Il racconto di Ferragosto

Il silenzio della Maddalena

La storia e il significato del quadro di Cesare Fracanzano

Cultura
Andria giovedì 15 agosto 2019
di Vincenzo D'Avanzo
Il silenzio della Maddalena
Il silenzio della Maddalena © n.c.

Cesare Fracanzano (Bisceglie 1605 Barletta 1656) era innamorato della moglie tanto da aver imparato a memoria gli atteggiamenti del volto nelle diverse circostanze: gli bastava guardarla per immaginare quali sentimenti attraversassero la sua mente e il suo cuore. Questo lo agevolò molto anche nell’attuare la sua vena artistica. Siamo nel pieno del rinascimento, molti pittori, anche quelli ancora famosi, erano alla ricerca di volti espressivi. Fracanzano non ebbe questo problema: gli bastava la moglie. Gli serviva la Madonna? Ecco pronto il volto della moglie; la Maddalena? La moglie. Un angelo? Sempre lo stesso. Una strega? Ancora la moglie, ma non lo diceva. Il silenzio di fronte al mistero della vita? Gli occhi pensosi e sgranati della moglie. A guardare superficialmente le sue opere si avrebbe l’impressione di essere in presenza di volti diversi. Ma l’osservatore attento si accorge che qualcosa unisce tutte quelle espressioni: l’intensità del volto. Poiché autentico era capace di esprimere la vasta scala dei sentimenti.

Nel centro per la educazione degli adulti presso la scuola media Salvemini di Andria insegnava storia un professore che era abituato a guardare negli occhi i suoi alunni mentre spiegava per capire se lo seguivano. Erano adulti gli alunni che si sedevano davanti a lui la sera quando erano già stanchi per una giornata di lavoro faticosa. Cosa pretendere? A volte era attratto dai sorrisi maliziosi di qualche alunno che additava un compagno addormentato sul banco. Il professore capì che in quel momento a quell’alunno gli si stava negando il diritto di apprendere. Fu allora che egli smise di spiegare la storia e cominciò a raccontarla. Un giorno partì dalla testa in pietra di Marte, un oggetto che avevano visto tante volte ma non avevano mai guardato, che si trova all’angolo tra via De Anellis e via san Francesco per arrivare ai greci e agli egizi passando dai romani e dai documenti falsi. Un altro giorno si partì dal monumento davanti alla CGIL per parlare del sindacato ecc.

Un anno invitò gli alunni a portare in cattedra i loro nonni: capirono la seconda guerra mondiale e il dopoguerra come forse nessuno studente ha fatto in classe. Dieci anni fa raccontò la storia di Andria nel secondo dopoguerra nel quarantennale della morte del sen. Jannuzzi facendo salire in cattedra quanti (i superstiti) erano stati protagonisti di quella stagione politica, scomodando persino il figlio del senatore dall’Argentina e la figlia e la nipote da Roma. Ne nacque una pubblicazione che vedrà la seconda edizione nei prossimi giorni. Chiese agli alunni di portare qualcosa di vecchio che avevano i nonni in casa: arrivarono tanti oggetti con i quali ricostruì la storia di Andria (alla fine ne fece mostra), grazie alla collaborazione del preside e degli altri docenti. Due ragazze portarono dei reperti eccezionali: un quadro raffigurante la Madonna dei Miracoli fatta con la neve da Tangaro e Conversano nel 1956 e un quadro con l’immagine della Maddalena del Fracanzano. La ragazza che lo portò non ne conosceva il valore, tanto che lo voleva regalare al docente. Ma il prof. lo rimandò a casa perché lì era la sua storia. Utilizzò quella immagine per la stampa degli inviti della mostra non prima di aver chiesto a mons. Lanave di farla vedere dal vivo. Lanave ebbe prima qualche perplessità perché molte erano le opere accatastate nel suo appartamento e aveva paura che tra i ragazzi potesse esserci qualche male intenzionato. Alla fine il docente lo convinse ad uscire solo la tela della Maddalena. Ma quando vide lo stupore dei ragazzi di fronte alla sua spiegazione aprì le porte del suo appartamento portando i ragazzi (adulti) persino a visitare l’icona bizantina che gelosamente custodiva al capezzale del suo letto. E così tutti gli anni a seguire fino a quando egli rimase il padrone di casa .

C’è un momento nella vita di ciascuno di noi che distingue il passato dal futuro, che cambia la prospettiva di vita. E quel momento è caratterizzato dal silenzio. Un silenzio così fragoroso da stordirti e lasciarti senza parole. Capitò anche a un sindaco di Andria quando trasmise al suo successore la fascia tricolore: nella sala scese il silenzio. Il nuovo sindaco scappò a raccogliere l’applauso dei plaudatores di turno, i funzionari si dispersero imbarazzati, rimasto solo l’ex si avviò verso l’uscita. Solo Giovanni, il messo, corse a salutarlo e ad aprire la porta: l’ex gli sorrise mentre gli accarezzava la mano di legno. Dopo vent’anni l’usciere ricordava il tremolio di quella carezza. Scese le scale del municipio, a piedi attraversò la città fino a casa: non vide nessuno, forse non c’era nessuno. A casa anche il telefono, abituato a suonare in continuazione, si riposò per tutto il pomeriggio. Solo la mattina dopo interruppe il suo silenzio per brevi istanti per consentire all’amico Mario Milano di esternare la sua amicizia: di dieci guariti uno solo tornò indietro a ringraziare. È il silenzio che cambia la vita.

