfitta. Dal giorno dopo cominciò a girare per medici: “ma aveva risposte evasive che lo lasciavano incerto mentre nella mente gli martellava la frase della suora: chi stabilisce cos’è normale?”

Con il caldo Carletto diventava sempre più nervoso tanto che il padre va dal suo farmacista: “dammi qualcosa per farlo stare calmo”, disse perentorio. “Per tuo figlio non ho niente, a te posso dare qualcosa”. “Ma non sono mica io il malato!” Rispose seccato il padre di Carletto. Allora il farmacista spiegò che non era una malattia quella del figlio: “siamo tutti diversi e tuo figlio è solo diverso da te”. Poi gli lanciò la sfida: “portalo in campagna e vedrai che ti sembrerà diverso”.

“In campagna! A parte che non ne ho, sai che io faccio l’avvocato, ma poi perché devo andare in campagna?”

“Senti - disse il farmacista - tuo figlio stando in città si confronta sempre con persone e la sua insicurezza lo porta a evidenziare gli aspetti positivi degli altri e si convince sempre più che lui è inferiore a loro. In campagna invece si misurerà con la natura, siano essi piante o animali: lì emergerà la sua superiorità e di conseguenza capirà che lui non è “diverso” dagli altri, ha solo abilità diverse”. Il farmacista a contatto con la gente conosceva meglio i problemi.

Il padre rimase impressionato dalle parole del farmacista e, senza dire nulla alla moglie ne parlò al cognato in occasione di una delle sue visite a giorni alterni, sicuro che la moglie non avrebbe fatto questione, trattandosi di andare a “stare con la sorella”. Il cognato accettò volentieri di ospitarli (la masseria lo permetteva) immaginando di fare un piacere alla propria moglie che più persone vedeva intorno e meglio si sentiva. E poi sempre della sorella si trattava.

A fare resistenza invece fu proprio la mamma di Carletto: “io alla confusione e ai rumori della città sono abituata, chi va a vivere nel silenzio della campagna!” Niente da fare, questa volta fu il marito a decidere: “vieni o vado io e Carletto”, disse senza ammettere repliche. All’idea di andare in campagna Carletto aveva fatto salti di gioia, felice di sottrarsi agli occhi compassionevoli dei compagni. A questo punto anche la mamma cedette e cominciò a preparare un po' di vestiti e tutto quello che poteva servire. Il cognato passò a prenderli con la sciarrett e arrivarono la sera in campagna: la sorella aveva organizzato un falò sia per arrostire che per riscaldare. La mamma di Carletto fu impressionata dal silenzio che era tutto intorno e tuttavia vide Carletto felice davanti al fuoco giocare con i tre ragazzini della vicina. La mattina dopo la mamma di Carletto fu svegliata non solo dal canto del gallo ma anche dalla orchestra delle cicale: “ti basta questa armonia?” Disse il marito mentre la moglie stendeva i muscoli davanti alla finestra. La moglie non rispose (e quando mai si dà ragione al marito) ma il marito la sentì canticchiare.

Carletto quel giorno si scatenò: inseguiva le lucertole con gli altri ragazzini, saliva sugli alberi come gli altri, prendeva le cicale proprio come gli altri piccoli, faceva a gara nella raccolta delle lumachine; entrambi i genitori lo guardavano compiaciuti, certo ogni tanto chiedeva spiegazioni su qualcosa che non capiva, ma gli altri bambini, che non conoscevano le sue problematiche, giocavano con lui alla pari, anzi lo utilizzavano per le imprese più pericolose, come quando volevano mangiare le prugne del confinante e Carletto si rivelava il più veloce nella operazione. Carletto finiva di essere un ragazzo da assistere ma un “genio” da assecondare. La mamma quella sera mangiò per la prima volta le lumachine (e come se le gradì) mentre il figlio ripeteva: “le ho raccolte io!”

Intanto la mamma scopriva un mondo nuovo: chiacchierò tutto il giorno con le altre due donne, ma non accennò a problemi di vestiti o di scarpe o di altri temi cari alle signore di mondo. Cominciò a parlare della vita, della natura, persino della fatica perché anche lei imparò a fare le focacce, a raccogliere i pomodori e le melanzane, a cucinare e a mangiare servendosi, senza avere continuamente la servitù pettegola intorno.

Finita la vacanza con dispiacere tornarono a casa, ma il padre di Carletto cominciò a chiudere prima lo studio per stare con il figlio a fare i compiti (allora c’erano i compiti per le vacanze) o a giocare insieme, la mamma era una litanie di “bravo” nella direzione del figlio. All’inizio del nuovo anno scolastico erano incerti se mandare il figlio nella scuola privata o in quella pubblica. Fu ancora la suorina a sciogliere l’imbarazzo: “mandatelo alla scuola pubblica così il bambino combatte da solo senza protezione alcuna, che in questi casi può essere nociva”.

Così fecero e il bambino crescendo non diventò avvocato come il padre ma un discreto restauratore di mobili antichi, abituato com’era a vedere come venivano trattati quelli di casa. Il padre, tuttavia, non dimenticò la sveglia suonata dalla suorina e ogni tanto portava un contributo all’istituto. La differenza tra gli uomini non è biologica, ma è provocata dalla capacità di ciascuno ad adeguarsi alle strutture della società. Per questo anche i geni erano “diversi” e forse qualcuno li avrà ritenuto poco normali.

Nota: peccato che oggi attendiamo miracoli dalla medicina salvifica quando è fondamentale l’autostima e l’abbattimento delle barriere che creiamo intorno. Nelle grandi religioni, dal buddismo al cristianesimo, nessuno è considerato sano di mente. Tutti i santi erano considerati pazzi. Tutti sono alla ricerca della pienezza della vita, impossibile sulla terra.

Lascia il tuo commento
commenti