Alcune riflessioni di Antonio Di Gioia

San Riccardo: l’uomo e il santo

Al futuro sindaco, quale che sia, la città non chiede di diventare “santo”, sarebbe chiedere troppo, chiede tuttavia di amministrare bene la città, di avere il senso del bene pubblico e delle istituzioni

Cultura
Andria mercoledì 16 settembre 2020
di La Redazione
San Riccardo di Andria
San Riccardo di Andria © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo alcune note storiche, unite a riflessioni sui giorni nostri, di Antonio Di Gioia, alla vigilia di due importanti appuntamenti per la città di Andria: la festa dedicata al Santo Patrono, in "sordina" nelle sue manifestazioni ai tempi del covid-19, e le elezioni del Sindaco e del consiglio comunale.

«Quest’anno le “feste patronali” in onore di San Riccardo e della Madonna dei Miracoli sono state sospese a causa della pandemia Covid 19, non ancora debellata. Forse, un motivo in più per parlare, brevemente, del nostro santo patrono Riccardo.

Una “fortunata” mia ricerca, pubblicata circa due anni fa, ha consentito di mettere in evidenza aspetti sconosciuti della vita del vescovo inglese Riccardo, un uomo in carne e ossa, prima di essere un santo.

Lo storico gesuita Daniel Papebroch (1628 – 1714) pone nell’anno 1118 la istituzione della diocesi di Andria, da parte del papa Gelasio II, data molto attendibile considerato che la contea normanna di Andria era stata istituita solo qualche decennio prima, nel 1080. I primi vescovi della nascente città (Desidio?, Matteo, Leone) non erano di nomina pontificia, ma probabilmente eletti dal clero locale con il consenso dell’arcivescovo di Trani e dei primi dominatori normanni.

Il vescovo inglese Riccardo fu il primo vescovo di nomina pontificia, consacrato nel 1158 dall’unico papa inglese della storia, Adriano IV (1154 – 1159). Nicola Breakspear (nome secolare di Adriano) da giovane aveva realizzato in Francia la sua vocazione monastica , entrando a far parte della congregazione dei Canonici regolari di San Rufo, che si proponeva ideali moralizzatori e riformatori rispetto ai costumi corrotti del clero del tempo, affetto in larga misura da simonia e nicolaismo. Dapprima abate di quella comunità religiosa, poi cardinale di Albano e legato pontificio nei paesi scandinavi egli fu eletto poi papa. Il nostro Riccardo, nato probabilmente tra il 1110 e il 1115, connazionale, coetaneo e forse diretto collaboratore di Adriano IV,probabilmente seguì lo stesso percorso di formazione dottrinale.

Riccardo fu un uomo del suo tempo, il dodicesimo secolo, un’epoca di rinnovamento della chiesa, di costruzione delle cattedrali, anche di confronto cruento tra l’Occidente e l‘Oriente alla riconquista della Terrasanta attraverso le crociate. Sappiamo oggi che dal 1158 al 1164, Riccardo, già episcopus andriensis, si trovava in Terrasanta, non solo e non tanto come pellegrino, ma come esule politico. Qui ebbe una intensa frequentazione con i canonici del Santo Sepolcro e del Templum Domini, con le più alte cariche civili del regno di Gerusalemme, ad iniziare dal conte di Giaffa ed Ascalona e poi re, Amalrico I, con i maggiori esponenti degli ordini monastico – militari.

Quando nel 1166 morì il re normanno Guglielmo I il Malo, finalmente Riccardo potè tornare dalla Terra santa ed insediarsi sulla cattedra episcopale che gli era stata assegnata. Sbarcato nel porto di Brindisi, raggiunse a piedi Andria ed appena giuntovi sostò nel punto, ancora oggi chiamato “sosta San Riccardo” per ammirare la città che gli era stata assegnata, forse anche per riposarsi un po’ delle fatiche del viaggio.

Da questo momento in poi inizia la sua azione pastorale e dottrinale nella sua diocesi, uso un’espressione di S.E. don L. Renna, la “implantatio” della struttura ecclesiale di una diocesi, che doveva conoscere un ordine nuovo del clero secolare e regolare, una disciplina dei sacramenti, una latinizzazione del culto dopo secoli di culto e cultura greco – bizantina. Uomo avvezzo ai digiuni, grande camminatore e pellegrino, fu un costante punto di riferimento per la popolazione andriese e del circondario. Riccardo fu testimone di molti eventi del suo tempo e visse fino alla fine del dodicesimo o agli albori del tredicesimo secolo, fino all’età di 92 o 94 anni secondo le diverse tradizioni. Il suo carisma, la sua preparazione dottrinale, la sua esperienza ed il suo esempio di vita, forse anche la sua longevità, impressionò il popolo andriese, che lo acclamò santo protettore della città.

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Siamo nel XXI secolo. Quest’anno le feste patronali coincidono con le elezioni comunali: cinque candidati aspirano alla carica di sindaco, sostenuti da innumerevoli rappresentanti di lista. La storia di S. Riccardo può fornire qualche spunto di riflessione, dal momento che anche lui era una specie di amministratore delle anime cittadine, rappresentato sempre nella iconografia come vescovo che sostiene nella mano sinistra la città.

Al futuro sindaco, quale che sia, la città non chiede di diventare “santo”, sarebbe chiedere troppo, chiede tuttavia di amministrare bene la città, di avere il senso del bene pubblico e delle istituzioni e, soprattutto, di non avere altri “vermi” nella testa. Per essere un buon amministratore è necessario che il futuro primo cittadino ed i suoi collaboratori abbiano la consapevolezza che per essere tali non bisogna “prendere”, ma “dare” alle città, dare le proprie capacità, la propria onestà, il proprio disinteresse personale.

Siate certi che il “popolo”, i cittadini valutano sempre l’operato degli amministratori politici, e chissà che non ci scappi qualche “santo”.

La città se lo augura».

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