Per la Maddalena non fu diverso: quella mattina, dice san Giovanni, fu la prima ad arrivare al sepolcro che era ancora buio, si spaventò quando vide la pietra rotolata, si rabbuiò quando si accorse che il Maestro non c’era, il rosso che l’ avvolgeva testimoniava la regalità a cui era chiamato l’uomo da quel fatidico venerdì di crocifissione, mentre le mani congiunte esprimevano fiducia in un destino di speranza: l’aveva promesso che sarebbe risorto. Depose l’ampolla di unguento per terra e lei stessa si accasciò con gli occhi sperduti nel vuoto: un lungo intenso silenzio ha colto Fracanzano nel dipingere la sua Maddalena prima che arrivassero gli angeli ad annunziare la buona novella e lo stesso Maestro si rivelasse. Fu quel silenzio a illustrare lo sbigottimento dell’uomo di fronte al mistero che cambiava i destini della umanità.

Giuseppina, la signora che aveva portato l’immagine a scuola, avvicinò dopo quel professore per ringraziarlo della esperienza fatta e soprattutto per dirgli che era rimasta impressionata dal silenzio che sprizzava da quella tela. Disse che lei stessa spesso si sedeva muta davanti al quadro: quando si rialzava si accorgeva di avere dentro una forza straordinaria. Il fracasso serve per non farci pensare. Il silenzio invece ci aiuta a capire la vita. La Maddalena era lì sconcertata, non sapeva cosa pensare dinanzi alla tomba vuota. Eppure in quel frangente capì che il mondo stava cambiando. Don Mario Melacarne quando un giorno gli fu chiesto cosa fare quando non si ha voglia di pregare o addirittura si stenta a credere: proprio allora bisogna andare in chiesa e magari stare in silenzio. A Dio non servono le parole. Non si dice che il figlio muto la madre lo intende? Anche il Padre.

Intanto una bomba scoppia in Andria. Il fracasso serve per stordire. Sono rimasto muto come la Maddalena: lei davanti al sepolcro vuoto, io davanti a una “città dolente” (Lanave). Mi sovvenne quando davanti alla vastità del mare con la sola carta topografica di Andria disegnai il suo possibile sviluppo. “La nostra città è come un cavallo che ha vissuto allo stato brado, ha sangue nobile, è di pura razza, ma adesso ha bisogno di una guida che la domi e la metta sulla giusta strada della civiltà e del progresso" mi aveva appena scritto Michele Montaruli. Dopo due uccisioni plateali, la bomba. La morte oggi si presenta con il fragore dello spettacolo, per non dare agli altri la possibilità di pensare. Infatti anche dopo la bomba si sono agitati i soliti linguacciuti, mentre la città è rimasta in silenzio: muta perché stupefatta, muta perché impaurita. Ma come al solito il giorno dopo tutto è dimenticato. Come non si faceva attenzione il giorno prima. Nulla avviene all’improvviso. Di qualunque avvenimento siamo in qualche modo responsabili: in pensieri, parole, opere ed omissioni. Tutti.

Giuseppina raccontò in classe che l’unica preghiera che conosceva era il rosario. Anche quando andava in chiesa per la Messa ella non faceva altro che ripetere il rosario. Spesso non capiva quello che succedeva sull’altare, quel continuo alzarsi e sedersi che la innervosiva e la distraeva dalla sua “cantilena”. Lo aveva imparato perché la nonna da piccola se la portava insieme durante il mese di maggio e alla vigilia di ferragosto sul grande marciapiede alle spalle della chiesa delle Croci dove si riunivano le persone della strada per recitare il rosario e anche quelli che passavano si toglievano il berretto. Dopo il rosario si faceva una piccola processione tra le case delle persone presenti. Quella preghiera comunitaria serviva a far prendere coscienza che siamo tutti sulla stessa barca, serviva a comunicare le reciproche esperienze, serviva a solidarizzare. Anche Giuseppina quel giorno salì in cattedra. Ora anche su Andria serve un po' di silenzio per capire il passato, responsabilizzare il presente, intuire il futuro. Per questo sarà propizia la preghiera corale della notte dell’ultimo sabato di agosto. Auguri Andria.

“In mezzo ai rumori della vita cerco l’esile melodia d’una armonica che lega i fili dell’amore e mi guida all’eterno” (Ezia Schiavone).

Il silenzio è la fonte di una grande forza.

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