L'intervista

Paolo Farina alla guida del Centro Provinciale per l'istruzione degli adulti

«Il mio sogno è quello di realizzare una scuola aperta al territorio. Da qui a un anno vorrei che nessuno mi chiedesse più che cos'è il CPIA»

Cultura
Andria giovedì 17 settembre 2020
di Sabino Liso
Paolo Farina
Paolo Farina © AndriaLive

Gradito ritorno dal Veneto, per la prima volta in veste di Preside: Paolo Farina torna ad Andria, alla guida del centro provinciale per l'istruzione degli adulti.

Il CPIA è una istituzione scolastica autonoma articolata nella provincia Bat con una sede centrale in via Comuni di Puglia, nel quartiere San Valentino, ed una serie di PES (punti di erogazione servizio) a Minervino, Canosa, Spinazzola, Trinitapoli, Barletta, Bisceglie e Trani dove c’è anche un Pes nel carcere sia nella sezione maschile che femminile.

Al preside Farina abbiamo chiesto quali siano in progetti in essere e quelli futuri: «Il mio sogno è quello di realizzare una scuola aperta al territorio. Da qui a un anno vorrei che nessuno mi chiedesse più che cos'è il CPIA».

La sede del Centrale Provinciale è ubicata nel quartiere periferico di San Valentino: si parla sempre di ricucire questo quartiere alla città ma quanto è importante ricucire l’humus culturale di coloro che questo quartiere lo abitano? «Questa domanda, fatta ad una persona che è stata a 27 anni docente di lettere e poi 3 anni e mezzo assessore alla Cultura della città di Andria, è un invito a nozze. La cultura è l’humus e senza non ci sono radici, non c'è nutrimento. Ispirandomi a un preside irraggiungibile, qual è il preside Mattana, l'obiettivo è quello che il CPIA torni ad essere una vera cellula di animazione sociale, in entrata e in uscita».

Sulla sua scrivania Paolo Farina ha portato alcuni oggetti che rappresentano qualcosa di importante per il percorso umano e professionale: «Sono dei doni che ho ricevuto. C’è l'opera del pittore siciliano Giovanni Oteri, in arte “G8”, realizzata con la tecnica del gocciolamento. Un’opera che sembrerebbe qualcosa di caotico e informe, in realtà ammirata con attenzione rivela una sua bellezza. Questo oggetto è sulla mia scrivania per ricordarmi che “differente è bello”. Un altro oggetto a me particolarmente caro è l’Arca di Noè scolpita in legno di ulivo della Terra Santa e donatami dal caro amico Fulvio Schinzari, vittima della tragedia ferroviaria del 12 luglio 2016. Quando me lo consegnò mi sottolineò che in quel viaggio in Palestina, dove aveva accompagnato diversi gruppi, avevo realizzato inconsapevolmente una specie di Arca di Noè con diversi pellegrini e la maggior parte di loro erano tra l'agnostico e l’anticlericale. Allora eravamo stati ospitati nelle case dei profughi palestinesi, avevamo visitato i campi profughi oltre ai luoghi sacri. Questo oggetto mi ricorda che il CPIA è per tutti. C'è anche un quadro con una frase di Madre Teresa di Calcutta regalato nella mia esperienza in Veneto dov'è riportato che “non possiamo sempre fare grandi cose nella vita ma possiamo fare piccole cose con grande amore”. Una frase di Madre Teresa che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Non si può essere educatori se non si amano i propri alunni. Infine, un pagliaccio regalatomi dal caro amico Leonardo Lonigro a ricordarmi che è meglio non prendersi troppo sul serio».

Lascia il tuo commento
commenti